Chi non è proprio giovanissimo, ricorderà che fino a una quarantina d’anni fa Halloween era una strana festa di cui in Italia si sapeva molto poco e che veniva citata solo nei prodotti d’intrattenimento d’origine statunitense come la serie Happy Days e le strisce a fumetti di Charlie Brown. Poi, con il passare del tempo, ha preso piede anche nel nostro Paese tanto da diventare popolarissima tra i ragazzi e non solo e arrivando oggi a mettere in secondo piano persino la tradizione nostrana del Carnevale. Così, in vista di Halloween, le vetrine dei negozi si riempiono di addobbi ispirati a zucche, ragnatele, scheletri e pipistrelli, e la sera del 31 ottobre tantissimi bambini bussano alle porte al motto «dolcetto o scherzetto» e persino giovani e adulti non rinunciano a mascherarsi e a organizzare party a tema dark.

Grande giro d’affari

Halloween è soprattutto una grande festa commerciale. Secondo un sondaggio condotto qualche anno fa dall’istituto Ipsos per Confesercenti (l’organizzazione nazionale dei venditori al dettaglio), la notte delle zucche viene celebrata da 6 famiglie italiane su 10 e il 40% di chi ha figli dichiara di accompagnarli a chiedere dolci porta a porta. Il tutto con una spesa media di 66,7 euro per famiglia tra acquisto di dolciumi, addobbi, costumi e la partecipazione a eventi a tema nei locali. Nel 2019 la media nazionale era di 30 euro. Insomma, un giro d’affari notevole, in grande crescita, che complessivamente supera i 200 milioni di euro.

Visto il successo di Halloween, ogni anno, con l’approssimarsi della vigilia del 1° novembre, torna il dibattito: dobbiamo opporci a questa colonizzazione culturale americana, con il suo corollario di consumismo sfrenato, oppure si tratta solo di una simpatica occasione per fare festa? Domanda che tra le famiglie cristiane si complica con un dilemma più rilevante: Halloween è una festa pericolosa perché non solo spinge a spendere soldi ma anche inneggia allo spiritismo e al maligno? Per questo proviamo a fare un po’ di luce raccontando la storia di Halloween dalle sue origini, spiegando il perché del suo successo odierno e ascoltando il parere di esperti di pedagogia e pastorale per orientarci nelle scelte educative.

La moda dei travestimenti horror oramai è onnipresente alla vigilia di Ognissanti

Le antichissime origini

La parola Halloween è la contrazione del termine inglese «All Hallows’ Eve» che, semplicemente, vuol dire «vigilia di Ognissanti», il che mette subito in evidenza l’origine cristiana della festa. Ma la ricorrenza ha radici ancora più antiche e potrebbe (gli studiosi non sono del tutto concordi) risalire a prima del cristianesimo e per la precisione alla festa celtica di Samhain (si pronuncia souen). I celti erano le popolazioni che abitavano l’Europa a nord del Mediterraneo già prima dell’espansione dell’impero romano. Essi dividevano l’anno solare in 21 feste e Samhain, all’inizio di novembre, era tra le più importanti e segnava il capodanno. Era l’inizio del tempo del freddo e del riposo della terra. Per questo era anche il giorno sacro per i morti in cui si pensava che le anime avessero il permesso di tornare a dare segno di sé. In loro onore venivano quindi imbandite le tavole di casa e s’accendevano falò al centro di “cerchi magici”. Insomma, era una celebrazione degli antenati e anche di esorcizzazione degli spiriti cattivi che coincideva con il periodo di passaggio astronomico (il sole basso all’orizzonte e le buie notti sempre più lunghe) alla parte oscura dell’anno.

Diventa festa cristiana

Con il diffondersi del cristianesimo, progressivamente, avvenne una sostituzione di alcune feste pagane con ricorrenze di significato cristiano. Il caso più noto è quello del Natale in cui la venuta al mondo di Gesù (di cui i Vangeli tacciono la data) fu fissata il 25 dicembre in corrispondenza della festa romana del Dies natalis solis invicti (Giorno della nascita del sole invincibile), quando il sole, dopo il solstizio d’inverno, torna a splendere più forte, come Gesù che è luce del mondo (cfr. Giovanni 8,12). Così successe anche per il Capodanno celtico: dall’anno 609 papa Bonifacio IV aveva istituito la festa di Tutti i santi, fissandola il 13 maggio, quando il paganesimo romano celebrava i Lemuralia per esorcizzare gli spiriti dei morti. Più di un secolo dopo, papa Gregorio III spostò la festa al 1° novembre, probabilmente per “cristianizzare” la festa di Samhain ancora radicata in alcune parti d’Europa. Fu invece il monaco Odilone di Cluny a suggerire l’associazione della Memoria dei defunti a Ognissanti, collocandola nel giorno successivo: le anime dei morti che si sono meritati la vita eterna sono infatti in Paradiso in comunione con i santi. È chiaro che in questo periodo avviene l’intreccio della festa pagana (celtica e romana) con quella cristiana (Tutti i santi) e queste due dimensioni, sebbene prevalga nettamente la seconda, continueranno a convivere, più o meno ambiguamente, fino ai giorni nostri.

Proprio in virtù del collegamento tra le due ricorrenze, in Irlanda si era diffusa (e lo è ancora in tante regioni d’Europa) la tradizione di illuminare le tombe dei cimiteri nella vigilia di Ognissanti. Anche alle finestre delle case venivano accesi dei ceri all’interno di rape scavate che facevano da paralume. In Francia, invece, s’inscenava la “danza macabra”: figuranti mascherati da re, cavalieri, borghesi e contadini sfilavano in processione condotti da un uomo a sua volta mascherato da morte oppure da diavolo, un vero e proprio memento mori, per ricordare che la vita terrena avrà una fine e incoraggiare così alla conversione.

L’approdo Oltreoceano

Furono i migranti irlandesi, cattolici, a portare negli Stati Uniti tutta questa tradizione inizialmente accolta con sospetto dalla società americana, di matrice protestante e puritana, che non amava per nulla il culto dei santi e men che meno la festa del 1° novembre. Per questo la tradizione di «All Hallows», chiamata oramai «Halloween», assunse anche una coloritura “identitaria” per i cattolici ed era avversata dai protestanti. Le rape illuminate degli irlandesi divennero zucche (la cucurbitacea d’origine americana è ben più capiente e facile da svuotare), la sfilata della danza macabra francese divenne l’usanza di mascherarsi e la prassi europea di dare cibo ai poveri in cambio di preghiere per i defunti nei giorni dei santi e dei morti divenne la questua («dolcetto o scherzetto?») organizzata dai bambini.

Arriva il consumismo

Ma come è avvenuto, allora, che una festa cristiana, diffusa dai cattolici, sia diventata la fiera del consumismo e dell’horror che conosciamo oggi? Il tutto avviene tra la fine dell’Ottocento e il Novecento negli Usa quando l’aspetto religioso di Halloween si appanna e, divenuta tradizione più laica, la festa inizia a essere celebrata da gran parte della popolazione e non solo degli irlandesi, generalmente con ricevimenti in casa. Negli anni Trenta le aziende iniziarono a produrre su scala industriale costumi da scheletri, streghe, lupi mannari e fantasmi. Inizia anche l’usanza di parate cittadine e party privati. Il boom economico del secondo dopoguerra, il cinema e la pubblicità consacrano definitivamente Halloween, facendone una delle tre feste più amate dai cittadini a stelle e strisce, insieme al Giorno del ringraziamento e al Natale. Infine, la globalizzazione e i mezzi di comunicazione di massa hanno fatto la loro parte nell’esportare la notte delle zucche anche fuori dagli Usa, tanto che oggi si può parlare di una ricorrenza che si celebra in questo modo in tutti i Paesi occidentalizzati.

Le ragioni di un successo

Il cambiamento radicale da festa in onore dei propri cari defunti a festa della morte e della paura è certamente alla base del successo di Halloween, insieme all’abile comunicazione del marketing delle aziende che vi hanno riconosciuto un’occasione propizia per vendere prodotti e servizi. Tuttavia non è solo questo. Secondo i sociologi delle religioni Stefania Palmisano e Nicola Pannofino, rispettivamente dell’Università di Torino e dell’Università Pegaso di Napoli, che insieme hanno condotto diverse ricerche sulle “nuove spiritualità”, Halloween piace perché «è un fenomeno liminale, si trova cioè sul crinale tra varie opposizioni e, per certi versi, anche ambiguità». È liminale tra paganesimo e cristianesimo, si trova sulla soglia tra religione e intrattenimento, e asseconda «la presenza nella cultura popolare di temi legati alla sfera di un sacro sinistro, di un lato tremendo della sacralità» che affascina tanto i nostri contemporanei. Infine «è una festa di inversione, un momento dell’anno in cui, come a carnevale e capodanno, sono ammesse delle licenze, tra cui il mascheramento». Per altro, nel caso italiano, Halloween «ha trovato terreno fertile perché vi sono tradizioni regionali per la ricorrenza dei defunti che tanto le assomigliano: dalla questua in alcune zone del Sud, al taglio delle zucche in Sardegna, alla preparazione dei dolci o pan dei morti un po’ ovunque».

Rischio satanismo

Però la notte di Halloween è anche il momento in cui i gruppi che praticano il neopaganesimo celebrano i loro riti. È un fenomeno in ascesa anche se di nicchia. Si tratta di persone che abbandonano il cristianesimo per aderire a pratiche che si rifanno alle religioni dei celti, dei germani e persino agli dei classici greci e romani, che venerano i fenomeni naturali oppure che si dedicano all’esoterismo e alla neostregoneria (chiamata wicca). Nel calendario neopagano la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre è il giorno in cui si torna a celebrare Samhain, con riti legati alla “ruota dell’anno”, alla divinazione e all’entrata in contatto con gli spiriti dei defunti.

Secondo padre Francesco Bamonte, religioso Servita ed ex presidente dell’Associazione internazionale esorcisti, accanto alla maggioranza che festeggia Halloween «come momento di evasione e divertimento», ci sono «crescenti minoranze» che lo «festeggiano intenzionalmente in rapporto a Satana». Perciò l’esorcista mette in guardia perché «è innegabile che Halloween celebri di fatto l’orrido, il macabro e la morte senza speranza, caratteristiche proprie del mondo occulto del satanismo e della stregoneria». Secondo Bamonte, è proprio questa la pericolosità di Halloween: «Pensare di potersi divertire con ciò che è brutto, orrido, macabro, demoniaco, predisponendo le persone, senza che se ne rendano conto, all’accoglienza di proposte negative, occulte, esoteriche».

Un allarme che però la sociologa Stefania Palmisano, pur non escludendolo, tende a ridimensionare: «Non dico che non sia possibile che ci siano delle affinità tra i due fenomeni», afferma, «ma avendoli studiati dall’interno, reputo che difficilmente le persone che festeggiano Halloween per motivi ludici arrivino per questa sola ragione a gruppi di tipo esoterico che sono mossi da tutte altre leve», per non parlare del satanismo, che è ancora un’altra cosa.

Come orientarsi

E così torniamo alla domanda iniziale: genitori ed educatori come devono comportarsi nell’imminenza di Halloween? La festa va permessa o vietata?

«Per i bambini e i ragazzi è un momento significativo e apprezzato e quindi proibirlo rischia di avere un effetto controproducente», sostiene la psicopedagogista Barbara Tamborini. «Piuttosto coglierei l’occasione per fare qualcosa di bello insieme in famiglia in modo da accompagnare i figli e non lasciare che restino turbati da aspetti negativi. Per esempio si può svuotare la zucca o costruire in casa degli addobbi a forma di fantasmini con dei fazzoletti anziché acquistare oggetti già fatti, così da far capire che ci si può divertire anche senza comprare. Inoltre», racconta, «quando i nostri figli erano più piccoli, io e mio marito (lo psicoterapeuta Alberto Pellai, ndr) coglievamo l’occasione della questua dei dolcetti per bussare alla porta di parenti e amici anziani o soli». Secondo l’esperta, vale sempre il principio della responsabilità educativa degli adulti: «Permettere di festeggiare non è un “liberi tutti” e non significa disinteressarsi di cosa avviene: quindi, se hai un figlio di 11 anni che invita a casa gli amici per un pigiama party di Halloween metterai delle regole e non lascerai che vedano un film horror che può rivelarsi un’esperienza traumatica né permetterai loro di chiudersi in una stanza con uno smartphone per cercare “video paurosi”».

Lo stesso vale per la scelta dei costumi: ve ne sono di tanti tipi e non è il caso di abbigliare i propri figli con quelli più raccapriccianti. «Se poi parliamo di una famiglia credente», aggiunge Tamborini, «sì può fare un passo in più e cogliere anche l’occasione per parlare del senso delle feste di Ognissanti e della commemorazione dei defunti. Per dire loro cosa pensiamo della morte e della vita eterna».

La festa dei santi, la commemorazione dei defunti e la visita ai cimiteri sono una dimensione da riscoprire nelle ricorrenze dell'1 e 2 novembre

La vita vince la morte

Su una posizione simile è don Riccardo Pincerato, direttore del Servizio nazionale di Pastorale giovanile della Cei: «Non ho una risposta univoca se proibire o festeggiare: ciascun genitore ed educatore deve decidere in modo consapevole, informandosi e valutando caso per caso», sostiene. Però, anche secondo don Pincerato, più che imporre censure si può cogliere l’occasione per recuperare la «radice buona» di Halloween sottolineando che è la viglia di Ognissanti e che «le vigilie di tutte le ricorrenze cristiane fanno già parte della festa». E qual è il messaggio buono? «Che l’esperienza del morire fa parte della vita e che, anche se la morte ci fa paura e tentiamo di esorcizzarla, essa non è l’ultima parola perché Cristo risorto ci permette di entrare nella vita eterna. Ed è per questo che possiamo festeggiare le figure di santi e anche i nostri cari che ci hanno preceduto nell’incontro con la misericordia di Dio». Quindi, conclude don Pincerato, «se il dibattito intorno ad Halloween è occasione per ridire queste verità di fede, per fare catechesi, per celebrare e pregare, ben venga. L’importante è non banalizzare ma nemmeno chiudersi in posizioni rigide».