«Il momento più emozionante è stata la benedizione, il 14 gennaio 2023, dell’anello nuziale: lo stesso che Fabrizio aveva messo al mio dito trentatré anni prima, il 30 settembre 1989. L’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, lo ha benedetto, poi lo ha infilato nuovamente alla mia mano. Mio marito era morto, ma io ho scelto di continuare a indossare la fede, segno del mio amore e della mia fedeltà. E di servire la Chiesa, nella mia condizione di vedova».

Sabrina Bergamini, 58 anni, è la più giovane dell’Ordo Viduarum Ambrosianus, forma di vita riconosciuta dalla Chiesa di Milano che riunisce donne rimaste vedove. «Nel momento più straziante della mia vita, mi sono aggrappata con tutte le forze alla mia fede, alla certezza che il Signore non mi avrebbe mai abbandonata. Allora ho cercato un posto nella mia Chiesa, un luogo dove stare bene e dove poter fare del bene».

Sabrina è una dinamica e intraprendente donna di Melzo, comune dell’area metropolitana milanese. Con Fabrizio, è stato amore a prima vista. «Io avevo 21 anni, lui 26, quando ci siamo sposati. Eravamo entrambi cattolici e per il nostro matrimonio il mio futuro marito organizzò una festa sfarzosa. Indossavo un bellissimo abito a sirena, come si usava in quegli anni. Lui aveva una piccola azienda e, nonostante fossimo entrambi giovani, il domani ci sembrava radioso e ricco di aspettative», ricorda Sabrina. Il futuro, però, aveva in serbo anche prove difficili.

Nel 1992 nasce Davide. «A 50 giorni, ebbe un arresto cardiaco per un problema alla valvola aortica non diagnosticato», ricorda Sabrina. «Fu operato, ma l’asfissia cerebrale subita lo rese tetraplegico, con un leggero ritardo cognitivo. Mi licenziai, per seguire mio figlio. Mio marito era d’accordo: avrebbe provveduto a tutto lui, volevamo dargli la vita più bella possibile». La quotidianità si rivela complicata, ma ogni situazione si può affrontare, se vissuta con fede. «Nel 1996 è nata Angelica», continua Sabrina, «una ragazza bellissima, oggi avvocato». Davide, nonostante la sua disabilità, è riuscito a ricevere i sacramenti. «In parrocchia mi sono impegnata per costituire un gruppo di catechismo per ragazzi con disabilità, Lo spazio della gioia, attivo fino a qualche anno fa».

Poi, di colpo, la vita di Sabrina è segnata da un altro doloroso evento: «Improvvisamente, a 51 anni, nel 2015, Fabrizio muore. Avevamo da poco celebrato i 25 anni di matrimonio. Mi ritrovai vedova a 46 anni, con due figli adolescenti, di cui uno malato». Sabrina ha mille domande. «Mi sono attaccata tantissimo alla fede. Era l’unica risposta: sapevo che il Signore mi era vicino». E le è stato accanto anche la notte di Pasqua del 2019: dopo appena 4 anni dalla scomparsa del marito, Davide muore, per un peggioramento delle sue condizioni cliniche. «Ma la morte è solo un passaggio: mio figlio aveva riabbracciato il padre».

Nonostante il dolore, Sabrina non vuole arrendersi alla tristezza. «Anni prima, durante una celebrazione, avevo conosciuto l’Ordo Viduarum. Chiesi così al mio parroco un contatto e, da allora, è iniziato il mio cammino, prima come aspirante, poi come consorella. Dopo anni di preparazione, nelle mani del vescovo ho consegnato le mie promesse evangeliche di povertà, castità e obbedienza».

«Il nostro», specifica Sabrina, «è il ministero della consolazione. Viviamo la nostra vita di mamme, nonne, sorelle… però ci occupiamo anche di visitare gli ammalati, confortare le persone che chiedono consiglio, supportare il parroco nelle attività parrocchiali. Ogni consorella deve pregare la Liturgia delle ore, meditare la Parola e partecipare ai ritiri mensili, guidati da don Massimo Fumagalli, il nostro attuale assistente, che ha sostituito don Gabriele Ferrari, e da monsignor Walter Magni, vicario episcopale della vita consacrata. Siamo tutte di età ed esperienze di vita diverse, ma ci accomuna il desiderio di appartenere alla Chiesa, nella nostra condizione di vedove».

La vita non finisce, con la morte del proprio coniuge. «Noi consorelle seguiamo l’esempio della profetessa Anna, di santa Rita, santa Monica… Donne che hanno vissuto la nostra esperienza, e che quindi sentiamo vicine». Far parte dell’Ordo è una scelta che richiede un percorso di discernimento. «Soprattutto, ci vuole la consapevolezza che la vedovanza va vissuta con dignità e fiducia nel progetto di Dio, che ha sempre una via da indicarci».

La vita di Sabrina, oggi, ha un nuovo senso e una rinnovata convinzione: «Dedicherò il resto dei miei giorni alla mia comunità», ci dice, «rimanendo per sempre vedova, provando a farmi prossima di coloro che il Signore vorrà mettere sulla mia strada. Un giorno, mi ricongiungerò con i miei cari, rivedrò il mio sposo e riabbraccerò mio figlio, ma ora ho tanto da fare, voglio servire il Signore».