Citizen vigilante, il cittadino vigilante. Già il titolo dice molto del film. Ce lo immaginiamo come una rinnovata proposta del Giustiziere della notte, in cui il mitico Charles Bronson regolava personalmente i conti con alcuni malfattori dopo aver subito un grave lutto familiare. Nel caso di Citizen vigilante non c’è alcun particolare merito cinematografico, eppure se ne parla, e parecchio, in Germania e non solo.

Il suo regista, il tedesco Uwe Boll, è noto per aver diretto in passato alcuni tra i più brutti film dell’intero orbe terracqueo e anche in questo caso non si smentisce. La violenza nei suoi lungometraggi è in genere di cattivo gusto e non necessaria ai fini dell’azione, e questo suo ultimo “capolavoro” resta nel solco della sua modesta produzione. Allora perché se ne parla?

La locandina del film.

La trama ci fornisce degli ottimi indizi: in una non specificata città europea Michael Sanders (interpretato da Armie Hammer, capello biondo e occhi azzurri non a caso), ex ufficiale dell’esercito americano, esasperato dall’inefficacia delle forze dell’ordine e da un sistema giudiziario incapace di proteggere i cittadini, decide di ergersi a giudice e giustiziere delle malefatte altrui: assunta l’identità del “Vigilante”, organizza ronde contro la piccola criminalità, pattuglia le strade ed elimina brutalmente rapinatori, spacciatori e membri di gang. Un po’ di giustizia fai da te, insomma, che al momento può anche far piacere alle vittime. Casualmente, i crimini in cui si intromette vengono commessi da persone immigrate, che sono i cattivi della storia. E nel momento in cui si oppone alla costruzione di un centro di accoglienza per migranti, Sanders ottiene un seguito enorme sui social network, amplificando la sua notorietà.

L’andazzo del film non necessita di ulteriori approfondimenti, la sua morale manichea (l’uomo bianco è sempre buono, il nero immigrato è sempre cattivo) nemmeno. È stato gioco forza per la FSK, l’organo di autoregolamentazione cinematografica tedesca, bloccare la distribuzione della pellicola in Germania in quanto istiga alla violenza e all’odio razziale, oltre a promuovere apertamente la giustizia sommaria: quindi, niente proiezione nelle sale cinematografiche, niente inserimento nei cataloghi delle piattaforme di streaming, niente pubblicità nei luoghi pubblici o aperti al pubblico.

Il controverso regista tedesco Uwe Boll (Epa).
Il controverso regista tedesco Uwe Boll (Epa).

Il controverso regista tedesco Uwe Boll (Epa).

Apriti cielo: il regista Boll, non aspettando altro, parla di “censura politica deliberata” e della scelta consapevole delle istituzioni di nascondere i crimini legati all’immigrazione in Europa. L’estrema destra tedesca segue a stretto giro e rinfocola, fino a quando la polemica varca il Reno e sbarca oltre Atlantico, dove Elon Musk - già esplicito sostenitore di Alternative für Deutschland, il partito tedesco di estrema destra – prende a cuore la questione pubblicando Citizen Vigilante sul suo profilo X (Twitter), rendendolo disponibile gratuitamente per un paio di giorni ai suoi 240 milioni di follower. La decisione di Musk è stata accolta con entusiasmo dagli ambienti della destra estrema internazionale e ora un film a basso budget e xenofobo ha ottenuto la spinta pubblicitaria che non avrebbe mai avuto se non ci fosse stato l’intervento di censura in Germania.

Sentiremo ancora parlare di Citizen Vigilante? Sarà visibile in Italia? I veri amanti del cinema rimpiangono i tempi di un altro “cittadino”, Citizen Kane, quel Quarto potere di Orson Welles in cui il ricco magnate, prepotente e antipatico finché si vuole, si accorge in fin di vita che tutto quello che voleva era in realtà Rosebud, quella slitta compagna dei suoi anni migliori, e quell’infanzia perduta che tutti i soldi del mondo non gli hanno potuto restituire. Mala tempora currunt.