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Di Stefania Garassini
Il panorama delle serie Tv si arricchisce di continuo, con sempre nuovi servizi e nuove produzioni. Diventa così sempre più difficile scegliere cosa vedere e la difficoltà aumenta se la scelta non riguarda soltanto noi, ma coinvolge i nostri figli, magari di età diverse, e richiede quindi una valutazione più attenta. Meglio accettare da subito l’idea che organizzare il tempo libero dei propri figli, individuando contenuti adeguati per loro, implica un serio impegno: occorre informarsi, valutare i titoli e guardarli, almeno in parte. Il primo passo è la verifica (seria) dell’età indicata per la visione.


Molto spesso in Italia il limite è più basso che altrove: quando è uscita Squid Game, serie ad altissimo tasso di violenza, il divieto nel nostro Paese era per i minori di 14 anni (ora alzati a 16), ma dove era stata prodotta, la Corea del Sud, era vietata ai minori di 18 e il limite di età era più altro anche in altri Stati. Il primo consiglio è una verifica nel database di www.imdb.com dove, nella sezione “guida genitori” disponibile per ogni titolo, sono indicate le classificazioni di età in diversi Paesi. Se una serie da noi proposta per chi ha più di 12 anni in altri Stati è invece vietata sotto i 14 o i 18, valutiamo meglio, facciamo qualche riflessione in più e confrontiamoci con chi la sta già guardando (altri genitori, insegnanti, educatori).
L’acclamata Stranger Things, tra le migliori serie di Netflix, è vietata nel nostro Paese ai minori di 16 anni, ma in alcuni Stati tale divieto è esteso ai 18. Questo ci dovrebbe rafforzare nella convinzione che i 16 anni siano una soglia ragionevole per evitare di metter troppo presto un ragazzino/a a contatto con scene horror, che possono provocare ansia e paura. Se poi, come spesso avviene, nostro figlio/a vuole assolutamente vedere la serie anche se è ha 14 anni, perché “la guardano tutti”, possiamo valutare di guardarla insieme anticipando un po’ i tempi, ma dovrà essere chiaro che si tratta di un’eccezione. Non sarà facile e funzionerà soltanto se ci mettiamo davvero in gioco accompagnando i nostri figli/e nella visione e se siamo davvero interessati a ciò che a loro piace.


Ed è proprio questo il secondo consiglio: cerchiamo di ritagliarci del tempo per vedere almeno alcune serie tv insieme in famiglia. Non è nemmeno questo un risultato semplice da ottenere: ci vorrà una certa disponibilità a trattare per decidere insieme cosa vedere. Ma ne varrà la pena. La visione condivisa diventa la base per un dialogo in famiglia e può essere un’attività educativa, non soltanto un intrattenimento.
Il terzo consiglio è proporre alternative, sulla base dei gusti dei nostri figli, e non accettare passivamente il fatto che una certa serie, che riteniamo non adatta a loro, debba essere assolutamente vista. Un’età in cui si pone con particolare urgenza il problema è quella della preadolescenza, dai 10 ai 13 anni, quando i contenuti per bambini non piacciono più, ma non c’è ancora la maturità sufficiente per passare a quelli per adulti. Eppure è normale che in questa fase si guardino serie riservate ai maggiori di 14 o 16 anni.
Per trovare alternative si può dare un’occhiata alla sezione “bambini” di Netflix, o scorrere il catalogo di Raiplay. Qualche titolo consigliato per questa età: Effetto Giò, per chi è appassionato di pallavolo, Clan, la storia di un ragazzo di 15 anni del quartiere di Scampia a Napoli, che sceglie il judo per sfuggire a una vita da piccolo criminale nella mafia, Geek girl, che si svolge nel mondo della moda. Uno strumento utile per valutare e fare le proprie scelte è il sito www.orientaserie.it, un progetto di Aiart in collaborazione con il master in International Screenwriting and Production dell’Università Cattolica di Milano, che propone recensioni di serie tv analizzate con un taglio educativo.




