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Una delle domande che si pone chi studia la storia dell’Olocausto degli ebrei nella Seconda guerra mondiale è come mai, nella maggior parte dei casi, si consegnarono inermi allo sterminio senza provare a combattere. La vicenda di resistenza più nota è quella del Ghetto di Varsavia, finita però tragicamente. Ma c’è un’altra storia di resistenza ebraica che ebbe invece un lieto fine. La racconta il film Defiance – I giorni del coraggio, stasera su Irisi, con protagonista Daniel Craig, uno degli eroici fratelli Bielski che, rifugiandosi nei boschi, costituirono una comunità di oltre 1.200 persone, salvando loro la vita.


La vera storia
Facciamo un passo indietro per inquadrare storicamente la vicenda all’interno degli eventi della Seconda guerra mondiale. Il 1° settembre 1939 la Germania nazista invase la Polonia, dando inizio alla Seconda guerra mondiale. Il 17 settembre l'Unione Sovietica invase a sua volta la Polonia orientale e, dopo la sconfitta polacca, i due Paesi si spartirono il territorio secondo gli accordi segreti del patto Molotov-Ribbentrop. Per gli ebrei polacchi iniziò una persecuzione sempre più feroce. Le autorità naziste imposero il lavoro forzato, l'isolamento e la concentrazione della popolazione ebraica nei ghetti. A partire dal 1941-1942, la persecuzione si trasformò sistematicamente in sterminio: i ghetti vennero progressivamente liquidati e la maggior parte degli ebrei che vi erano rinchiusi venne assassinata. È in questo contesto che si sviluppa la storia dei fratelli Bielski.
La fuga nei boschi


Nel dicembre 1941, dopo che i tedeschi ebbero ucciso i loro genitori e due fratelli nel ghetto di Nowogrodek, i fratelli Tuvia, Asael e Zus Bielski riuscirono a fuggire. Insieme al fratello Aharon, poco più di un bambino, si rifugiarono nei boschi di Zabielovo e Perelaz, dove formarono il primo nucleo di un gruppo composto da circa trenta familiari e amici.
Tuvia Bielski, nato nel 1906, aveva già militato nell'esercito polacco ed era stato un attivista sionista. I familiari lo scelsero come comandante. Asael divenne il suo vice, mentre Zus si occupò delle ricognizioni. La conoscenza del territorio fu fondamentale: i Bielski erano una famiglia ebrea di agricoltori e conoscevano bene la geografia, i villaggi e le persone della regione. Anche alcuni amici non ebrei li aiutarono a procurarsi armi e rifornimenti. All'inizio, il loro obiettivo era semplicemente sopravvivere. Ma presto Tuvia comprese che nei boschi non stavano cercando rifugio soltanto i membri della sua famiglia. C'erano altri ebrei in fuga dai ghetti e dalle retate naziste. Fu allora che la missione del gruppo cambiò. Tuvia Bielski decise che il compito principale sarebbe stato quello di salvare gli ebrei, non soltanto di combattere i tedeschi.


I Bielski incoraggiarono gli ebrei dei ghetti di Lida, Nowogrodek, Minsk, Iwie, Mir e Baranowicze a fuggire e raggiungerli nei boschi. In alcuni casi inviarono proprie guide all'interno dei ghetti per aiutare i fuggitivi. Alla fine del 1942, una delle operazioni più importanti permise a più di cento ebrei di uscire dal ghetto di Iwie proprio mentre i tedeschi ne preparavano la distruzione.


Al gruppo continuarono ad arrivare famiglie intere, anziani, donne e bambini. Si unirono anche ebrei che già vivevano nascosti nei boschi e alcuni partigiani ebrei provenienti dalle formazioni sovietiche, dove avevano subito episodi di antisemitismo. Alla fine del 1942 la comunità superava già le trecento persone.
La comunità nella foresta di Naliboki
Nell’estate del 1943 i tedeschi lanciarono una grande operazione contro i partigiani della regione, impiegando oltre ventimila uomini tra soldati, SS e polizia. Nel dicembre 1943 i Bielski si trasferirono nella foresta di Naliboki, una vasta zona paludosa e difficilmente accessibile, che divenne la loro principale base. Qui nacque una vera e propria comunità ebraica clandestina.
Tuvia Bielski insisteva perché nessuno fosse respinto: uomini e donne, giovani e anziani, combattenti e persone incapaci di combattere. Furono organizzati laboratori nei quali lavoravano calzolai, sarti, falegnami, fabbri e artigiani della pelle. Vennero costruiti un mulino, un forno e una lavanderia. C'erano un'infermeria, una scuola per i bambini, una sinagoga e persino un tribunale e una prigione. La comunità doveva inoltre procurarsi il cibo e, quando era possibile, coltivava cereali.
Il rapporto con i partigiani sovietici
I Bielski collaborarono con i partigiani sovietici che operavano nella regione, malgrado molti fossero antisemiti, grazie all’abilità di Tuvia, che riuscì a conquistare la fiducia del comandante sovietico Vasily Chernyshev. Per i russi la comunità Bielski rappresentava altresì una preziosa base logistica e un rifugio per gli stessi partigiani. Tuvia, pur continuando ad assicurare la difesa di donne, bambini e anziani, permise che una parte dei loro combattenti partecipasse con i russi alle operazioni militari contro i tedeschi e i loro fiancheggiatori: sabotaggi ferroviari, attacchi alle forze di polizia ausiliarie, distruzione di ponti e altre azioni di guerriglia.


La liberazione
Il 22 giugno 1944 l'Armata Rossa lanciò l'operazione Bagration, la grande offensiva contro le forze tedesche in Bielorussia. Nel giro di poche settimane i sovietici liberarono gran parte del territorio. Quando arrivò la liberazione, il gruppo Bielski contava circa 1.230 persone. Le perdite del gruppo furono relativamente basse: circa cinquanta membri morirono durante gli anni della lotta clandestina.
In un contesto nel quale i nazisti stavano sistematicamente sterminando la popolazione ebraica, i Bielski avevano creato una comunità capace non soltanto di nascondersi, ma di organizzare il lavoro, procurarsi il cibo, curare i malati, educare i bambini e difendere militarmente i propri membri.
Dopo la guerra
La guerra ebbe un destino diverso per i fratelli. Asael fu arruolato nell'esercito sovietico e morì sul fronte orientale nel 1944-1945. Tuvia e Zus e Aron, dopo la guerra emigrarono con le loro famiglie prima in Palestina e successivamente negli Stati Uniti. Presero parte alla guerra del 1948 per la nascita dello Stato di Israele.
A Tuvia dopo la guerra fu offerto un incarico di alto livello nelle Forze di difesa israeliane per i suoi grandi meriti di combattente ma egli rifiutò e andò a lavorare a New York con il fratello Zus fino alla sua morte avvenuta nel 1987 all'età di 81 anni.


Aron Bielski nel 1954 si trasferì negli Stati Uniti, dove già vivevano i suoi fratelli e il resto della sua famiglia. Con la prima moglie, Judith, ebbe tre figli e dodici nipoti. In seguito, Aron visse a Palm Beach, in Florida, con la moglie Henryka, e interveniva regolarmente davanti a gruppi, educatori e studenti per raccontare la storia della sua famiglia, della resistenza all’Olocausto e della loro sopravvivenza. é morto a 98 anni il 22 settembre 2025
L'United States Holocaust Memorial Museum considera il gruppo Bielski uno dei più significativi esempi di resistenza ebraica durante l'Olocausto e sottolinea soprattutto il suo ruolo come rifugio per donne, bambini e anziani.



