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Stasera in tv torna Fatima, il film del 2020 diretto da Marco Pontecorvo che racconta una delle vicende più note della storia religiosa del Novecento. La pellicola ripercorre le apparizioni del 1917 attraverso lo sguardo dei tre pastorelli, con un cast internazionale che vede tra i protagonisti Harvey Keitel, Sônia Braga e Stephanie Gil nel ruolo della giovane Lucia. Il film sceglie un tono sobrio, sospeso tra fede e dubbio, e accompagna lo spettatore dentro una storia che ancora oggi continua a interrogare credenti e non credenti. Ma che cosa accadde davvero a Fatima? Qual è il significato delle apparizioni e dei cosiddetti “tre segreti”? Per capirlo, è necessario tornare a quei mesi del 1917, quando in una piccola radura del Portogallo tre bambini raccontarono un’esperienza destinata a segnare la storia della Chiesa e non solo.
Che cosa accadde a Fatima?
Tutto comincia il 13 maggio 1917, a Cova da Iria, una radura poco fuori Fatima, nel Portogallo centrale. Lucia dos Santos ha 10 anni, con lei ci sono i cugini Francisco e Jacinta Marto, più piccoli. Come molti bambini del posto, passano le giornate al pascolo, portando le pecore delle loro famiglie nei campi intorno al villaggio. È una giornata come tante. A mezzogiorno si fermano, mangiano qualcosa e, come hanno imparato fin da piccoli, recitano il Rosario. Subito dopo vedono un lampo improvviso, come se stesse per arrivare un temporale. Poi un secondo bagliore. A quel punto, davanti a loro, compare una Signora “luminosa” con un Rosario tra le mani.
Lucia è l’unica a parlare con lei, mentre gli altri due vedono ma reagiscono in modo diverso: Jacinta ascolta, Francisco osserva in silenzio. La Signora chiede loro di tornare in quel luogo nei mesi successivi, sempre lo stesso giorno e alla stessa ora. Quando rientrano a casa, i bambini raccontano ciò che è accaduto. Non tutti credono subito alle loro parole: in famiglia e nel paese prevalgono dubbi e diffidenza. Ma il racconto comincia comunque a circolare, di casa in casa, e già nei mesi successivi qualcuno decide di accompagnarli alla Cova da Iria, più per curiosità che per convinzione.


Così, da maggio a ottobre, i tre tornano ogni 13 del mese, mentre attorno a loro si radunano via via sempre più persone. Solo ad agosto qualcosa cambia. Il 13 i bambini non riescono a raggiungere il luogo delle apparizioni: vengono trattenuti e interrogati dalle autorità locali, che cercano di capire se si tratti di un inganno. L’apparizione avverrà infatti qualche giorno dopo, il 19 agosto. In tutto, gli incontri saranno sei.
Il miracolo del sole
Il momento che segna davvero la svolta arriva il 13 ottobre 1917, nell’ultima apparizione, passato alla storia come il “miracolo del sole”. Nei mesi precedenti, i bambini avevano parlato di un segno che sarebbe stato dato proprio quel giorno. Alla Cova da Iria si radunano migliaia di persone: non solo fedeli, ma anche curiosi, scettici e giornalisti. Piove da ore, il terreno è fangoso. Secondo molte testimonianze, a un certo punto le nuvole si aprono e il sole sembra muoversi in modo insolito, cambiando colore e intensità. C’è chi dice di averlo potuto fissare senza difficoltà e chi parla di una sorta di “danza” nel cielo. Poco dopo, gli abiti e il terreno, prima fradici, si asciugano improvvisamente. Da quel momento Fatima non è più solo un fatto locale: la vicenda esce dai confini del villaggio e comincia a far parlare di sé anche fuori dal Portogallo.
Le apparizioni e il messaggio della Madonna
Pregare, convertirsi, fare penitenza, chiedere perdono per i peccati e recitare il Rosario ogni giorno. È questo, più ancora degli aspetti straordinari, il cuore di Fatima. Quelle apparizioni avvengono in un momento storico drammatico. Nel 1917 l’Europa è ancora segnata dalla Prima guerra mondiale e il Novecento sta entrando in una delle sue stagioni più violente. In questo contesto, il messaggio di Fatima viene letto da molti come un richiamo alla pace e a un ritorno a Dio, proprio mentre la storia sembra andare nella direzione opposta. Col tempo si rafforza anche la devozione al Cuore Immacolato di Maria, destinata a diventare uno degli elementi più riconoscibili della spiritualità legata a Fatima.


I tre segreti di Fatima
Quando si parla di Fatima, si pensa subito ai cosiddetti “tre segreti”. In realtà, si tratta di un unico messaggio, comunicato in tre momenti diversi e messo per iscritto da Lucia nel corso degli anni. Attorno a queste pagine si è sviluppata per decenni una grande curiosità, spesso accompagnata da interpretazioni sensazionalistiche.
La prima parte riguarda la visione dell’inferno, che i bambini descrivono come un luogo di sofferenza abitato da anime in pena. È un’immagine molto forte, presentata come un richiamo alla serietà del male e alla responsabilità delle scelte umane, insieme all’invito a pregare per la salvezza delle anime.
La seconda parte contiene un messaggio più articolato: da un lato l’invito alla devozione al Cuore Immacolato di Maria, dall’altro un riferimento alla storia del Novecento. Si parla infatti della guerra e della possibilità della pace, ma anche della Russia, indicata come realtà da cui sarebbero potuti nascere errori destinati a diffondersi nel mondo, se non ci fosse stata una conversione.
La terza parte, scritta da Lucia nel 1944 e resa pubblica dalla Santa Sede nel 2000, è la più complessa. Descrive in forma simbolica una scena di sofferenza e persecuzione: un “vescovo vestito di bianco”, insieme ad altri religiosi e fedeli, attraversa una città distrutta e viene colpito. Questa visione è stata generalmente interpretata come un riferimento alle persecuzioni contro la Chiesa nel Novecento e, in particolare, all’attentato a Giovanni Paolo II.
Nel tempo, la Chiesa ha invitato a leggere queste pagine non come una previsione dettagliata del futuro, ma come un messaggio spirituale. Più che i singoli elementi, conta l’invito che attraversa tutta la vicenda di Fatima: conversione del cuore, preghiera e fiducia nella misericordia di Dio.
Il riconoscimento della Chiesa
Le autorità ecclesiastiche non si pronunciarono subito. Solo il 13 ottobre 1930 il vescovo di Leiria dichiarò le apparizioni “degne di fede”, autorizzando il culto alla Madonna di Fatima. Intanto, già negli anni precedenti, il luogo delle apparizioni aveva iniziato a diventare meta di pellegrinaggi. La costruzione della cappellina e, in seguito, lo sviluppo del santuario trasformarono Fatima in uno dei principali centri di devozione mariana del mondo cattolico. Con il passare degli anni, Fatima entra sempre più anche nella vita della Chiesa universale, soprattutto attraverso il legame con i Pontefici.
Fatima e i Papi
Uno degli elementi che hanno reso Fatima centrale nella vita della Chiesa contemporanea è il legame con i Papi del Novecento e del nuovo millennio. Pio XII nutrì una profonda devozione per la Madonna di Fatima e nel 1942 consacrò il mondo al Cuore Immacolato di Maria. Paolo VI si recò in pellegrinaggio al santuario nel 1967, nel cinquantesimo anniversario delle apparizioni. Il legame più noto resta però quello con Giovanni Paolo II.


Dopo l’attentato del 13 maggio 1981 in piazza San Pietro, Wojtyla attribuì la propria salvezza all’intercessione della Vergine di Fatima. L’anno successivo si recò al santuario per ringraziare e, in seguito, fece collocare nella corona della statua della Madonna il proiettile che lo aveva ferito. Anche Benedetto XVI visitò Fatima nel 2010, mentre papa Francesco vi si è recato nel 2017, nel centenario delle apparizioni, per canonizzare i fratelli Marto. Così, nel tempo, Fatima è diventata non solo un luogo di devozione popolare, ma anche un punto di riferimento per la memoria e il cammino della Chiesa contemporanea.
La vita dei tre pastorelli dopo Fatima
Le vite dei tre bambini presero strade diverse, ma tutte profondamente segnate da ciò che avevano vissuto. Francisco e Jacinta morirono pochi anni dopo le apparizioni, entrambi colpiti dalla pandemia di influenza spagnola che devastò l’Europa alla fine della Prima guerra mondiale. Francisco morì nel 1919, Jacinta nel 1920, dopo una malattia lunga e dolorosa. Lucia, invece, visse a lungo. Entrò prima tra le suore di Santa Dorotea e poi, nel 1948, nel Carmelo di Coimbra. Fu lei a custodire la memoria degli eventi, mettendoli per iscritto e contribuendo in modo decisivo alla diffusione del messaggio di Fatima. Morì nel 2005. Nel 2000 Giovanni Paolo II beatificò Francisco e Jacinta, poi canonizzati nel 2017 da papa Francesco. La causa di beatificazione di suor Lucia, avviata nel 2008, è ancora in corso: oggi è riconosciuta come “venerabile”.





