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Claudia Cardinale, Paolo Stoppa e Alain Delon in una scena di Il Gattopardo
Stasera su Rai 1 va in onda in prima serata su Rai 1 nella sontuosa versione restaurata dalla Cineteca di Bologna, Il Gattopardo, il capolavoro datato 1963 e firmato da Luchino Visconti. Verrebbe subito da dire: bene, bravi, bis ai programmatori della Rai, soprattutto dopo che per tutta l’estate ci hanno ammorbato con film e film Tv inguardabili. E può essere anche un’ottima occasione per chi ha conosciuto Il Gattopardo solo nella dimenticabile versione in serie di Netflix che l’ha trasformato in un’elegante soap opera, di apprezzare il valore storico-culturale, oltre che ovviamente anche solo squisitamente cinematografico, della versione di Visconti.
Ma, proprio, per l’importanza di tutto questo, forse siamo in presenza dell’ennesima occasione sprecata da parte della Rai. Un film così, nell’anno del cinquantenario della morte del regista, forse non andava buttato lì come uno scarto di fine estate, andava preparato come si faceva una volta, con un minimo di introduzione da parte di un critico (ricordate gli ottimi Vieri Razzini e Claudio G. Fava?). E poi, sempre come si faceva una volta per altri kolossal tipo Via col vento, sarebbe stato opportuno dividere la messa in onda in due parti.
E invece così, chi si metterà sul divano alle 21.30, orario ufficiale della messa in onda, contando i il quarto d’ora canonico di ritardo, le 3 ore e 25 di durata della pellicola, le interruzioni pubblicitarie e il Tg flash della mezzanotte, facilmente vedrà comparire la scritta “fine” sullo schermo intorno alle due di notte, come in un Sanremo qualsiasi.
Ben diversa fu la prima messa in onda del Gattopardo. Correva il 24 dicembre del 1968, l’anno della contestazione di massa, e 18 milioni di italiani rimasero incollati sui loro televisori in bianco e nero per sentire la celebre frase pronunciata da Burt Lancaster: "Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi". La Rai (c’era solo un canale) di allora si pose il problema della durata e decise di accorciare di una mezzoretta il film, cosa che ovviamente suscitò un mare di polemiche. Ma almeno fu un vero evento culturale. Oggi invece, appare davvero come un’occasione sprecata.
Comunque, a chi non va di fare le ore piccole, resta sempre la sempre benemerita Rai Play, la piattaforma dove il film resta disponibile sempre e si può godere come e quando si vuole.





