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La famiglia Paiva, protagonista del film Io sono ancora qui
Mentre è in corso la Mostra del Cinema di Venezia, Rai 3 propone in prima visione uno dei film più apprezzati fra quelli presentati di recente al festival: lunedì 7 settembre, alle 21.15, va in onda “Io sono ancora qui”, di Walter Salles. A Venezia vinse il premio per la migliore sceneggiatura, per poi trionfare come miglior film straniero agli Oscar nel 2025.
La storia vera
Io sono ancora qui racconta la storia vera della famiglia Paiva e, soprattutto, di Eunice Paiva (interpretata da una bravissima Fernanda Torres), una donna che ha lottato tutta la vita per avere giustizia sulla morte del marito per mano della dittatura militare brasiliana. Il film è tratto dal libro autobiografico omonimo scritto nel 2015 dal figlio Marcelo Rubens Paiva, ed è l’opera più personale del regista Salles che da bambino aveva conosciuto bene la famiglia Paiva, essendo stato loro vicino di casa.
Il Brasile della dittatura
La storia è ambientata principalmente a Rio de Janeiro nel 1971, quando il Brasile è governato da una dittatura militare, instaurata dopo il colpo di Stato del 1964.
Rubens Beyrodt Paiva è un ingegnere civile ed ex deputato federale del Partito Laburista Brasiliano. Dopo il golpe, il suo mandato parlamentare viene revocato e Rubens trascorre per un periodo la sua vita all'estero. Tornato in Brasile, vive con la moglie Eunice e i loro cinque figli.
La famiglia conduce una vita apparentemente normale, circondata da amici, parenti e momenti di quotidianità. Rubens, però, continua ad avere rapporti con persone legate all'opposizione e ad aiutare clandestinamente alcuni perseguitati politici.
Il 20 gennaio 1971 alcuni uomini in borghese arrivano nella casa dei Paiva e lo portano via. Non farà mai più ritorno a casa, perché morirà appena due giorni dopo a causa delle atroci torture subite. Il suo corpo venne successivamente occultato e non è mai stato ritrovato.
Il giorno successivo vengono arrestate anche Eunice e la figlia quindicenne Eliana. La ragazza viene liberata dopo circa un giorno, mentre Eunice rimane detenuta per dodici giorni.
Le falsità del regime
La dittatura non si limitò a nascondere il corpo. Cercò anche di costruire una falsa versione dei fatti.
Per anni le autorità sostennero che Rubens fosse stato liberato o che fosse riuscito a fuggire durante un trasferimento, in seguito all'intervento di un gruppo armato.
La famiglia si trovò così davanti a una situazione terribile: non aveva un corpo da seppellire, una spiegazione ufficiale credibile né la certezza di ciò che fosse realmente accaduto.
La verità emerse lentamente, grazie a testimonianze, documenti e successive indagini. La Commissione Nazionale per la Verità brasiliana, istituita decenni dopo, ricostruì che Rubens era stato arrestato illegalmente, torturato e ucciso mentre era nelle mani dello Stato e che il suo corpo era stato fatto sparire.
La battaglia di Eunice
Dopo la scomparsa del marito, Eunice rimase sola con cinque figli. Doveva occuparsi della famiglia e delle difficoltà economiche, mentre continuava a cercare la verità sulla sorte di Rubens. Riprese gli studi e, a 47 anni, si laureò in Giurisprudenza. Diventò avvocata e si impegnò nella difesa dei diritti umani e dei diritti delle popolazioni indigene brasiliane.
Per decenni continuò a chiedere allo Stato di riconoscere la propria responsabilità nella morte del marito. Nel 1996, dopo venticinque anni di incertezza, ottenne finalmente il certificato di morte di Rubens. La ricostruzione definitiva delle circostanze della sua morte arrivò però nel 2014, con il lavoro della Commissione Nazionale per la Verità.
Marcelo e la memoria
Uno dei cinque figli della coppia è Marcelo Rubens Paiva, diventato scrittore e giornalista. Nel 2015 pubblicò Ainda Estou Aqui, il libro autobiografico dal quale Walter Salles ha tratto il film.
Il libro non racconta soltanto la morte del padre, ma anche la vita della madre e il modo in cui la tragedia ha segnato l'intera famiglia nel corso dei decenni.
Negli ultimi anni della sua vita, Eunice si ammalò di Alzheimer, per poi morire nel 2018, a 89 anni.
Perché vederlo
Walter Salles firma un’opera solida e riuscita per dinamica di racconto ma anche per i temi di matrice sociale. Un film che si fa custode della memoria comune, quella delle vittime della violenza militare, delle sofferenze dei desaparecidos e dei loro familiari lasciati a tormentarsi in cerca di risposte. Il racconto, in particolare, è centrato sulla figura di Eunice Paiva, che l’attrice Fernanda Torres cesella con grande intensità e spessore, che si fa simbolo di madri, mariti, figli, genitori che hanno condotto una battaglia legale contro le istituzioni per conoscere la verità, per avere un corpo, quello del proprio caro scomparso, cui dare degna sepoltura. “Io sono ancora qui” colpisce per qualità narrativa, struttura del racconto e interpretazioni; un’opera struggente che conquista e coinvolge, per non dimenticare, proprio come “Argentina, 1985” (2022) di Santiago Mitre.







