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Un esposto e due procure. Quella generale di Roma e quella militare. Che dovranno capire se il movimento del (non ex) generale Roberto Vannacci costituisca ricostituzione del partito fascista e quale sia la posizione di militari in servizio che vi hanno aderito. E se l’incartamento per Francesco Lo Voi, procuratore capo di Roma, sarà alla sua attenzione la prossima settimana, la procura militare, guidata dal magistrato Marco de Paolis, ha già cominciato i suoi accertamenti preliminari per valutare, come spiega lo stesso procuratore rimandando al comunicato diffuso il 3 settembre, «alla luce dell’esposto e anche di notizie estratte da autorevoli organi di stampa estera», se sussistano «fatti di propria stretta competenza in relazione a persone soggette alla giurisdizione militare».
Una fase «prodromica», chiarisce ancora il procuratore, nella quale «non ci sono iscrizioni a carico di alcuno, ma si tratta di verificare se ci sono violazioni di una qualche norma del codice penale». Lo chiarisce anche la registrazione dell’esposto nella quale si legge che si ritiene «opportuno disporre accertamenti preliminari tesi a chiarire in quale contesto debbano essere inquadrati i fatti e a verificare la sussistenza di eventuali fattispecie di interesse di questo Ufficio, giacché la genericità di quanto evidenziato non consente – allo stato – di procedere a formali iscrizioni nel registro di cui all’art. 335 cpp». I passi successivi, e un’eventuale apertura di indagini dipenderanno dagli esiti di questa prima verifica che potrebbe concludersi nell’arco di qualche settimana.
In particolare l’esposto del Sindacato dei militari, organizzazione rappresentativa dei lavoratori delle Forze Armate, costituita a tutela dei diritti e della dignità del personale militare nel rispetto dell’ordinamento costituzionale della Repubblica Italiana, riguarda le attività, i contenuti programmatici e le iniziative di propaganda riconducibili al progetto “Futuro Nazionale”, con particolare riferimento al documento programmatico denominato “B.I.P.” 2027-2037 e alle attività svolte attraverso piattaforme digitali e canali di comunicazione online.
Il Segretario Generale Luca Marco Comellini, che ha firmato l’atto, spiega che il Bip (base ideologica e programmatica) sarebbe gravemente lesivo dell’ordine costituzionale.
In particolare il Bip «prevede l’impiego permanente delle Forze Armate con funzioni di polizia giudiziaria in aree urbane denominate “zone rosse”, nonché l’introduzione di moduli obbligatori di educazione militare nelle scuole pubbliche». Progetto che, secondo il sindacato, «snatura la funzione costituzionale delle Forze Armate e strumentalizza il modello militare per finalità di controllo civile e di indottrinamento giovanile, ledendo il principio di distinzione tra sfera militare e ordinamento civile-democratico».
Inoltre il “Piano di Remigrazione” «che prefigura espulsioni collettive anche nei confronti di cittadini stranieri in regola con le norme vigenti sul soggiorno», oltre a «sollevare gravi dubbi di legittimità costituzionale, appare in netto contrasto con il Protocollo 4 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU), che vieta le espulsioni collettive di stranieri. Il Sindacato ritiene che tale proposta degradi la dignità umana e contraddica i valori di solidarietà su cui si fonda la Repubblica».
Inoltre l’atto depositato rileva convergenze «tra i contenuti programmatici di “Futuro Nazionale” e caratteristiche proprie del fascismo storico, tra cui: la retorica della superiorità nazionale, la visione gerarchica e non pluralistica della società, la sacralizzazione della figura del “capo” o “vate” come interprete privilegiato della volontà popolare, e la sistematica delegittimazione delle istituzioni di garanzia. Tali elementi, nel loro insieme, configurano ad avviso del Sindacato quel “nucleo dottrinale” rilevante ai fini dell’applicazione della Legge Scelba».
Attraverso l’avvocato Massimiliano Strampelli il sindacato chiede alla Procura della Repubblica di Roma «il sequestro preventivo dei canali digitali utilizzati per la diffusione dei contenuti ritenuti illeciti e l’oscuramento e inibizione dell’accesso al sito web e agli altri canali online riconducibili all’organizzazione, al fine di interrompere la protrazione delle condotte ritenute illecite e impedire l’ulteriore diffusione di materiale potenzialmente eversivo».
Comellini, inoltre, sostiene che i militari non possono «restare in silenzio di fronte a chi utilizza il grado militare e il prestigio delle Forze Armate per promuovere visioni politiche che subordinano lo Stato a ideologie di parte, che propugnano la militarizzazione della scuola e dell’ordine pubblico, che evocano modelli di organizzazione sociale incompatibili con la dignità e i diritti fondamentali dei cittadini. Le Forze Armate servono la Costituzione, non i partiti. Servono la Repubblica, non i suoi potenziali eversori».
Nel dibattito sull’esposizione delle Forze dell’ordine da parte di Vannacci, quest’estate era intervenuto anche il già Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e presidente della Fondazione Icsa, il generale Leonardo Tricarico chiarendo che non si può fare politica da militari in attività anche se questo non costituisce reato, ma semmai un comportamento censurabile a livello disciplinare e dicendosi convinto che «il grosso dei militari rappresenti uno spaccato della popolazione italiana e non sia dalla parte di Vannacci e di quella destra che ha confini impalpabili con il nazifascismo».
Subito dopo il deposito dell’esposto alla procura di Roma e a quella militare, a carico del generale Roberto Vannacci, del coordinatore nazionale di Futuro Nazionale, Massimiliano Simoni e del responsabile del programma Lorenzo Gasperini, al vaglio dei magistrati di piazzale Clodio è arrivata una integrazione di denuncia da parte del Fronte Antifascista che chiede di «verificare se tra gli iscritti, i dirigenti, i coordinatori territoriali e gli attivisti pubblicamente espostisi di “Futuro Nazionale”, vi siano appartenenti in servizio alla Polizia di Stato o agli altri Corpi di polizia a ordinamento civile».












