Colpa e redenzione. Ci si può sentire assolti dall’aver inventato la bomba atomica? A ognuno la sua risposta. Ma la questione etica è protagonista nel bellissimo Oppenheimer di Christopher Nolan.

Cillian Murphy (Melinda Sue Gordon)

La scienza sfiora il sacro, ci si interroga sul legame tra ciò che è divino e la distruzione. Non si tratta di un classico film biografico. Il ritmo è incalzante, la sensazione di morte è ovunque, la follia legata al genio.

Cultura e spettacoli

Oppenheimer, chi fu veramente? Dal film alla realtà

Oppenheimer, chi fu veramente? Dal film, oggi in Tv, alla realtà
Oppenheimer, chi fu veramente? Dal film, oggi in Tv, alla realtà

Si inizia quando Oppenheimer era studente all’università. Poi la cattedra, le simpatie per l’ideologia comunista, il Governo americano che lo mette a capo del “Progetto Manhattan”, la gloria e la caduta.

Cillian Murphy

Ciò che è successo a Los Alamos è Storia, come ciò che accadde a Hiroshima e Nagasaki. Nolan scava in profondità nell’anima di una delle figure più controverse del Novecento. Lo descrive come un uomo tormentato, arrogante, donnaiolo, con un talento unico. È un eroe o un dannato? Non spetta al regista la condanna o il perdono.

Con la macchina da presa descrive un’anima divisa, incapace di accettare il mondo che lo circonda. Si torna ai temi cardine del suo cinema: l’abbandono, la solitudine, il detonare di un universo schiacciato dalla violenza.

Oppenheimer è un film di guerra, dove tutti sono vittime e carnefici. È un film sulla scelta, sugli intrighi dei potenti, sulla genesi e l’apocalisse. Le immagini in bianco e nero si mescolano a quelle a colori; nel cast, oltre a Cillian Murphy, spiccano Robert Downey Jr. e Matt Damon.

Tom Conti nei panni di Albert Einstein e Cillian Murphy in quelli di Robert Oppenheimer (Melinda Sue Gordon)

Parata di grandi nomi, da Einstein a Heisenberg, passando per Bohr, ma al centro c’è sempre un’umanità dilaniata, con la tragedia che incombe.

Oppenheimer è l’esperienza cinematografica: è un viaggio sensoriale lungo tre ore, a tratti impalpabile, tragico e appassionato. È l’anticamera di un futuro che oggi è un brutale presente.