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C'è una scena, verso l'inizio di The Drama, Un segreto è per sempre, che dovrebbe bastare da sola a convincervi ad andare al cinema. Charlie, un Robert Pattinson irresistibilmente goffo e nevrotico, si avvicina a una ragazza in un caffè di Boston. Ha appena fotografato di nascosto la copertina del libro che lei stava leggendo per potersi fingere un lettore appassionato. È un piccolo inganno, quasi innocuo. Ma già in quel momento il film ha piantato il suo chiodo: quante delle cose che sappiamo l'uno dell'altro sono vere? E quante, invece, sono storie che ci raccontiamo per rendere l'altro amabile?
Il norvegese Kristoffer Borgli, già autore di Sick of Myself e del più noto Dream Scenario con Nicolas Cage, ha costruito negli anni una sorta di trilogia del paria sociale: tre film che esplorano cosa accade quando il giudizio degli altri si abbatte su una persona, vera o presunta colpevole di qualcosa. Con The Drama, questo progetto raggiunge la sua forma più intima e, paradossalmente, più universale. Non parliamo più di fama o di sogni collettivi: parliamo di una coppia, di un matrimonio imminente, di una confessione fatta per gioco una sera tra amici. E di quanto velocemente l'amore possa trasformarsi in tribunale.
La trama
Emma (Zendaya) e Charlie stanno insieme da due anni e si amano con quella qualità rara e un po' ostentata delle coppie che sembrano uscite da un film, il che, naturalmente, è esattamente quello che sono. Le nozze sono previste tra sette giorni. I preparativi procedono lisci: le coreografie del ballo nuziale, i menu da assaggiare, i discorsi da perfezionare. Poi, una sera, durante una degustazione di vini con i testimoni di nozze Rachel (Alana Haim) e Mike (Mamoudou Athie), qualcuno propone quel gioco devastante quanto antico: «Qual è la cosa peggiore che abbiate mai fatto nella vita»?
Gli altri rispondono con confessioni imbarazzanti ma tutto sommato tollerabili. Emma, invece, rivela qualcosa di molto diverso: a quindici anni, vittima di bullismo sistematico, aveva pianificato una sparatoria nella sua scuola. Era arrivata fino in classe con un'arma. Poi si era fermata. Non l'aveva fatto. E da lì era anzi diventata un’attivista contro le armi trovando una sua dimensione sociale e uscendo dalla marginalità causata dal violento bullismo subito. Il film ci suggerisce che c'è sempre una storia, lì dietro – il dolore, anche il più tragico -, una che non vogliamo ascoltare perché il nostro giudizio immediato ha già condannato.
Da quel momento il film cambia pelle. La commedia romantica lascia spazio a qualcosa di più scomodo e più vero: una riflessione sul peso del passato, sulla capacità, o incapacità, di perdonare, anche le intenzioni, non solo le azioni, e sul modo in cui una rivelazione può riscrivere retroattivamente tutta la storia di una persona, anche quando quella persona non esiste più.


La domanda che il film rivolge a tutti
Il titolo è un gioco di parole deliberato. In inglese, drama significa insieme «racconto drammatico» e «fare una tragedia di qualcosa», espressione usata quando si esagera con le reazioni emotive. Borgli ce lo ricorda continuamente: è Charlie che «sta facendo un dramma»? O la situazione lo merita davvero? La risposta non è semplice, e il film non la fornisce mai in modo diretto. È questo il suo pregio maggiore.
Ciò che The Drama mostra con lucidità quasi crudele è il meccanismo con cui il giudizio sociale si propaga e si autoalimenta. Charlie non riesce a separare la Emma che conosce, affettuosa, ironica, pienamente presente nella loro vita quotidiana, dalla quindicenne che aveva portato un fucile a scuola. Ogni gesto di lei diventa retroattivamente sospetto. Ogni conversazione con amici e colleghi diventa un modo per testare, in forma ipotetica, quanto sia «perdonabile» quello che ha fatto. La critica alla cancel culture, al meccanismo per cui un atto passato annulla un'identità presente, è implicita ma fortissima. Borgli ha dichiarato più volte che il suo cinema esplora cosa succede quando le persone vengono ridotte a una sola azione, anche non commessa, a una sola storia che le definisce per sempre. Emma non ha fatto nulla. Ha quasi fatto qualcosa di orribile, si è fermata, è cresciuta, ha cambiato vita. Eppure viene messa alla gogna, prima dagli amici, poi dal fidanzato, poi dall'intero circolo sociale, per qualcosa che esiste solo come intenzione non realizzata. È un tema che interroga profondamente le nostre coscienze.
Uno sguardo oltre il film
Per chi porta uno sguardo di fede alle cose del mondo, The Drama offre materiale di riflessione straordinariamente ricco. Il Vangelo è pieno di figure che portano il peso di un passato che gli altri non riescono a dimenticare: la Maddalena, Zaccheo, la donna adultera. La rivoluzione cristiana non stava nell'ignorare il peccato, ma nel distinguere la persona dall'azione — nell'affermare che nessuno è riducibile al peggio di sé stesso.
Il film di Borgli, pur non avendo ambizioni religiose esplicite, ci porta esattamente su questo terreno. La domanda «Chi è davvero Emma?» è, in fondo, la domanda che ogni comunità umana deve saper fare: siamo disposti a guardare la persona intera, con la sua storia di dolore, di errore e di cambiamento? O preferiamo l'efficienza brutale dell'etichetta, della categoria, della condanna senza appello?
C'è una sequenza particolarmente potente in cui i flashback mostrano la giovane Emma — vittima di un bullismo sistematico, sola, invisibile — mentre si avvicina a quel momento estremo. Borgli non giustifica, ma spiega. E quella spiegazione ci obbliga a fare i conti con le nostre semplificazioni. Quante volte abbiamo ridotto una storia complessa a uno slogan? Quante volte abbiamo condannato senza sapere?
Il vero dramma non è quello che Emma ha quasi commesso. È quello che gli altri le infliggono ogni giorno, scegliendo di non ascoltarla.
Il matrimonio, in questo contesto, diventa molto più di uno sfondo narrativo. È il luogo in cui due persone si scelgono nella loro interezza — non solo nel meglio, ma anche nell'ombra, nel passato che non si può cancellare, nell'imperfezione strutturale di ogni essere umano. La domanda che il film lascia aperta — «Meglio sapere o non sapere?» — ne nasconde una più profonda: siamo capaci di amare una persona reale, o solo l'immagine che ci siamo costruiti di lei?
Perché vederlo
The Drama non è un film facile. Non consola, non risolve, non distribuisce torti e ragioni con la bilancia dell'ovvio. È un film che disturba nella misura giusta, quella che rende la visione un'esperienza e non soltanto un intrattenimento. Uscendo dalla sala, vorrete parlarne. Con il partner, con gli amici, con voi stessi. E quella conversazione, su cosa significa conoscere davvero qualcuno, su quanto pesiamo il passato degli altri, su dove finisce la colpa e dove inizia la persona, è già di per sé un valore. In un'epoca in cui i giudizi corrono veloci in rete e non solo, e le condanne si formano in pochi secondi, un film che ci chiede di fermarci, di ascoltare, di distinguere tra l'atto e la persona, è un atto quasi controcorrente. Vale la pena di sostenerlo.
Zendaya, dopo Challengers di Luca Guadagnino e la serie tv Euphoria, conferma di saper abitare l'ambiguità con una fisicità straordinaria. Il corpo di Emma trattiene, si contrae, vorrebbe tornare a essere quella bambina nei boschi prima che qualcuno le chiedesse conto di ciò che ha immaginato di fare. È un'interpretazione di sottrazione, potente proprio perché non esplode mai del tutto.
Pattinson, dal canto suo, offre uno dei lavori più sorprendenti della sua già notevole seconda carriera. Il suo Charlie è nevrotico e goffo, qualcuno lo ha paragonato a un personaggio di Woody Allen, altri a una maschera di Italo Svevo, ma dentro quella nevrosi c'è una domanda genuina e umana: posso fidarmi di chi mi ha nascosto qualcosa di così grande, anche se non mai compiuto l’azione progettata? La sua lenta discesa nella paranoia è al tempo stesso comica e toccante, raramente banale.
Regia: Kristoffer Borgli
Attori: Zendaya, Robert Pattinson, Alana Haim, Mamoudou Athie, Hailey Gates
Genere: commedia romantica/dark
Durata: 106 minuti
Produzione: A24 (produttore esecutivo: Ari Aster)
Pubblico: Adulti e giovani adulti




