Inoltrarsi nella vita di san Francesco è un’impresa complicata per diversi motivi: la varietà (che significa anche parziale discordanza) delle fonti, la loro distanza nel tempo, una sconfinata letteratura secondaria di studi di autori moderni… Insomma, un’impresa tale da scoraggiare anche uno studioso ben attrezzato. Ha tentato ed è riuscito nell’impresa il più famoso degli studiosi divulgatori di oggi, alle cui conferenze accorrono giovani e adulti: Alessandro Barbero. Nel volume San Francesco (uscito di recente per Editori Laterza) il popolare medievista affronta da par suo il compito e anche in modo originale, dipanando quanto è conosciuto del santo a partire dalle sette fonti a lui più vicine nel tempo: dal Testamento del Poverello di Assisi alla Legenda maior di san Bonaventura, passando per Tommaso da Celano, la Leggenda dei tre compagni, il Memoriale, la Compilazione di Assisi e il “Francesco di santa Chiara” (quello che emerge della santa).

Ogni fonte viene raccontata e commentata distintamente in un capitolo, sicché ritroviamo episodi che vengono ripresi più volte perché compaiono in più fonti, spesso con sfumature e intenti diversi. E qui emerge l’acribia dello storico (ben 62 pagine di note, poste in fondo al libro), che ricostruisce il filo delle diverse interpretazioni, cerca di risalire ai significati più originari degli episodi, ben contestualizzati nell’epoca a cui appartengono, il Medioevo. Ne risultato un ritratto sfaccettato, moderno, come tante rifrazioni di un unico oggetto (e non può essere diversamente, trattandosi di testimoni che ce lo hanno tramandato secondo la loro comprensione, oltre che secondo i loro intenti).

Un Francesco colto anche nei suoi aspetti più umani, nelle sue inquietudini, persino nei suoi limiti, facendo emergere anche la difficoltà di gestire un’eredità spirituale “scomoda” già quando il santo era vivo. Un Francesco per alcuni aspetti aspro, per niente agiografico, ma non meno affascinante e potente di altre narrazioni. Un Francesco non “tirato per la giacca” per farlo combaciare con sensibilità e attese moderne (ambientalismo, dialogo interreligioso…).

A uscirne malconcia è la narrazione di san Bonaventura: per le omissioni degli aspetti scomodi o problematici, per il sovraccarico di moralizzazione e spiritualizzazione.

Risaltano perciò tanto più fresche le fonti dei capitoli precedenti, che per fortuna nostra ci sono giunte e ci delineano una personalità si è impressa profondamente nella memoria di che è stato testimone della sua radicalità evangelica.

Un libro che richiederà qualche sforzo in più rispetto a tanti altri più divulgativi, ma ben più appagante e capace di far riflettere su una figura che non smette di affascinare, dopo otto secoli.