Ci si affeziona fin dalle primissime pagine a Marco Carrera, il protagonista del romanzo di Sandro Veronesi, Il colibrì, da cui è stato tratto l’omonimo film con Pierfrancesco Favino che sarà trasmesso questa sera su Rai 5 alle 21.20. E si seguono con trepidazione e partecipazione emotiva le avventure che costellano la sua vita. Sarebbe meglio dire le disavventure: quando, infatti, lo psicoanalista della moglie gli svela le oscure trame che lei sta tessendo ai suoi danni, è come se scoperchiasse un vaso di Pandora, da cui scaturiranno altri eventi e disgrazie.


Ma a rendere così umano e simpatico quest’uomo, di professione oculista e padre di una figlia, è la sua capacità di sopportare con stoica dignità ciò
che gli accade, anche se negativo e doloroso, sapendo addirittura volgere in bene il male.
Lo sostiene un’incredibile fiducia nel genere umano, un’incrollabile buonafede, qualità totalmente laiche, senza alcuna connotazione religiosa. Attorno a lui si muovono personaggi che potremmo definire meno stabili – mentre il nostro, esattamente come il colibrì che dà il titolo al libro, sa restare saldo pur nel movimento, pur in mezzo alla tempesta –, meno coerenti e saldi di lui. Della moglie abbiamo detto, ma anche la figlia e gli amici sono più suscettibili al cambiamento. L’unica figura che gli risulta affine è quella dello psicoanalista che, non a caso, finirà con l’impegnarsi in cause umanitarie.

Piefrancesco Favino con Benedetta Porcaroli in \\\"Il colibrì\\\", in onda stasera su Rai 5.
Piefrancesco Favino con Benedetta Porcaroli in \\\"Il colibrì\\\", in onda stasera su Rai 5.

Piefrancesco Favino con Benedetta Porcaroli in Il colibrì, in onda stasera su Rai 5.

Il colibrì è un romanzo travolgente per una semplice ragione: è pieno di vita, vita vera, vita vissuta, che Veronesi sa restituire con maestria, facendo apparire semplice ciò che non lo è. La storia, per esempio, è costruita con un montaggio più piani temporali che appare naturale, mentre è frutto di un abile lavoro.


Il libro si conclude con un capitolo solleva qualche domanda sul piano etico, ovvero la scelta dell’eutanasia. L’autore e il suo personaggio esprimono una visione laica dell’esistenza, assolutamente degna di rispetto; tuttavia la scelta di un simile finale può far sorgere – ci permettiamo di dirlo per la stima che abbiamo dell’autore – qualche contraddizione proprio ragionando in termini di “logica” letteraria, prima ancora che etici. Dopo aver dipinto Carrera come un uomo buono ma forte, un eroe dei nostri giorni, dotato di straordinaria resilienza, forse ingenuo ma sempre dalla parte della vita, capace di superare ogni trauma, perché assegnargli un epilogo come quello raccontato nelle ultime pagine? È davvero coerente con il sistema di valori che il personaggio stesso aveva incarnato?

Il film in onda stasera su Rai 5, diretto da Francesca Archibugi, vede un bravissimo Pierfrancesco Favino nei panni del protagonista Marco Carrera. Accanto a lui, un cast di primo piano composto da Kasia Smutniak, Bérénice Bejo, Laura Morante e Sergio Albelli.