All’uscita da Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata italiana presso la Sana Sede, il cardinale Pietro Parolin si intrattiene con i giornalisti e spiega che il Vaticano non prenderà parte al Board of peace voluto da Donald Trump «per la sua particolare natura che non è quella degli altri Stati». Da ricordare, inoltre, che nelle scorse settimane il patriarca di Gerusalemme, cardinale Pizzaballa, aveva definito il board «un’operazione colonialista». Sulla posizione italiana il segretario di Stato vaticano aggiunge che ci sono molti punti critici nella partecipazione, se pur come Paese osservatore, all’organismo messo in piedi dal presidente statunitense. Primo fra tutti la necessità che sia l’Onu a occuparsi delle questioni internazionali. «Abbiamo preso nota che l'Italia parteciperà come osservatore», ha dichiarato il cardinale rispondendo alla domanda di cosa pensasse della partecipazione dell’Italia. E ha aggiunto: «Ci sono punti che lasciano un po' perplessi, punti critici che

avrebbero bisogno di trovare delle spiegazioni. La cosa importante è che si sia tentato di dare una risposta ma per noi ci sono criticità che dovrebbero essere risolte. La preoccupazione è quella che a livello internazionale sia l'Onu a gestire queste situazioni di crisi».

Il cardinale Parolin all'uscita di palazzo Borromeo parla del board of peace di Trump e dice: "Il Vaticano non parteciperà, delle crisi deve occuparsi l'Onu"

Per quanto riguarda i rapporti con l’Italia il segretario di Stato ha riferito che si sono affrontati diversi temi tra i quali anche quello che riguarda la situazione carceraria. «C'è stato soprattutto un ringraziamento da parte nostra per l'attenzione che il Governo ha prestato a tante tematiche che stanno a cuore alla Chiesa, tematiche di natura sociale. Temi come i provvedimenti per la famiglia, il tema dell'educazione e della disabilità, il tema delle carceri. Su questi temi ci sono dei tavoli di lavoro che riguardano più direttamente la Cei e sui quali sono stati fatti dei passi in avanti».

Pessimista, invece sulla guerra in Ucraina: «Non ci sembra che ci siano progressi reali riguardo alla pace. Speriamo che i dialoghi in corso possano produrre qualche progresso, ma non ci sono molte speranze e molte attese».