Dopo aver spiegato l’importanza della Costituzione dogmatica Dei Verbum, papa Leone continua la sua catechesi sui documenti conciliari incentrando la sua meditazione sulla Lumen Gentium e, in particolare, sul tema “Il mistero della Chiesa, sacramento dell’unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano».

Il Vaticano II, sottolinea subito il Pontefice, nel descrive la Chiesa, si è preoccupato di spiegare da dove essa trae origine. La Costituzione dogmatica Lumen gentium, approvata il 21 novembre 1964, lo fa attingendo alle Lettere di San Paolo dove si parla di «mistero». Questo, però, non significa che la Chiesa sia qualcosa di «oscuro o di incomprensibile, come a volte comunemente si pensa quando si sente pronunciare la parola “mistero”». Anzi, è «esattamente il contrario: infatti, quando San Paolo utilizza, soprattutto nella Lettera agli Efesini, tale parola, egli vuole indicare una realtà che prima era nascosta e ora è stata rivelata». E la realtà è il disegno di Dio che vuole «unificare tutte le creature grazie all’azione riconciliatrice di Gesù Cristo, azione che si è attuata nella sua morte in croce». Questa unificazione si sperimenta, dice Leone, «prima di tutto nell’assemblea riunita per la celebrazione liturgica: lì le diversità sono relativizzate, ciò che conta è trovarsi insieme perché attratti dall’Amore di Cristo, che ha abbattuto il muro di separazione tra persone e gruppi sociali». Il mistero, dunque, per San Paolo, «è la manifestazione di quanto Dio ha voluto realizzare per l’umanità intera e si fa conoscere in esperienze locali, che gradualmente si dilatano fino a includere tutti gli esseri umani e perfino il cosmo».

Papa Leone saluta i fedeli durante l'udienza del 18 febbraio (REUTERS)

L’umanità è divisa, constata il Pontefice, e da sola non è in grado di riparare la sua «frantumazione» nonostante questa tensione ci sia nel cuore degli uomini e delle donne. Ed è qui che si inserisce l’azione di Gesù che, «mediante lo Spirito Santo, vince le forze della divisione e il Divisore stesso». Allora, «trovarsi insieme a celebrare, avendo creduto all’annuncio del Vangelo, è vissuto come attrazione esercitata dalla croce di Cristo, che è la manifestazione suprema dell’amore di Dio; è sentirsi convocati insieme da Dio: per questo si usa il termine ekklesía, cioè assemblea di persone che riconoscono di essere convocate». E questa convocazione non può limitarsi a un piccolo gruppo di persone, «ma è destinata a diventare esperienza di tutti gli esseri umani. Perciò il Concilio Vaticano II, all’inizio della Costituzione Lumen gentium, afferma così: “La Chiesa è, in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano”». Con il termine “sacramento”, dunque, aggiunge Leone, ««si vuole indicare che la Chiesa è nella storia dell’umanità espressione di quanto Dio vuol realizzare; per cui, guardando ad essa, si coglie in qualche misura il disegno di Dio, il mistero: in questo senso la Chiesa è segno. Inoltre, al termine “sacramento” si aggiunge anche quello di “strumento”, proprio per indicare che la Chiesa è un segno attivo. Infatti, quando Dio opera nella storia coinvolge nella sua attività le persone che sono destinatarie della sua azione. È mediante la Chiesa che Dio raggiunge l’obiettivo di unire a sé le persone e di riunirle tra di loro».

L’unione con Dio allora «trova il suo riflesso nell’unione delle persone umane. È questa l’esperienza di salvezza». Nella Costituzione Lumen gentium si utilizza di nuovo la descrizione della Chiesa come sacramento, con la specificazione “di salvezza”», sottolinea il Pontefice. Nel numero 48 del capitolo VII, dedicato all’indole escatologica della Chiesa pellegrinante, si legge, infatti: «E invero il Cristo – dice il Concilio –, quando fu levato in alto da terra, attirò tutti a sé (cfr Gv 12,32 gr.); risorgendo dai morti (cfr Rm 6,9) immise negli apostoli il suo Spirito vivificatore, e per mezzo di Lui costituì il suo corpo, che è la Chiesa, quale sacramento universale della salvezza; assiso alla destra del Padre, opera continuamente nel mondo per condurre gli uomini alla Chiesa e, attraverso di essa, congiungerli più strettamente a sé e renderli partecipi della sua vita gloriosa col nutrimento del proprio corpo e del proprio sangue». E qui che si capisce «il rapporto tra l’azione unificatrice della Pasqua di Gesù, che è mistero di passione, morte e risurrezione, e l’identità della Chiesa. Nel contempo esso ci rende grati di appartenere alla Chiesa, corpo di Cristo risorto e unico popolo di Dio pellegrinante nella storia, che vive come presenza santificatrice in mezzo a un’umanità ancora frantumata, quale segno efficace di unità e riconciliazione tra i popoli».

Infine l’esortazione a vivere la Quaresima «con intenso spirito di preghiera» così da «giungere interiormente rinnovati, alla celebrazione del grande mistero della Pasqua di Cristo, rivelazione suprema dell’amore misericordioso di Dio».