«Se la tua vita fosse un’opera d’arte, andresti a vederla?». È la motivazione che ha spinto Nicolò Guarrera, vicentino di Malo, a partire domenica 9 agosto 2020 per realizzare un sogno: fare il giro del mondo a piedi. In 1.862 giorni ha attraversato 4 continenti e percorso oltre 35 mila chilometri, accompagnato da Ezio, «un passeggino da trekking, lo zaino nel quale porto tutto ciò di cui ho bisogno» come una tenda, pochi cambi e provviste, «la soluzione alle centinaia di chilometri di vuoto nei deserti di America Latina e Australia», pesante 12 chili ma in grado di portarne fino a 50 poggiando su 3 ruote. Lo racconta nel volume Con i piedi per terra. Il giro del mondo un passo alla volta, appena pubblicato da Sonzogno (pp. 432, € 19).

La copertina del libro

Al di là dell’impresa in solitaria, colpiscono due aspetti della vicenda: il percorso interiore scandito dai passi fisici e il fatto che l’esperienza individuale sia diventata via via «un’opera collettiva» che travalica i numeri per diventare incontri, volti, relazioni.

«Il viaggio più bello, secondo me, è tornare dove sei stato bene», scrive Nicolò, classe 1993, laurea triennale in Economia aziendale a Verona, seguita dalla magistrale in Trade marketing e Strategie commerciali presso l’Università degli Studi di Parma, e da un’esperienza lavorativa a Milano nel marketing del cioccolato.

«Se è vero che tanti pezzi di cuore li ho lasciati in giro per il mondo, altrettanti sono rimasti ancorati a casa». Nel corso del lungo cammino durato oltre 5 anni, concluso il 12 settembre 2025, «sono 177 le persone che mi hanno aperto le porte di casa, 809 quelle che mi hanno donato un pasto caldo, una notte tranquilla o un paio di scarpe, e più di mille quelle che, per un istante o qualche giorno, hanno condiviso il cammino con me ed Ezio. Siete la prova che il genere umano, per la stragrande maggioranza, è composto da anime buone e gentili», incrociate anche in gruppi Scout, parrocchie, unità pastorali. Non solo accoglienza, però: in tanti hanno voluto condividere con Nicolò un pezzo di strada.

«Il giro del mondo non era soltanto mio o di Ezio, ma di tutti loro: per decine di persone aveva avuto un senso, l’avevano fatto proprio e si erano appassionate tanto quanto me. Avevamo dato vita a un cammino di Santiago tutto nostro, irripetibile e per questo unico».

Pieroad in Iran

In quest’ottica, «l’ultimo mese è stato tra i più densi di emozioni, tanto da farmi riconsiderare l’intero percorso alla luce della condivisione, prima ancora che della scoperta», puntualizza l’autore.

In cifre, 47 milioni di passi, 36.146 chilometri, 24 paia di scarpe per passare dal Veneto al Sudamerica, dalla Terra del Fuoco all’Australia, dall’India al Medio Oriente fino alla lunga risalita verso casa. Scoprendo un mondo imperfetto che, però, rallenta e spesso non concepisce la vita come un dilemma da sciogliere.

Conosciuto sui social dal 2020 con il nickname “Pieroad” (su Instagram ha 461 mila follower e oltre 46 mila su Facebook), Guarrera ha condiviso il suo viaggio cercando di comunicare un mondo più umano. Un racconto in parte confluito nel libro, che ha iniziato a scrivere nel 2022 mentre era in viaggio già da due anni. Ma l’autore ci tiene a spiegare la genesi del progetto, partita il 12 maggio 2018: «Nel salotto di un appartamento per studenti, a Parma, un ventitreenne stava unendo dei punti su un mappamondo immaginario».

Il tratto finale

La preparazione è lunga e meticolosa: «Ci sono voluti mesi per fare il giro del mondo in questo modo, da casa, scrivendo a decine di persone, leggendo libri, guardando documentari e studiando distanze, visti, frontiere, stagioni, punti di rifornimento, profili altimetrici e luoghi interessanti dove fermarsi. Mentre tessevo la trama e passavano gli anni, succedeva il fatto più importante: l’idea attecchiva. Quando guardavo davanti a me non vedevo altro che il cammino, un’instancabile sequenza di passi che proseguivano senza fine».

Con una determinazione incrollabile: «Avevo deciso consapevolmente che sarei partito per fare il giro del mondo a piedi; e inconsciamente avevo eliminato le alternative che avrebbero potuto distrarmi».