Raccontare un’appassionante storia d’amore affrontando i temi dell’identità, del rapporto (postcoloniale) tra culture, dell’emigrazione, della forza dei legami famigliari, in oltre 750 pagine avvincendo il lettore dall’inizio alla fine non è impresa letteraria da poco: Kiran Desai ci è riuscita con La solitudine di Sonia e Sunny, strepitoso e imperdibile romanzo corale arrivato dopo 20 anni di silenzio dell’autrice, pubblicato da Adelphi.

Sia Sonia sia Sunny, due giovani appartenente a famiglie indiane benestanti, studiano negli Stati Uniti. Lei nel Vermont dove, durante un inverno lungo e freddo, la sua solitudine viene spezzata dall’incontro con un artista più vecchio di lei che la inizia all’amore e alla vita di coppia; lui a New York, dove studia e lavora per diventare giornalista e intrattiene una relazione con una ragazza americana proveniente da una famiglia Repubblicana. Le famiglie dei due ragazzi si conoscono e a un certo punto, dall’India, combinano il matrimonio fra i due, come si usa nella loro cultura. Il progetto fallirà miseramente, ma le vie della vita e dell’amore sono davvero infinite e i due ragazzi finiranno per incontrarsi e innamorarsi per conto loro.

Tutto bene quel che finisce bene, allora? Per nulla. L’avvicinamento fra i due protagonisti è assai complicato e, anche quando l’amore sboccia, fra loro si frappongono ostacoli a non finire. Sì, La solitudine di Sonia e Sunny ricorda un po’ I promessi sposi. Naturalmente, in salsa indiana…

A impedire ai ragazzi di realizzare il loro amore emergono una serie di difficoltà che permettono all’autrice di affrontare i temi che le stanno a cuore, oltre a quello, centrale, della forza di un legame affettivo. Le famiglie d’origine, anzitutto, che invece di assecondare il sentimento dei figli cercano di distruggerlo, in nome di assurde ambizioni. Famiglie delle quali comunque i ragazzi non possono fare a meno, perché lì sono le loro radici e i loro affetti. A complicare il tutto, il fatto che i protagonisti sono di fatto due emigrati che vivono in un Paese straniero, attratti in maniera schizofrenica in due opposte direzioni: l’immersione nella nuova cultura occidentale, che implica il rinnegamento di alcuni aspetti della cultura d’origine, e il ritorno alle radici, che comunque fanno parte del loro Dna. E su questa situazione si innesta un’ulteriore difficoltà: lo sguardo di superiorità degli occidentali sugli indiani, incarnato dai due partner dei ragazzi (in maniera estrema dall’artista narcisistica che irretisce e sottomette Sonia), ma presente ovunque, anche in un romantico viaggio a Venezia. La solitudine esistenziale di Sonia e Sunny si combina con una sensazione insuperabile di estraneità, di non appartenenza piena a nessun luogo, a nessuna cultura.

Raccontato così, questo libro di Kiran Desai sembra forse un saggio, mentre in realtà e un romanzo, una narrazione fluviale e ricchissima di vicende e personaggi che trascinano il lettore come di rado accade. La solitudine di Sonia e Sunny e un romanzo-mondo che con la forza delle storie, e soprattutto di una storia d’amore, attraversa molte questioni centrali del nostro tempo, riflettendo anche sulle forme della letteratura e mescolando in maniera raffinata più registri narrativi.

Al lettore la sorpresa di scoprire se, come nei Promessi sposi, dopo tante tribolazioni ci sarà il lieto fine…