A due settimane dalla sua comparsa nelle librerie italiane, avvenuta il 14 luglio, Theo da Golden (Salani) mantiene le sue promesse da caso editoriale mondiale, scalando velocemente anche le classifiche italiane: in due manciate di giorni approda tra i primi dieci titoli della generale, al secondo posto nella narrativa straniera.

DI CHE COSA PARLA THEO DA GOLDEN

È il primo romanzo di Allan Levi, prima avvocato e, poi, da trent’anni cantautore a tempo pieno. Il protagonista Theo è un misterioso, elegante ed evidentemente facoltoso anziano signore, vedovo: sbarca con il suo accento straniero, che poi si scoprirà portoghese, a Golden, cittadina del Sud degli Stati Uniti, dopo aver vissuto in luoghi diversi del mondo.

Entrando nella caffetteria Il calice nel centro cittadino è attratto dai ritratti a matita appesi alle pareti, scopre che ritraggono gli avventori e che sono in vendita ma che non hanno fortuna. A Theo, che ha il tratto della gentilezza, attitudine grazie alla quale riesce a farsi raccontare le storie altrui senza dire nulla o quasi della propria, nemmeno il suo cognome, viene un’idea balzana: acquistare poco alla volta tutti i 92 ritratti e consegnarli personalmente a quelli che pensa debbano essere i loro legittimi proprietari: il loro soggetti o le persone che li amano.

Theo da Golden e la forma della felicità (Salani)
Theo da Golden e la forma della felicità (Salani)

Theo da Golden e la forma della felicità (Salani)

Comincia scrivendo a ciascuno una lettera elegante e garbata, su carta pregiata, dando a ciascuno un appuntamento alla panchina vicino alla fontana della piazza principale, facendosi riconoscere per il cappello che porta in testa. La prima destinataria è Minnette una giovane commercialista che comprensibilmente diffida, ma che alla fine si presenta e non solo comprende che Theo mantiene la sua generosa promessa, senza riceverne né chiederne nulla in cambio, ma gli racconta cose molto personali che ha sempre tenuto riservate. Lo schema si ripete con una senza tetto, con il padre di una bambina ricoverata in ospedale, e via via con altri.

E intanto Theo passa dall’hotel a una casa in affitto, si affida a un consulente con una segreteria diffidente, fa amicizia con il barman e con il titolare della libreria del centro. Con tutti si relaziona più ascoltando che parlando, ma guadagna fiducia nonostante il suo mistero, che molto utilmente, nel suscitare la curiosità degli abitanti di Golden, tiene avvinto anche il lettore. Tanto basta: lo spoiler finisce qui e siamo solo alle primissime pagine.

UN ROMANZO DALLA STORIA INSOLITA

Theo da Golden è un caso editoriale mondiale con un percorso insolito: autopubblicato nel 2023 si è affermato per passaparola, dunque non si può dire che sia stato tecnicamente quel che si dice un “libro furbo”, perché un editore subito non lo ha trovato. Ma poi, a seguito del successo spontaneo, nel 2025 il libro è stato acquisito e pubblicato negli Stati Uniti da Atria Books, un marchio della casa editrice Simon & Schuster, ed è diventato un best seller da un milione di copie.

Ritratto di giovane donna
Ritratto di giovane donna
Ritratto di giovane donna. (Getty Images/istock)

Non si può dire che sia un capolavoro: il meccanismo della consegna dei ritratti è ripetitivo, il protagonista e a volte anche i comportamenti degli altri personaggi non sono sempre credibili (possibile che l’idea bizzarra di Theo non diventi subito di pubblico dominio in un posto piccolo?), la scrittura è abbastanza piatta e forse guadagnerebbe dall’asciugatura nei dialoghi. Né è vero, come si potrebbe pensare, che il passaparola apra la strada solo a libri “facili”: un capolavoro tutt’altro che semplice e lunghissimo come La messa dell’uomo disarmato (da poco ripubblicato da Ares) di Luisito Bianchi in Italia ha avuto una storia simile (su numeri molto più piccoli), ma spessore letterario molto diverso.

IL SEGRETO DEL SUCCESSO

Eppure il successo di Theo si capisce, si capisce eccome, anche se è probabile che non appagherà i lettori più esigenti in termini di qualità letteraria: Theo da Golden, risponde a una esigenza psicologica più che narrativa. Una esigenza di evasione, non solo nel senso di farsi portare via da una storia, ma di trovare un rifugio lontano da questo mondo sempre più attraversato da crisi, da venti di guerra, disastri ambientali, o anche solo dal livore quotidiano che attraversa ogni dibattito sui social. Risponde al bisogno umanissimo di abitare per qualche ora prima di dormire, mentre si riposa sulla spiaggia, o mentre si sta schiacciati sulla metropolitana andando al lavoro, uno spazio di sentimenti positivi, di gentilezza, di gratuità, insomma un mondo migliore e magari anche di lasciarsi ispirare da quell’ignoto, elegante, misterioso benefattore che è Theo a darsi da fare per rendere un po’ migliore quello in cui si abita per davvero.

UP LIT E ALTRI FILONI

In questo senso Theo, mentre cerca di rendersi credibile nel far del bene alle persone che incontra, finisce per fare del bene anche a chi lo legge ricordandogli che forse volendo può ancora esistere un’altra diversa possibilità di agire e relazionarsi. Agisce come agisce il filone che, nell’ossessione di classificare tutto l’editoria contemporanea definisce Up-lit, ossia, più o meno, “letteratura che solleva il morale!”. Pur geograficamente agli antipodi è parente delle variazioni sul tema del caffè di Toshikazu Kawaguchi.

Theo da Golden con ogni probabilità non passerà alla storia della letteratura. Ma è anche possibile che, forse chissà, trovi un posto tra long seller come L’Alchimista di Paulo Cohelo, il Gabbiano Jonhathan Livingstone di Richard Bach, Il profeta di Khalil Gibran, Siddharta di Herman Hesse, Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry, Cambiare l’acqua ai fiori di Valérie Perrin, L’eleganza del riccio di Muriel Barbery. Alcuni sono capolavori, altri no.

In comune hanno non il valore intrinseco – alcuni lo hanno altri meno, l’accostamento potrebbe suonare eretico e in certi casi lo è – ma tutti hanno la capacità di rispondere a bisogni umani diversi che vanno oltre le pagine, e che in certi momenti della vita hanno necessità di essere accolti. E tutti hanno in comune la capacità di farsi leggere. Il che basta e avanza a dare senso a un libro in un mondo in cui tutti scrivono e non legge quasi nessuno.