Pubblichiamo un estratto della recensione del film Molly's game che sarà pubblicata sulla Rivista del cinematografo di aprile.

Aaron Sorkin ama le storie ispirate a fatti reali e a persone reali. Più precisamente, è affascinato dai rivoluzionari. Charlie Wilson convince il governo americano a investire nel conflitto russo-afghano per combattere il blocco sovietico (La guerra di Charlie Wilson), Mark Zuckerberg crea la rete social più importante del mondo vendicandosi dell’establishment e della sua esclusività (The Social Network), Billy Beane pensa fuori dagli schemi e realizza una nuova economia del baseball (L’arte di vincere), Steve Jobs vede quello che gli altri non vedono inducendo bisogni di cui non avevamo idea (Steve Jobs).

Ma che cosa ha fatto esattamente Molly Bloom, (ex) regina del poker clandestino che porta il nome di un personaggio di James Joyce? Mrs Bloom non ha agito nella maniera determinante degli uomini menzionati ma come ogni altra creatura di Sorkin è un Don Chisciotte pronta a battersi contro l’impossibile. Il suo mulino a vento? Essere una donna in un mondo di uomini. Dopo aver firmato uniDrama in tre atti che fa reagire lo stesso personaggio agli stessi stimoli ma in differenti momenti della sua vita (Steve Jobs), Aaron Sorkin opta per una forma più classica, un rise & fall con voce off e circolazione del denaro scorsesiana ma dalla struttura decisamente sorkiniana. Dal suo primo film, Codice d’onore, lo sceneggiatore si affeziona agli intrighi giudiziari. D’altra parte la professione di avvocato si rivela particolarmente propizia ai monologhi, dispiegando l’intelligenza dei loro oratori. Che sia in una serie o dentro un film, la testimonianza o la confessione si rivelano sovente strumento narrativo ideale per costruire il racconto avanti e indietro nel tempo.

Assoldato per tradurre sullo schermo l’autobiografia di Molly Bloom, resta colpito dagli avvenimenti successivi alla pubblicazione del libro e all’arresto della donna. Alla maniera dell’avvocato di Idris Elba, Sorkin scopre in quell’occasione le reali qualità di Molly Bloom e le ragioni che la conducono a rifiutare all’FBI i nomi dei suoi clienti. Nel rifiuto si rivela la sua integrità, quella qualità cara all’autore e di cui è dotato ogni suo personaggio. Spesso criticato per quelli femminili soggetti al mansplaining, Sorkin sceglie per la prima volta una protagonista. Una protagonista simpatica.