Dopo lo straordinario successo dello scorso anno, il Ravenna Festival ripropone l’evento “Cantare amantis est”, che ispirato dalle parole di Santo’Agostino (“cantare è proprio di chi ama”) coinvolge 3.500 coristi arrivati da tutta Italia in un “viaggio nella coralità” guidato da Riccardo Muti. Il ll progetto, curato da Anna Leonardi, chiama a raccolta coristi professionali e amatoriali, cantori esperti e principianti, di ogni età e livello, il 1° e 2 giugno al Pala de Andrè di Ravenna.

In questa edizione dedicata del Ravenna Festival dedicata a San Francesco, nell’ottavo centenario della sua morte, il tema di Cantare amantis est sarà quello della preghiera comune, intesa nel senso di una spiritualità che non conosce distinzioni di religione o di cultura: per lanciare al mondo, oggi più che mai, un messaggio di pace attraverso il linguaggio universale della musica. E per l’occasione, l’evento di inizio giugno ha una dedica speciale.

“Dopo aver scelto di incentrare il nuovo programma di Cantare amantis est su alcune pagine di tema sacro”, spiega il Maestro Muti, “mi è parso naturale e doveroso rendere omaggio, attraverso esse, a Don Giovanni Minzoni, figura centrale e martire della storia del nostro Paese”.

“Un sacerdote”, spiega Muti, “che fu uno straordinario uomo di fede e insieme uno spirito libero, moderno, rivoluzionario per i suoi tempi; per l’impegno a favore dei giovani, degli operai, dei poveri, capace di guardare avanti, e di realizzare opere fondamentali”. Muti sottolinea anche: “fin dal mio arrivo a Ravenna ho sempre sentito parlare di lui, è giunto il momento di rendergli un tributo”.

Don Minzoni , nato a Ravenna nel 1885, divenne cappellano ad Argenta, terra di socialisti e di latifondisti, teatro di gravi agitazioni e conflitti sindacali e operai. È lì che, dopo essersi guadagnato una medaglia d’argento al valor militare come cappellano nella Grande guerra, potenzia l’organizzazione parrocchiale a sostegno dei più deboli: i giovani, le donne, i braccianti. Ed è lì che gli squadristi fascisti lo colpiranno a morte nell’agosto del 1923. Alle loro violenze diceva di aver sempre risposto “con un’arma che per noi è sacra e divina, quella dei primi cristiani: preghiera e bontà”.

Al centro di questa sorta di “masterclass” guidata da Riccardo Muti, libera e gratuita, ci saranno quattro celebri pagine corali. L’ Ave Verum Corpus di Wolfgang Amadeus Mozart è un mottetto celestiale scritto dal genio di Salisburgo nell’estate del 1791. Si tratta di un brano molto amato da Muti. Lo ricordiamo nel luglio del 2022, davanti al Santuario Nostra Signora di Lourdes, quando lo fece cantare a un coro formato dai bambini delle scuole di Lourdes e di Tarbes in occasione dell’evento Le Vie dell’Amicizia. A un certo punto, durante le prove, il maestro, ottantenne in forma smagliante, salì su una sedia per farsi vedere meglio dai bambini e per spronarli con tono scherzoso (“questa è una preghiera, non è Ave Cesare!)”.

La preghiera alla Luna “Casta Diva”, dalla Norma di Vincenzo Bellini, è il brano più celebre del compositore catanese e impegna il coro in una melodia che fa da sfondo ai vocalizzi del soprano. In programma anche un estratto dalla Messa da Requiem di Giuseppe Verdi (composizione diretta e incisa da Muti più volte, con grandi orchestre, cori e solisti prestigiosi ) e il Prologo dal Mefistofele di Arrigo Boito. Queste pagine corali saranno approfondite nel corso di due intense giornate di studio e di prove, lunedì 1 giugno (dalle 15 alle 20) e martedì 2 giugno (dalle 10,30 alle 13 e dalle 15,30 alle 18,30).

Un’esperienza unica in cui la musica diviene fino in fondo strumento di coesione e di pace, perché come non si stanca di sottolineare lo stesso Muti, “cantare e far musica insieme è l’esempio più vivo di una società che attraverso l’armonia e la bellezza tende al bene comune”.