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ANSA
È l’estate del 1986. Dalla è appena tornato dagli Stati Uniti, dove ha suonato con gli Stadio al Village Gate di New York. Durante una gita in barca nel golfo di Napoli, un guasto lo costringe a fermarsi a Sorrento e a trascorrere la notte al Grand Hotel Excelsior Vittoria. Gli viene assegnata una suite nella quale, secondo la tradizione tramandata dall’hotel, aveva soggiornato Enrico Caruso nel 1921, poco prima di morire a Napoli, durante il viaggio che lo avrebbe dovuto portare a Roma.
È proprio in quell’albergo che il cantautore bolognese ascolta una storia destinata a ispirarlo: quella degli ultimi giorni del tenore, ospite di quella stessa camera. A raccontargliela è il personale della struttura, tra cui una persona che custodisce la memoria della zia, già cameriera di Caruso. Tra ricordi veri e leggenda, Dalla trova l’ispirazione per scrivere una canzone in cui amore e musica diventano un rifugio davanti alla fine.
Infatti, nel 1921 Caruso si trovava a Sorrento in convalescenza, dopo essere stato operato a un polmone in seguito a una pleurite. Lì, secondo il racconto tramandato, si innamorò di una giovane donna alla quale dava lezioni di canto. Una sera, sentendo ormai vicina la fine, si fece portare il pianoforte in terrazza e, ispirato dal panorama del golfo di Sorrento, cantò con tale intensità da essere udito fin giù al porto.
Dalla ha raccontato più volte come, dopo aver ascoltato questa vicenda, si sia seduto al pianoforte e abbia cominciato a comporre Caruso. E lo racconta anche nel suggestivo videoclip ufficiale, in cui lo si vede entrare in un albergo mentre alla reception risuona The Wild Boys dei Duran Duran. Dopo aver attirato l’attenzione dell’addetto, si dirige verso la sua stanza: sulle immagini del suo percorso prende forma la canzone, in un gioco di contrasti tra la musica pop contemporanea e la melodia intensa e malinconica del brano.
La melodia di Caruso richiama la tradizione napoletana e presenta affinità con Dicitencello vuje, un classico del 1930. La scrittura di Dalla trasforma però la vicenda del tenore in una storia tragica: quella di un uomo fragile, celebre in tutto il mondo, malato e vicino alla morte, che sulla terrazza affacciata su uno dei golfi più belli d’Italia vive un amore forse impossibile per una giovane allieva. Un sentimento che, mentre sente la vita sfuggirgli, lo spinge a continuare a cantare.


Pubblicata nell’ottobre del 1986 come inedito nell’album DallAmeriCaruso, la canzone è legata al concerto che Lucio Dalla tenne al Village Gate di New York il 23 marzo dello stesso anno. Caruso, tuttavia, non faceva parte della scaletta del concerto: Dalla la compose successivamente, durante la sosta a Sorrento. Il brano completò così il progetto discografico nato dall’esperienza americana, una storia ricostruita anche nel film di Walter Veltroni DallAmeriCaruso. Il concerto perduto. A quarant’anni da quella stagione, il disco torna in una nuova edizione in vinile pubblicata da Sony Music.






