Una grande spiaggia di sabbia e sassolini, un palco di trecento metri su cui suonano decine di band e il mare che respira alle sue spalle. E poi, davanti a quel palco, un oceano di giovani che per tre giorni di fila ascolteranno musica, dai gruppi emergenti ai cantanti più famosi, ma anche riflessioni e testimonianze.

Il Meeting del Mare di Marina di Camerota, Salerno, compie trent’anni: si terrà il 30 e 31 maggio e il 1° giugno. Sarà gratuito per almeno due serate e i big della musica – i nomi saranno svelati all’ultimo momento – non deluderanno. La città, solo per questo evento, si aspetta almeno ventimila ragazzi, e il gruppo di giovani che lavora alla preparazione dell’evento, tramite la Fondazione Crea (cultura, religioni e arte) che gli sta alle spalle, da tempo ha cominciato a rimboccarsi le maniche. Ed è incredibile che dietro a questo grandissimo evento ci sia un prete di 57 anni con una storia particolare.

Il mare è una grande strada

Si chiama don Gianni Citro ed era il 1996 quando per festeggiare la sua ordinazione, dopo che per decenni Marina di Camerota non aveva più avuto un suo parroco, i giovani della parrocchia decisero di organizzare un piccolo festival: «Mi fecero una festa incredibile», racconta, «tutto il paese fu coinvolto. Su una tavolata di 150 metri, per strada, facemmo una grande cena, sembravamo una grande famiglia. La sera si suonò, perché sono un appassionato di musica, vennero gruppi di giovani a suonare e l’anno dopo ci dicemmo: anche se non c’è un’altra ordinazione sacerdotale, facciamolo ancora».

Fu chiamato Meeting del Mare perché il mare era il simbolo di speranza: «Era l’anno in cui sbarcavano gli albanesi», ricorda don Gianni, «e il mare era una grande strada che metteva in contatto popolazioni lontane, significava speranza. Scegliemmo come tema “Credere, sperare e amare”». Da allora, sul palco sono saliti tutti: Franco Battiato è venuto due volte, Caparezza, J-Ax, Geolier, Tananai, Afterhours, Subsonica, Baustelle, Fabrizio Moro, per dirne solo alcuni. Dal pomeriggio suonano band emergenti, la sera c’è il concerto di un big, durante la giornata ci sono presentazioni di libri, incontri con personalità del mondo della cultura, momenti di riflessione.

Don Gianni Citro con il duo Nu Genea (Nuccio Mastrogiacomo)

Una musica per il domani

«Questo Meeting è anche un’opportunità per mettere un piccolo seme di fede», dice don Citro, «ad esempio il tema di quest’anno è il domani: il motivo? Abbiamo appena concluso un Giubileo della Speranza e ho pensato che parlare di futuro potesse essere importante. Le nuove generazioni sono molto legate al momento presente, al carpe diem, a riempire l’istante presente con tutto il meglio che possono afferrare in maniera veloce, violenta e consumistica, invece la cifra del domani fa esplodere il valore della speranza, della proiezione. La speranza è in tutte le pagine del Vangelo», continua il parroco. «Quando Gesù abbraccia un malato e lo guarisce sta riconsegnando un domani a tutti gli infelici del mondo. Io questo domani lo riconsegno attraverso la musica».

Don Gianni ha deciso di diventare prete quando aveva poco più di vent’anni: «Ero studente di filosofia all’Università di Perugia», racconta, «non provenivo da una famiglia cattolica, non avevo mai frequentato l’oratorio. Ma da universitario mi capitò di fare un’esperienza molto forte in ambito francescano. Mi innamorai della vita di convento, decisi di entrarci anche io, poi accadde un fatto strano: dovevo incontrare il mio vescovo, monsignor Bruno Schettino, e la sua figura mi colpì molto. Era un uomo di una spiritualità autentica, mi raccontò una cosa che non conoscevo e cioè che nella mia diocesi d’origine non c’era nemmeno una vocazione. Così, fui costretto a spostare la mia attenzione da un attaccamento a una forma di povertà più romantica a una Chiesa più incarnata. Ad Assisi era facile, eravamo centinaia di giovani da tutta Italia affascinati da suggestioni spirituali, invece scoprii una Chiesa di anziani, quasi morente, e questo vescovo mi suggerì che forse ero chiamato a servire proprio lì, dove tutto si stava spegnendo. Per me fu traumatico». Don Gianni terminò gli studi in Filosofia, completò il seminario di Capodimonte e nel 1995 diventò sacerdote. L’anno dopo nacque il Festival.

La fede si fa racconto

Le sue parrocchie sono due: Sant’Alfonso in Marina di Camerota e Santa Maria delle Grazie in Lentiscosa, provincia di Salerno, circa 4 mila fedeli in totale, tantissimi giovani. Una terra che vive soprattutto di turismo e che, in estate, tocca picchi di 100 mila abitanti. Oltre al Meeting del Mare, don Gianni organizza, insieme alla Fondazione Crea di cui è presidente, mostre di arte antica, di cui è molto appassionato: «La fede ha dato un contributo enorme alla crescita dell’arte, e l’arte alla crescita della fede», dice. «Di solito scegliamo luoghi non convenzionali, quindi piuttosto che musei un centro commerciale sequestrato alla mafia. La fede si fa racconto, si fa visione, ti arriva addosso e ti resta incollata nell’anima».