Può un violinista ammaliare il pubblico per secoli e generazioni? Sì, se si chiama Nicolò Paganini, la cui storia, la cui musica, cui il mito sono più vivi che mai. A lui Genova dedica un Concorso (dall’11 al 24 ottobre l’edizione 2026) che ha premiato i “paganini” dei nostri tempi e che oggi diventa sempre più internazionale con presentazioni in Europa ed un attivo centro di ricerca e editoriale. Il nuovo presidente della giuria Ning Feng, 44 anni, il Concorso lo ha vinto nel 2006. Nato a Chengdu nella lontana Cina, si è formato in ogni angolo del mondo.

Maestro, lei succede ad Uto Ughi ed è il più giovane presidente del Concorso. Ci racconta la sua storia?

«Non sono nato in una famiglia di musicisti professionisti, ma di persone che suonano a livello amatoriale. Mio padre in particolare ama molto il violino, ma per ragioni economiche e politiche non potè studiarlo: quando sono nato perciò mi ha iscritto ad una classe dello strumento, sperando che per me diventasse un hobby. Non ero fra i più bravi, ma a 11 anni mi sono davvero innamorato del repertorio classico. Per me studiarlo è sempre stata una gioia, ed alla fine è diventato un vero lavoro. Per questo sono andato a Londra alla Royal Academy e poi a Berlino, e il tutto è stato coronato dalla vittoria nel Premio Paganini. Ed ora, dopo 20 anni, sono qui a presiedere la giuria!».

Come spiega l’universalità dei grandi compositori dell’Occidente?

«Siamo parte di una storia, con una lingua, una tradizione, uno stile che hanno dato vita a forme differenti di Arte: ma la grande Arte è universale. L’Arte occidentale è stata creata quando i mondi erano separati e lontani: ma oggi viviamo in un villaggio globale e anche in Oriente ne abbiamo compreso la grandezza. La grande Arte è di tutti: non ci sono più nazioni e passaporti. L’Arte rende uniti i popoli e abbatte le barriere ed è un linguaggio che ci permette di comunicare fra di noi».

Di Paganini in particolare cosa la entusiasma?

«La gioiosità della sua musica: fa felice chi l’ascolta, rilassa. Naturalmente richiede un lavoro di studio molto, molto duro. Ma il risultato è pure una gioia per l’esecutore. La storia del violino non sarebbe la stessa senza Paganini».

Nella giuria internazionale che presiederà 4 membri su 6 sono donne: è un’ulteriore forma di apertura?

«Quando abbiamo scelto chi invitare non abbiamo neanche preso in considerazione il genere dei candidati. Ci siamo focalizzati solo sul livello dei membri, agendo senza condizionamenti. In passato le donne hanno avuto meno possibilità: oggi questo pregiudizio non esiste più, anche nel campo del violino. E devo dire che sono molto orgoglioso di una giuria di questo livello».

La presenza dei giovani in giuria è importante?

«Anche in questo caso non c’è stata alcuna intenzione di privilegiare i giovani. Ma è anche vero che i partecipanti al concorso sono pure giovani! Vorremmo che la loro gioventù comunicasse un messaggio di energia al mondo. Quel che conta è aiutare i giovani esecutori a compiere i primi passi verso i palcoscenici internazionali. Certo, l’età, come la formazione, come la cultura di un esecutore influenzano il suo modo di interpretare la musica».

La Cina è una Nazione nella quale la musica ha grande diffusione, anche grazie ad artisti affermatisi a livello mondiale...

«Sono molto orgoglioso che in Cina ci siano tanti musicisti: non solo solisti, ma anche orchestrali. Negli ultimi vent’anni sono stati edificate magnifiche sale da concerto e in ogni città ci sono scuole di musica per i bambini. E devo dire che il pubblico cinese è molto giovane rispetto a quello occidentale: non abbiamo una grande tradizione, ma tanta, tanta gente che ama la musica classica».

Che ricordi ha della sua vittoria al Concorso del quale oggi è chiamato a presiedere la giuria?

«Fu un sogno che mai pensavo di realizzare. Sono arrivato con mezz’ora di ritardo alla premiazione, e non capivo quale premio avevo vinto, perché ne ho ricevuti tre, ma li proclamavano solo in italiano! Ha cambiato la mia vita».