All’ombra di Matusalemme, il grande leccio secolare dei Giardini Pontifici, che, spiega il cardinale Fabio Baggio, pro prefetto del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale «con i suoi oltre quattro secoli di vita» «custodisce la memoria del tempo e richiama la parabola evangelica del seme di senape», Andrea Bocelli si esibisce di fronte al Papa.

Il filo conduttore è il Cantico delle creature, sia per il luogo, il Borgo Laudato si’, sia perché, sottolinea il cardinale, «ci troviamo nel cuore di un cammino significativo: l’ottavo centenario del transito di San Francesco d’Assisi. A otto secoli di distanza, la sua voce continua a interpellare il nostro tempo. In un mondo segnato da guerre, sofferenze e divisioni, il Poverello di Assisi ci ricorda che la pace nasce anzitutto da una conversione del cuore: dalla capacità di riconoscere nell’altro un fratello, nel creato un dono e nella vita una responsabilità condivisa».

Con Bocelli il coro dei giovani dell’ABFoundation Voices. «Bambini e ragazzi» spiega Bagigo «provenienti da terre segnate dalla sofferenza e dal conflitto: Terra Santa, Uganda, Haiti e Italia, dal Rione Sanità alle zone colpite dal terremoto di Camerino. Attraverso la musica scoprono un linguaggio comune capace di superare confini, differenze e ferite. La loro presenza ci ricorda che la pace nasce ogni volta che scegliamo l’ascolto, l’incontro e il cammino condiviso».

Suor Alessandra Smerilli, prefetto del Dicastero dello sviluppo umano integrale legge il Cantico delle creature. Il Papa ascolta attento e al termine dell'incontro di preghiera e fraternità "Cantico di Pace" promosso dal Centro di Alta Formazione Laudato si' e dall'Andrea Bocelli Foundation, saluta brevemente i ragazzi.

«Sono molto felice che siate qui con noi oggi. È una gioia condividere questi momenti», dice loro. «Abbiamo appena ascoltato il vostro bellissimo canto. La musica ha la straordinaria capacità di unire voci diverse in un’armonia, dove ciascuna contribuisce con qualcosa di unico all’insieme. In questo senso, il coro diventa simbolo di concordia e cooperazione».

E ancora, aggiunge, «è significativo che le Sacre Scritture e la Liturgia della Chiesa parlino di “cori di angeli e santi” quando descrivono la gioia del cielo, non perché cantino letteralmente tutto il tempo, ma perché uniti nell’amore contemplano Dio insieme e trovano in Lui la pienezza della felicità».

Infine, sottolineando come «la musica ci abbia tutti coinvolti in un’esperienza nuova, qualcosa che era più grande di quello che ciascuno di noi avrebbe potuto creare da solo» spiega che «questa è l’esperienza della bellezza. Ci apre un nuovo orizzonte e risveglia in noi il desiderio di andarvi incontro. Quando ci dirigiamo verso quell’orizzonte, scopriamo non semplicemente qualcosa, ma Qualcuno. Incontriamo Dio, il nostro Creatore. Proprio come possiamo seguire un ruscello fino alla sua sorgente, così la bellezza della musica ci invita a incontrare colui che è la Bellezza stessa. A questo proposito, continuate a coltivare i doni che Dio vi ha dato e lasciate che vi guidino verso di Lui.

Il Signore è tutto ciò che cerchiamo nella vita, Colui che solo può dare pace ai nostri cuori inquieti. Ricordate che siete stati fatti per cose grandi e che il mondo intero non basta a saziare la vostra sete di senso e felicità. Sappiate anche che il Santo Padre vi ama e prega per voi, per le vostre famiglie e per i vostri Paesi. In particolare, prego che la pace possa regnare nelle vostre case e in tutti quei luoghi nel mondo che continuano a soffrire a causa della violenza».