PHOTO
Riccardo Cocciante
Da quasi mezzo secolo è uno dei più grandi protagonisti della musica italiana: cantautore, narratore di emozioni e sentimenti, poeta capace di tradurre sul pentagramma la sincerità più intima dell’animo umano.
Riccardo Cocciante, 80 anni il 20 febbraio, ha fatto sognare, innamorare e commuovere migliaia di persone con brani consegnati alla storia come Margherita, Se stiamo insieme, Bella senz’anima, Questione di feeling… «Mi piace descrivere ciò che arriva dal cuore», racconta il cantautore. «Fare canzoni significa cercare forme eleganti per esprimere riflessioni profonde. Io ero molto introverso e mi sono aperto al mondo attraverso la musica. Ho sempre avuto la fortuna di trovare intorno a me autori capaci di trasformare in parola ciò che già esisteva nella melodia. Perché la musica parla».
Umanità in musica
Cocciante si prepara a un 2026 che lo vedrà nuovamente protagonista tra una tournée estiva nelle provincie italiane e il ritorno del musical Notre Dame de Paris nei maggiori teatri nazionali. Le sue musiche, con testi adattati in italiano dal paroliere Pasquale Panella, nel lontano 2002 furono la base di un’opera che lui definisce «popolare e ricca di temi spirituali». Il successo dello spettacolo non è casuale: «Si racconta di un’umanità che soffre. È una storia», spiega Cocciante, «che sottolinea quanto possa fare male al mondo non amare, guardare agli altri con egoismo e possesso». E aggiunge: «I protagonisti hanno difficoltà a causa del loro essere diversi: Quasimodo, deforme, sembra non poter pretendere nulla dalla vita; Esmeralda, invece, non è accettata in quanto gitana e lontana dal ceto nobile. Eppure, sono migliori di tutti gli altri perché sono gli ultimi. Non è forse questo ciò che diceva anche Gesù?».


Riccardo Cocciante ospite al Festival di Sanremo nel 2024
(ANSA)Tra domande e ricerca
Più volte il cantautore ha saputo raccontare attraverso le canzoni il suo rapporto con la fede: profondo, in certi casi tormentato, ma sempre aperto e positivo: «Sì, sono molto credente. L’umiltà che ci ha insegnato Cristo nel vivere con carità, l’attenzione alla povertà e avere l’animo generoso sono valori che porto costantemente dentro di me». Non sono mancati, però, momenti di tentennamento: «Per tanto tempo ho serbato dubbi su come l’uomo si fosse impadronito della gestione della Chiesa facendone un’istituzione di potere», ammette, «poi è arrivato papa Francesco, che ha reso più semplice il modo di parlare della fede, guardando al futuro ma recuperando i valori essenziali del Vangelo. Una strada che spero non venga mai più abbandonata».
Parole che nascono anche da un incontro personale: Cocciante, infatti, ha conosciuto Bergoglio anni fa, prima di un concerto, restando colpito dalle carezze rivolte ai bambini e ai malati, da quel modo diretto e profondo di entrare in relazione e offrire conforto: «Credo che Francesco manchi a tutti e resti nel cuore di ognuno per la sua semplicità e per l’aura che lo circondava, la stessa che, ne sono certo, aveva anche il santo di Assisi».
Dialogo quotidiano
Il cantautore entra poi nel merito del suo rapporto personale con la fede, raccontando di una preghiera quotidiana che lo mantiene in dialogo costante con il Signore: «Ho voluto fortemente sposarmi in chiesa. Credere, per me, è qualcosa di essenziale». Una convinzione che si allarga anche alla sua visione di Dio: «È uno solo, è umano ed è vicino a tutti». Questo sguardo trova spazio anche nei brani di Notre Dame de Paris, in particolare nell’Ave Maria pagana interpretata da Esmeralda: «È una vera preghiera che arriva da una donna che non crede e viene illuminata dal suo approccio con Maria», spiega Cocciante. E aggiunge: «Quando l’ho composta ho pensato proprio alla speranza che la Vergine è in grado di dare anche a chi non crede e si rivolge comunque a lei per cercare aiuto». La protagonista vede nella Madonna, quindi, una madre e un’amica, scoprendo una fede che non pensava potesse appartenerle. Poi c’è Dio ma quanto è ingiusto il mondo che, invece, rappresenta la preghiera di un uomo (Quasimodo, ndr) che «non capisce perché esistano tante ingiustizie e, patendo la discriminazione, rievoca l’amore che Gesù ha donato all’umanità nonostante le sue sofferenze». Cocciante richiama l’immagine di un Dio capace di restituire luce a chi l’ha smarrita, una presenza che accompagna e sostiene. È un tema che affiora già agli inizi della sua carriera in A Dio, brano in cui la semplicità delle parole si unisce a una melodia raffinata. La stessa attenzione verso i più fragili ritorna in Cuore di Gesù, composto con Lucio Dalla come invocazione di aiuto e protezione.


Riccardo Cocciante con papa Francesco nel 2023
(ANSA)Essere se stessi
«Sono un cantautore atipico», spiega, «a partire dalle mie origini: sono nato a Saigon, in Vietnam, e ho parlato francese prima dell’italiano. Anche la mia vocalità e il mio modo di esprimermi nascono da qui. Non ho mai voluto somigliare a nessuno: l’insegnamento più importante che ho ricevuto è quello di essere fieri della propria diversità. Oggi si cerca spesso di uniformarsi per essere accettati, ma credo si debba sempre difendere la propria unicità». Devoto alla Madonna, Riccardo Cocciante frequenta abitualmente la Basilica di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso, a Parigi, vivendo la fede in modo discreto e personale. «Nella vita non è importante essere perfetti», dice, «ma cercare la bellezza nel modo di dire le cose. Anche il canto segue questa direzione: è un modo di raccontare, in cui ogni interprete può aggiungere qualcosa di proprio».
Un pensiero, questo, che guida anche il suo lavoro di musicista: «Nelle mie composizioni mi si riconosce dall’inizio alla fine. Amo usare un linguaggio contemporaneo: ad esempio, in Notre Dame de Paris l’intenzione è stata quella di unire lo stile musicale europeo a quello americano, adattandoli alle diverse evoluzioni tecnologiche. È un’opera intramontabile, proprio come la fede in Dio». Credere, per Riccardo Cocciante, è una missione che non conosce solo passato, presente o futuro: è una completezza del tempo.





