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Dopo Paperopoli, e Topolinia arriva Zootropolis: la metropoli davvero bestiale a cui la Disney dedica il 55° titolo del suo prestigioso catalogo dei classici d’animazione. “Tutti noi siamo cresciuti guardando i cartoon Disney sul mondo degli animali antropomorfizzati. Io ero completamento catturato da quelle immagini”, dice Clark Spencer, 53 anni il prossimo 6 aprile, nato a Seattle ma laureatosi ad Harvard, da vent’anni produttore di alcuni dei maggiori successi Disney come Lilo & Stich, Winnie the Pooh, Bolt, Ralph Spaccatutto. “Quando ero bambino il mio film preferito era Robin Hood. Da tanto tempo volevo celebrare questa grande tradizione Disney ma in una maniera originale, scavando ancora più a fondo. L’idea di partenza è stata: quale aspetto potrebbe avere una metropoli interamente progettata e abitata dagli animali?”.
Zootropolis è la storia di una città completamente diversa da quelle a cui siamo abituati, sia noi adulti sia i più piccini. Un immenso centro urbano perfettamente organizzato, diviso in quartieri con climi del tutto differenti a seconda delle specie a cui appartengono i suoi abitanti: dall’elegante Sahara Square alla gelida Tundratown. Conigli, bufali, gazzelle, scimpanzé, volpi, yak, elefanti, topi ragno e chi più ne ha più ne metta. Ogni razza ha il suo ambiente e gli animali convivono, grazie all’indefessa attività di controllo di un efficiente corpo di polizia. Non importa ciò che sei perché nella vita puoi essere ciò che vuoi”: è questo il motto che regola la vita a Zootropolis ed è la ragione per cui la protagonista, la coraggiosa coniglietta Judy Hoops, sfida ogni convenzione arruolandosi come poliziotta in un corpo dominato da grosse bestie che potrebbero tranquillamente papparsela come antipasto! Judy viene spedita per strada a fare multe ma è intelligente, sveglia e determinata al punto da intuire subito che sulla città grava l’ombra di un caso irrisolto: la sparizione di 14 differenti animali, che fa penare la polizia e tiene in allarme papà e mamme d’ogni specie. Decisa a mostrare il suo valore, Judy si butta a capofitto nelle indagini finendo per lavorare a fianco di un volpino loquace e truffaldino, Nick Wilde.
“Quello che portiamo sullo schermo è un universo fantastico, il più complesso che sia mai stato dato di immaginare”, spiega Spencer a proposito di Zootropolis, film appena uscito su 650 schermi sparsi per tutta Italia, per una volta in anticipo perfino sugli Stati Uniti dove il cartoon uscirà a tappeto soltanto il 4 marzo. “Quando abbiamo iniziato, pensavamo di porre attenzione su tutti gli animali. Ma poi è stata la storia a decidere: meglio predatori e prede. Perché la convivenza più difficile è quella che giustifica leggi e un corpo di polizia. Ci siamo perciò limitati ai mammiferi lasciando fuori uccelli, pesci e rettili”.
Il cartone è ricco di autocitazioni. Quanto dovete al passato Disney?
“Sinceramente, molto. Basti pensare a capolavori senza tempo come Robin Hood, Bianca e Bernie, Chicken Little. I registi Byron Howard e Rich Moore sono degli esperti di storie con animali parlanti. Ma l’impulso determinante a film è stato dato da John Lasseter”.
Che cosa vi ha detto il creatore della Pixar, oggi anche responsabile di tutto il settore animazione della Disney?
“E’ stato chiaro: per sfidare una simile tradizione ci voleva una storia moderna, contemporanea, qualcosa di mai fatto con gli animali antropomorfizzati. In effetti, ci ha aiutati tantissimo la tecnologia”.
In che senso? Zootropolis sembra addirittura un film all’antica…
“Questo è un grande complimento. Vuol dire che siamo riusciti a nascondere, dietro alla naturalezza, un enorme lavoro tecnologico. Abbiamo fatto cose che, soltanto quindici anni fa, non sarebbero state possibili. Per esempio, l’effetto del vento sul pelo dei differenti animali! I Disney Studios creano da sempre i loro software. Stavolta, abbiamo disegnato oltre 50 diverse specie di mammiferi: per ciascuna, abbiamo studiato la differente struttura molecolare di ogni tipo di pelo. Risultato? Ogni pelliccia è più naturale che mai. Per non parlare, poi, degli effetti distorsivi sull’immagine del calore oppure della semplice umidità”.
Avete tenuto conto della catena alimentare?
“Certo. Abbiamo fatto mesi di ricerche e ci siamo rivolti ai maggiori esperti. Se predatori e prede non si mangiano più a vicenda, è ovvio che devono reperire altrove il loro fabbisogno di proteine: ecco perciò le scorpacciate di pesci, insetti e perfino di gelati!”.
Non è che questa forzata convivenza finisca per generare sullo schermo un eccesso di edulcoratezza?
“Tranquilli. La cattiveria fa parte anche del mondo degli animali. E i cattivi di casa Disney sono, da sempre, personaggi indimenticabili”.
In effetti, in Zootropolis c’è Mr. Big: minuscolo toporagno a capo della malavita cittadina. Chiaramente, una via di mezzo tra don Vito Corleone del Padrino e il Tony Montana di Scarface …
“E’ bello che si colgano subito i riferimenti. Perché il nostro vuol essere un omaggio al grande cinema. Quello grande per davvero. Non nascondo che ci siamo divertiti molto a lavorare su questo personaggio. Ma un altro momento esilarante è quello dedicato all’impiegato del Dipartimento Motorizzazione della città, a cui Judy e Nick si rivolgono per le indagini. Quale animale più adatto di un bradipo per incarnare i tempi della burocrazia? Ci siamo divertiti a visualizzare certi stereotipi, con l’intento però di arrivare alla fine a ribaltarli. L’impiegato Flash sarà determinante per aiutare Judy a risolvere l’intricato caso”.
Al di là dei differenti peli, qual è stata la difficoltà maggiore?
“Concettualmente e poi praticamente, la scelta di mantenere nel film tutti gli animali secondo la scala reale delle proporzioni. Una cosa che ha creato un sacco di problemi al nostro direttore della fotografia. Basti pensare alla scena in cui prima una giraffa, poi un ippopotamo e infine un coniglio scendono dalla scala mobile con tutta naturalezza”.
Lo stile visivo di Zootropolis è tipicamente Disney, ma resta negli occhi un che di nuovo… “Il montaggio delle immagini è a marchio Disney, ma la major di Topolino ha oggi un piede nel passato e l’altro nel futuro. La Disney è una factory del sud, attiva da sempre a Burbank, in California. La Pixar ha il suo cuore pulsante a nord, a San Francisco. Nel film sono evidenti poi le influenze della grande tradizione del fumetto Disney italiano”.
Nella versione originale, a dar voce ai protagonisti sono state chiamate star del calibro di Shakira, Jason Bateman e Idris Elba…
“Fin dalle origini, però, noi della Disney attribuiamo enorme importanza alla scelta delle voci nelle varie lingue. I doppiatori italiani sono i migliori da sempre. Sotto l’esperta guida di Roberto Morville, questa volta abbiamo coinvolto Massimo Lopez, Diego Abatantuono, Leo Gullotta, Teresa Mannino, Ilaria Stagni, Paolo Ruffini, Nicola Savino, Frank Matano. Il risultato è davvero eccellente”.
La storia di Zootropolis è molto furba, sembra fatta apposta per dare la stura a una serie di sequel, al cinema oppure in Tv…
“Quando lavoriamo a un film, ci concentriamo solo sui personaggi al centro della storia. Non stiamo lì a pensare agli sviluppi. Se ce ne saranno, vorrà dire che abbiamo lavorato bene e che la fortuna ci ha assistito. Senza dimenticare ciò che John Lasseter non si stanca mai di ripetere: niente film con gli stessi personaggi, a meno che il regista non si presenti con una storia meravigliosa a cui è impossibile dire di no”.
Zootropolis è la storia di una città completamente diversa da quelle a cui siamo abituati, sia noi adulti sia i più piccini. Un immenso centro urbano perfettamente organizzato, diviso in quartieri con climi del tutto differenti a seconda delle specie a cui appartengono i suoi abitanti: dall’elegante Sahara Square alla gelida Tundratown. Conigli, bufali, gazzelle, scimpanzé, volpi, yak, elefanti, topi ragno e chi più ne ha più ne metta. Ogni razza ha il suo ambiente e gli animali convivono, grazie all’indefessa attività di controllo di un efficiente corpo di polizia. Non importa ciò che sei perché nella vita puoi essere ciò che vuoi”: è questo il motto che regola la vita a Zootropolis ed è la ragione per cui la protagonista, la coraggiosa coniglietta Judy Hoops, sfida ogni convenzione arruolandosi come poliziotta in un corpo dominato da grosse bestie che potrebbero tranquillamente papparsela come antipasto! Judy viene spedita per strada a fare multe ma è intelligente, sveglia e determinata al punto da intuire subito che sulla città grava l’ombra di un caso irrisolto: la sparizione di 14 differenti animali, che fa penare la polizia e tiene in allarme papà e mamme d’ogni specie. Decisa a mostrare il suo valore, Judy si butta a capofitto nelle indagini finendo per lavorare a fianco di un volpino loquace e truffaldino, Nick Wilde.
“Quello che portiamo sullo schermo è un universo fantastico, il più complesso che sia mai stato dato di immaginare”, spiega Spencer a proposito di Zootropolis, film appena uscito su 650 schermi sparsi per tutta Italia, per una volta in anticipo perfino sugli Stati Uniti dove il cartoon uscirà a tappeto soltanto il 4 marzo. “Quando abbiamo iniziato, pensavamo di porre attenzione su tutti gli animali. Ma poi è stata la storia a decidere: meglio predatori e prede. Perché la convivenza più difficile è quella che giustifica leggi e un corpo di polizia. Ci siamo perciò limitati ai mammiferi lasciando fuori uccelli, pesci e rettili”.
Il cartone è ricco di autocitazioni. Quanto dovete al passato Disney?
“Sinceramente, molto. Basti pensare a capolavori senza tempo come Robin Hood, Bianca e Bernie, Chicken Little. I registi Byron Howard e Rich Moore sono degli esperti di storie con animali parlanti. Ma l’impulso determinante a film è stato dato da John Lasseter”.
Che cosa vi ha detto il creatore della Pixar, oggi anche responsabile di tutto il settore animazione della Disney?
“E’ stato chiaro: per sfidare una simile tradizione ci voleva una storia moderna, contemporanea, qualcosa di mai fatto con gli animali antropomorfizzati. In effetti, ci ha aiutati tantissimo la tecnologia”.
In che senso? Zootropolis sembra addirittura un film all’antica…
“Questo è un grande complimento. Vuol dire che siamo riusciti a nascondere, dietro alla naturalezza, un enorme lavoro tecnologico. Abbiamo fatto cose che, soltanto quindici anni fa, non sarebbero state possibili. Per esempio, l’effetto del vento sul pelo dei differenti animali! I Disney Studios creano da sempre i loro software. Stavolta, abbiamo disegnato oltre 50 diverse specie di mammiferi: per ciascuna, abbiamo studiato la differente struttura molecolare di ogni tipo di pelo. Risultato? Ogni pelliccia è più naturale che mai. Per non parlare, poi, degli effetti distorsivi sull’immagine del calore oppure della semplice umidità”.
Avete tenuto conto della catena alimentare?
“Certo. Abbiamo fatto mesi di ricerche e ci siamo rivolti ai maggiori esperti. Se predatori e prede non si mangiano più a vicenda, è ovvio che devono reperire altrove il loro fabbisogno di proteine: ecco perciò le scorpacciate di pesci, insetti e perfino di gelati!”.
Non è che questa forzata convivenza finisca per generare sullo schermo un eccesso di edulcoratezza?
“Tranquilli. La cattiveria fa parte anche del mondo degli animali. E i cattivi di casa Disney sono, da sempre, personaggi indimenticabili”.
In effetti, in Zootropolis c’è Mr. Big: minuscolo toporagno a capo della malavita cittadina. Chiaramente, una via di mezzo tra don Vito Corleone del Padrino e il Tony Montana di Scarface …
“E’ bello che si colgano subito i riferimenti. Perché il nostro vuol essere un omaggio al grande cinema. Quello grande per davvero. Non nascondo che ci siamo divertiti molto a lavorare su questo personaggio. Ma un altro momento esilarante è quello dedicato all’impiegato del Dipartimento Motorizzazione della città, a cui Judy e Nick si rivolgono per le indagini. Quale animale più adatto di un bradipo per incarnare i tempi della burocrazia? Ci siamo divertiti a visualizzare certi stereotipi, con l’intento però di arrivare alla fine a ribaltarli. L’impiegato Flash sarà determinante per aiutare Judy a risolvere l’intricato caso”.
Al di là dei differenti peli, qual è stata la difficoltà maggiore?
“Concettualmente e poi praticamente, la scelta di mantenere nel film tutti gli animali secondo la scala reale delle proporzioni. Una cosa che ha creato un sacco di problemi al nostro direttore della fotografia. Basti pensare alla scena in cui prima una giraffa, poi un ippopotamo e infine un coniglio scendono dalla scala mobile con tutta naturalezza”.
Lo stile visivo di Zootropolis è tipicamente Disney, ma resta negli occhi un che di nuovo… “Il montaggio delle immagini è a marchio Disney, ma la major di Topolino ha oggi un piede nel passato e l’altro nel futuro. La Disney è una factory del sud, attiva da sempre a Burbank, in California. La Pixar ha il suo cuore pulsante a nord, a San Francisco. Nel film sono evidenti poi le influenze della grande tradizione del fumetto Disney italiano”.
Nella versione originale, a dar voce ai protagonisti sono state chiamate star del calibro di Shakira, Jason Bateman e Idris Elba…
“Fin dalle origini, però, noi della Disney attribuiamo enorme importanza alla scelta delle voci nelle varie lingue. I doppiatori italiani sono i migliori da sempre. Sotto l’esperta guida di Roberto Morville, questa volta abbiamo coinvolto Massimo Lopez, Diego Abatantuono, Leo Gullotta, Teresa Mannino, Ilaria Stagni, Paolo Ruffini, Nicola Savino, Frank Matano. Il risultato è davvero eccellente”.
La storia di Zootropolis è molto furba, sembra fatta apposta per dare la stura a una serie di sequel, al cinema oppure in Tv…
“Quando lavoriamo a un film, ci concentriamo solo sui personaggi al centro della storia. Non stiamo lì a pensare agli sviluppi. Se ce ne saranno, vorrà dire che abbiamo lavorato bene e che la fortuna ci ha assistito. Senza dimenticare ciò che John Lasseter non si stanca mai di ripetere: niente film con gli stessi personaggi, a meno che il regista non si presenti con una storia meravigliosa a cui è impossibile dire di no”.




