Prima di morire a soli 33 anni, Vincenzo Bellini fece in tempo a regalare al mondo della lirica il suo ultimo capolavoro, I puritani, che il Teatro Regio di Torino porta in scena per sei recite dal 6 al 17 maggio. Dopo aver inaugurato la stagione 2023 con Il barbiere di Siviglia e aver firmato La rondine nel 2024, il francese Pierre-Emmanuel Rousseau torna nella città sabauda con una nuova creazione di cui firma regia, scene e costumi.

Sin dal titolo I puritani è un’opera corale, eppure dominata da una figura sola, Elvira. Intorno a lei si intrecciano la grande storia della Rivoluzione inglese di Cromwell e la sua storia individuale e personale, cioè il suo amore per Arturo.

Il regista Pierre-Emmanuel Rousseau

Rousseau, come ha trovato un suo personale bilanciamento tra coralità e individualità?

«La violenza della Rivoluzione inglese è più un fattore di ambiente, un sottofondo. La guerra è presente, ma non è essenziale per il dramma, secondo me è più un pretesto, tant’è vero che Bellini ha scritto tutte le più belle e straordinarie pagine per Elvira. Dunque, penso che sia veramente un ritratto di una donna. C’è una prevalenza del particolare, della storia individuale di Elvira sulla grande Storia, che rimane invece sullo sfondo».

C’è un colore nella sua scenografia che percorre un po' tutta l’opera, il nero. Perché l’ha scelto?

«È vero, tutto il mio allestimento è nero con variazioni sul grigio, ma ci sono due “momenti” rossi che rappresentano il sangue di Elvira: è lei a rovinare le pareti del palazzo usando il rosso per scrivere il nome di Arturo, il suo amato, e per cancellare i visi delle donne sui dipinti. La scelta del nero, invece, dipende dal fatto che ho voluto ambientare l’azione al tempo della composizione di Bellini, a metà dell’Ottocento (la Rivoluzione inglese avviene invece intorno alla metà del Seicento, ndr.) recuperando il bianco e nero dei dagherrotipi, le prime forme di fotografia che nascevano in quel periodo in Francia. Il nero è adatto anche a rappresentare una società molto rigida, quella dei puritani, una società senza colore. Il solo punto di luce in questo mondo scuro e oscuro è Elvira, che ha un abito blu e uno bianco».

Dunque Elvira si stacca dal nero, cioè si stacca dalla società puritana e questa separazione viene resa anche cromaticamente.

«Sì, lei ha scelto come marito un nemico della famiglia e con questa scelta vuole rompere la rigidità della società a cui appartiene la sua famiglia. Lei sceglie un uomo con un’altra religione e con altre regole».

Dei Puritani lei a Torino firma regia, scene e costumi. Un impegno sicuramente maggiore rispetto alla sola regia, però forse questo le permette di coordinare tutta la parte visiva dell’opera.

«Sì, è più facile perché è una visione olistica, globale. La sola cosa che non gestisco sono le luci, ma lavoro con il mio light designer da 20 anni. A parte le luci, faccio tutto il resto perché è molto importante per me avere il controllo di questa visione globale».

La prima assoluta dei puritani si tenne a Parigi nel 1835: un’opera italiana, di un compositore italiano, con un libretto italiano, che però ha natali francesi: trova nei puritani elementi di “francesità”? Lei da francese la sente vicina?

«Io penso che sia un’opera completamente italiana, ma a quel punto della carriera forse Bellini sente l’influenza di Rossini, di Meyerbeer, di Cherubini, di tutti questi compositori che vivevano a Parigi come lui. Forse si può dire che è un po’ di gusto francese l’uso massiccio del coro, quasi sempre in scena».

Come in un grand opéra?

«Sì, però nei puritani non abbiamo un balletto, mentre per la tradizione francese del grand opéra è obbligatorio avere un balletto; per il resto è un'opera italiana, senza dubbio. Le melodie, l'orchestrazione… sì, è veramente italiana».

Gilda Fiume, esordiente nel ruolo di Elvira

Gilda Fiume fa il suo debutto nel ruolo di Elvira.

«E devo dire che è un’artista assolutamente pazzesca, lei è veramente la “mia” Elvira. Rispetto al ruolo di Arturo, che ha come due dimensioni, Il ruolo di Elvira è un ruolo molto complesso, anche psicologicamente. È dunque molto importante trovare un soprano che possa fare e rendere tutte le diverse “vite” di Elvira. Per noi era molto importante trovare una Elvira con un grande impatto scenico, non solamente una grande cantante, ma anche un’attrice».

Poi c'è anche John Osborn nella parte di Arturo, una garanzia.

«Sicuramente, John ha già cantato molte volte i puritani nel ruolo di Arturo. E poi riprendo una collaborazione davvero felice con il direttore d’orchestra, il maestro Francesco Lanzillotta, con cui per la seconda volta lavoro al Regio di Torino».