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I giovani nella cucina della sede della Caritas diocesana di Genova preparano la cena da portare ai poveri.
Menu della serata: foglie di verza ripiene di carne. È una domenica sera e c’è ancora luce quando i ragazzi dell’unità di strada si incontrano nella sede Caritas di Genova, al primo piano di un edificio nel cuore dei carruggi, in pieno centro storico. I ragazzi sono a loro agio fra le mura antiche; li unisce la voglia di regalare un po’ del loro tempo preparando “la cena della domenica”, ovvero un piatto caldo da consegnare alle persone senza dimora: sotto i portici, nelle nicchie improvvisate, bussando con delicatezza sui teli di plastica degli igloo illuminati dai neon. È lo spirito di servizio ad animare i ragazzi di Young Caritas: di età compresa fra i 17 e i 35 anni, in una delle città più anziane d’Italia, tra i fornelli fanno brillare i loro sorrisi.


Iniziativa spontanea
C’è chi è qui per la prima volta; chi non si perde una domenica, chi coordina il lavoro degli altri rispettando dei turni. È quest’ultimo il caso di Simone Meneghelli, 31 anni, che accoglie i volontari. «Riso e carne macinata, riempiremo così la verdura», dice, mentre le foglie di verza già galleggiano nelle pentole d’acqua bollente. «Non è carne di maiale», precisa; molte delle persone che incontreranno sono musulmane. Simone presta questo servizio «da più di un anno», dice. Da quando la Caritas ha “sposato” un’iniziativa nata spontaneamente da due cittadini, Sebastiano e Raffaele, che facevano lo stesso giro là, dove le persone senza dimora passano la notte. Ora alla medesima iniziativa si sono aggiunti i giovani: «Caritas ci sostiene, ma ci ha dato carta bianca», dice Meneghelli. Ed è questo uno dei punti che rendono attraente il servizio della domenica sera: spesso i ragazzi che vogliono fare volontariato si ritrovano in contesti gestiti da persone molto più grandi di loro. «Ci dicono soltanto “se vuoi, puoi partecipare”, ma non siamo noi a decidere», aggiunge Simone. Qui, invece, è un’altra cosa: sono i giovani a pensare, a organizzare e a svolgere il lavoro.


Il bello del bene
Estratte le foglie di verza con la schiumarola e deposte in un vassoio, ora il riso bolle allegro nelle pentole. Noemi Filetti, 28 anni, è qui per la prima volta. Ha lavorato molto per lo spazio Quasi Casa, altra iniziativa targata Caritas e benedetta dall’arcivescovo di Genova, padre Marco Tasca: uno spazio in piazza San Matteo, vicino alla cattedrale di San Lorenzo, arredato con divani, tavoli per lo studio e dotato di cucina – la cena della domenica verrà preparata qui – «che vuol essere il più possibile inclusivo, aperto a tutti e a tutte». Christian Pocong ha 18 anni: «Mi piace aiutare le persone senza dimora, ma anche imparare nuove ricette», dice. Originario delle Filippine, si emoziona raccontando le storie delle persone che ha incontrato. Kris Kasa, 18 anni, ha al collo la promessa degli scout: «La mia scelta è stata il servizio», racconta. «Voglio dare dignità alle persone non considerate: e dare un pasto caldo è il bene del bene».
Tra una chiacchiera e una battuta, il riso è pronto: ora bisogna mescolarlo con la carne, portata qui già cotta, e deporre l’impasto sulle foglie di verza, aperte sui vassoi come tante mani. Chiudere gli involtini, farli bollire coperti dal brodo, insaporirli con qualche spezia e impacchettarli nei vassoi in una cinquantina di porzioni. Sono le nove di sera quando l’unità di strada è pronta a partire, arricchita da altri tre giovanissimi.


Aria di casa
Obiettivo centro storico: sotto i portici di piazza Piccapietra i ragazzi incontrano Raffaele Bozano, uno dei due pionieri del servizio, che ha preparato altro cibo e già fatto una parte del giro. Si scambiano le pietanze, per offrire un po’ di varietà a chi riceverà il pasto. L’unità punta verso l’area del Porto antico. Di giorno frequentata dai turisti, la sera diventa rifugio di alcune persone senza dimora. Accanto ai bagni pubblici, c’è chi aspetta seduto su coperte e sacchi a pelo: i ragazzi si avvicinano, chiedono, consegnano. Si accostano a chi sembra dormire e sottovoce offrono. Qualcuno osserva in silenzio, come se non osasse chiedere; con naturalezza, il pasto gli viene consegnato.
La notte è oramai scesa quando l’unità di strada si muove verso la stazione Principe. Anche se l’emergenza freddo è finita, ci saranno sicuramente diverse persone da far sentire “quasi a casa” con un delizioso involtino caldo. «Con alcune di loro si costruisce un rapporto», conclude Meneghelli. Con altre, invece, è solo un incontro fugace; però, può fare sempre la differenza.



