Il cortile di Palazzo Trissino a Vicenza farà da cornice, dal 21 febbraio al 30 marzo, alla mostra fotografica “Francesco. Una luce per l’umanità” con gli scatti in bianco e nero di Stefano Dal Pozzolo, da 20 anni vaticanista dell’agenzia Contrasto, che ha seguito tutto il pontificato di papa Bergoglio: da quella sera del 13 marzo 2013, in cui lo immortalò sulla Loggia delle benedizioni della basilica petrina con una foto finita in copertina su “Time Magazine” (che ha scelto un suo scatto anche il 21 aprile 2025, giorno della morte del Papa), sino alla Messa esequiale del 26 aprile e alla tumulazione nella basilica di Santa Maria Maggiore.

«Un viaggio durato 12 anni pieni di fatica, gioia, impegno, presenza», racconta il fotografo 50enne di origine vicentina, contento che proprio nella sua città – dove è tornato a vivere da qualche anno insieme a sua moglie e a suo figlio – si chiuda un cerchio, un progetto cominciato a Roma e pensato fin dall’inizio in bianco e nero: «Uno strumento espressivo consapevole che elimina ogni distrazione cromatica per concentrare l’attenzione esclusivamente su atteggiamenti, sguardi, azioni del Santo Padre, restituendo alle immagini un’intimità profonda e al tempo stesso, un’intensità visiva schietta e diretta. In questo linguaggio essenziale emergono con forza le espressioni più autentiche di Papa Francesco, ritratto nella sua dolcezza ma anche nella sua determinazione, restituendo un ritratto sincero e potente di una figura che ha segnato profondamente il nostro tempo, brillando nel mondo per il mondo. Avevo l’intenzione di far uscire la sua anima, i dettagli del suo viso e dei suoi movimenti». L’anima di un Papa «vicino agli ultimi, aperto al dialogo e all’inclusione, con l’essere umano sempre al centro. Nei suoi gesti e nelle sue espressioni emerge una figura insieme dolce e determinata, capace di tenerezza e fermezza», evidenzia Dal Pozzolo. Le sue immagini sono state pubblicate sulle più importanti riviste italiane e internazionali, tra cui National Geographic, Time, Newsweek, Le Point, El País, L’Espresso, Panorama, Wired, Focus, Famiglia Cristiana, Vanity Fair, Donna Moderna, Sette, Avvenire, la Repubblica, Il Corriere della Sera, Oggi, Il venerdì e Internazionale.

«Negli incontri con papa Francesco ho riconosciuto la semplicità di un uomo affidato a Dio e il desiderio di una Chiesa aperta, vicina, al servizio del mondo. Uno sguardo che si lascia toccare dai poveri. In queste immagini risuonano la gioia del Vangelo, la bellezza del creato e la misericordia del Padre: le note con le quali il Papa ci ha consegnato una polifonia da eseguire insieme, per la maggior gloria di Dio», commenta il vescovo di Vicenza Giuliano Brugnotto. Mentre il ricercatore sociale Stefano Dal Pra Caputo, consigliere comunale a Vicenza che ha creduto fortemente in questo progetto, definisce Bergoglio «una figura capace di parlare a credenti e non credenti, simbolo di dialogo, attenzione agli ultimi e impegno per la pace. Attraverso una selezione di immagini intense e significative, la mostra propone uno sguardo umano e contemporaneo sul Pontefice, raccontandone i gesti, gli incontri e alcuni momenti che rimarranno nella storia, compresi gli scatti realizzati durante la pandemia». Secondo il consigliere comunale vicentino, si tratta «di frammenti di una storia collettiva che invitano alla riflessione sui valori della solidarietà, della responsabilità e della comunità. Accogliere questa esposizione significa proseguire nel percorso di apertura dello spazio alla città, offrendo ai cittadini e alle cittadine nuove occasioni di confronto culturale e partecipazione».

Tra gli scatti, Dal Pozzolo ne individua alcuni a lui particolarmente cari, diventati iconici nella memoria collettiva per i momenti che hanno cristallizzato: quello, ad esempio, del 27 marzo 2020 quando papa Francesco sale i gradoni del sagrato di una piazza San Pietro deserta e piovosa, pregando per la fine pandemia. «Un momento surreale, un silenzio pazzesco: si sentivano solo i gabbiani», ricorda. E cita un’altra foto in cui Bergoglio parla con un bambino sotto la pioggia, «con le gocce intorno a loro due: un momento straordinario», così come quando «mette la papalina in testa a una piccola paziente dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù: si vede la sua tenerezza nei confronti dei bambini malati e quel gesto di conforto che può fare del bene non solo a lei, ma anche ai suoi cari». Infine, una sorta di trittico conclusivo: «Il 20 aprile 2025, Pasqua, il giorno prima di morire, l’ho fotografato quando è sceso tra i fedeli con la papamobile dopo la benedizione Urbi et Orbi. Con i colleghi ci chiedevamo come fosse possibile: era uscito dall’ospedale pochi giorni prima e c’era un’aria gelida, ci preoccupavamo che prendesse freddo; effettivamente era l’ultimo saluto alla gente, un gesto che ho capito solo il giorno dopo quando ho saputo della sua morte. Forse non è tra le foto più belle, ma è densa di quanto amasse l’umanità». Ancora, il 26 aprile, giorno dei funerali in piazza San Pietro, l’obiettivo coglie il Vangelo sulla bara sfogliato dal vento, che si ferma sulla pagina giovannea della morte di Gesù: «Tutto è compiuto». E il momento del commiato, «faticoso e penoso, quando è stato tumulato a Santa Maria Maggiore: ho trovato una rosa bianca appoggiata sulla sua tomba, un piccolo simbolo che rispecchia la sua bellezza».