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«Questo libro è un po’ il diario della mia vita, delle mie memorie dove i numeri sono importanti. Sono nato nel 1940, mi sono diplomato nel 1960 e ho trovato impiego immediatamente. Nel 1990 sono diventato cavaliere del lavoro. Cinquant’anni fa, lo scorso anno, ho festeggiato l'anniversario della Pellegrini e subito dopo ho dato il testo alle stampe». Ha esordito così Ernesto Pellegrini, presentando questa mattina a Milano il suo libro, visibilmente commosso. Ringraziando tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del volume. In primis, Ferruccio de Bortoli, oggi presidente di Vidas e della casa editrice Longanesi, che ne ha scritto la presentazione: «ogni volta che la leggo mi fa venire un groppo in gola, in milanese direi il “magòn”». Un volume in quattro capitoli e numerosi sottocapitoli, «con i momenti salienti della mia vita umana, professionale e sportiva. Inizio parlando dei miei genitori e delle loro origini contadine. Persone che facevano fatica e mi hanno insegnato che senza passione non ci può essere raccolto, il successo lo ottieni con impegno e sacrifici e con un lavoro maledettamente serio».


Dalla cascina all’azienda di successo
La storia «di un ragazzo di cascina» che, con tenacia e mettendo a frutto i propri talenti, ha messo a segno traguardi importanti. «Nel 1965 ero capocontabile, oggi la Pellegrini dà lavoro a 8.500 persone. 500 le abbiamo assunte solo quest’anno».
Una storia di famiglia la sua passata e presente. Se, con ironia il presidente ci ha tenuto ha confermare alcune voci; «Girano voci strane sul fatto che la Pellegrini sia in vendita. È vero, a mia figlia Valentina, però, tra vent’anni. Perché non ho nessuna intenzione di abdicare e stare a casa a dare fastidio a mia moglie».
Un’azienda, tutta di capitale italiano, di cui il 98% è nelle mani di Pellegrini, il 2% è diviso equamente tra moglie e figlia. «Direte, che generoso! Ma la mia storia scrive l’esatto contrario: da 22 anni andiamo a Lourdes e quest’anno abbiamo festeggiato i 50 anni di attività con 215 persone davanti alla grotta della Madonna. Non posso che essere felice e quanto a generosità, l’ultimo atto, è stata la creazione del progetto Ruben, il ristorante a 1 euro che ha sede qui vicino e ogni sera ospita 350 persone che consumano un pasto caldo, possono scegliere cosa mangiare e i bambini sono gratis». Ruben, in nome del contadino che ha molto amato e ha lavorato per tre generazioni nella figlia Pellegrini.


L'amore più grande, l'Inter
Presidente dello scudetto dei record nel 1989, con ben 58 punti sui 68 disponibili (la vittoria valeva due punti), Ernesto Pellegrini non può non parlarne. «Di soldi ne ho spesi tanti anche con l’Inter ma è stato è un ottimo investimento. Mi ha fatto conoscere al grande pubblico e ancora oggi dopo vent'anni è una nomea che è bello portarsi dietro. Questa mattina incontrando i calciatori mi è venuta in mente la canzone di Fausto Leali, “Mi manchi”. Giocatori che hanno dato tanto alla bene amata Inter».
«Nel libro, poi, anno per anno ci sono immagini fatti e aneddoti e qualche verità nascosta, Mi piace citare un giornalista, Mario sconcerti, che disse di me al termine della presidenza: lei è stato uno dei migliori e più sfortunati presidenti dell’Inter per la sua passione e i suoi investimenti. Ancora ricordo quella partita a Madrid con Beppe Bergomi colpito da una biglia, in una coppa praticamente già vinta. Poi c'è anche uno scudetto che mi dà un po' di rammarico non aver portato a casa».
È un fiume in piena Ernesto Pellegrini, di gioia, ricordi ed emozioni. «Ho scritto anche per ringraziare i tanti amici e chi mi ha dato fiducia. Concludo con un auspicio: che il libro serva da stimolo per i tanti giovani che armati di buona volontà ambiscono a diventare imprenditori. Il libro è dedicato a mia moglie Ivana, consigliere della Pellegrini, Alessandro sempre Consigliere e a mia figlia Valentina che è vicepresidente ed è diventata mamma di un bel bimbo che è nato il 9 marzo giorno della costituzione dell’Inter. Che sia un segno del destino?»
Una grande lezione di educazione civica
Alla presentazione anche Ferruccio De Bortoli: «Questo libro è la storia di un imprenditore che ha sempre rispettato gli altri, con una grande attenzione al territorio che ha reso possibile la sua impresa e che non si dimentica mai che quel che è stato e chi è diventato grazie alla città e alle persone conosciute. Un uomo di grande sensibilità e spiccata attenzione alla costituzione di un capitale davvero sociale fatto di solidarietà e relazioni umane. Con un grande portato di fede, ma anche di vera cultura imprenditoriale lombarda. Questo libro è una grande lezione di educazione civica».
E Gian Arturo Ferrari, vicepresidente di Mondadori: «Ammetto che sono un interista di provata e ostinata fede; il primo abbonamento l’ho fatto nel 1985/85e lui era il mio presidente. Il libro è più di un'autobiografia; è una storia milanese, il ritratto in piedi della sua figura così singolare dai tratti tipicamente lombardi: una singolare intelligenza e acume, una grande semplicità, una smisurata generosità e, infine, di rara bontà. Che, come dice Vasilij Grossman in Vita e destino è una disposizione d'animo, un modo di essere. Un fatto intimo e profondo. E uno o lo è o non lo è. E Pellegrini è un uomo buono, cosa ancor più rara dell’essere generoso, semplice e intelligente».





