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Il Coro ANFFAS di La Spezia durante un'esibizione
Per oltre vent’anni ha vissuto come un bambino e poi un ragazzo invisibile al mondo a causa della sua neurodiversità, ma poi la musica ha fatto di lui un… MagoS. È questo il nome d’arte che ha scelto Simone Maghernino, 26 anni, che stasera si esibisce sul palco dell’Ariston insieme al coro nato all’interno dell’Anffas (associazione delle famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo) di La Spezia, ma che ha coinvolto anche altre realtà.
Ma come ci è finito Simone, che vive a San Severo (Foggia), in un coro di La Spezia e da lì sul palco dell’Ariston? Ce lo racconta la mamma, Luisa Sordillo, che abbiamo incontrato a Sanremo mentre i ragazzi erano impegnati nelle prove prima dell’esibizione.
Simone ha un gemello, Davide, che lavora a Roma nell’ambito del diritto tributario, e un fratello minore, Francesco, studente di giurisprudenza. Anche la mamma di Simone ha sempre svolto l’attività di avvocato, ma da anni si dedica a tempo pieno a Simone e ha cambiato anche la sua stessa vita per poter sostenere il percorso del figlio.


«La diagnosi di autismo è arrivata quando già Simone andava a scuola. È un verbale, con un buon livello cognitivo, e quindi non era così facile, quando era piccolo, capire la sua neurodiversità. E anche dopo non ha trovato il sostegno giusto per sviluppare le sue competenze. Soprattutto, Simone non aveva relazioni e amici, non perché non li volesse, ma perché non aveva gli strumenti per far accettare la sua particolarità. Quindi era isolato, un fantasma appunto. Fino a quando non mi sono accorta che navigando su YouTube canticchiava tra sé e sé le canzoni che imparava molto in fretta. E mi sembrava anche intonato. Così, io che ho sempre amato scrivere, ho composto per lui un brano, e ho chiesto al suo allenatore in palestra, che è anche un cantautore, di musicarlo. È nata così la sua prima canzone, Ali in tasca, e il video è diventato ben presto virale.
Allora ne ho scritta un’altra, e un’altra ancora…
Fino a quando, con otto brani, è nato il suo primo album, che si intitola Aut-entica-mente. Perché la sua, come lui stesso ama dire, non è musica autistica ma musica autentica.
«Simone ha cominciato a essere invitato nelle trasmissioni televisive si è esibito in piazza a San Severo con un gruppo di bambini, e ha ricevuto un premio dalla nostra città. È stato poi invitato dal coro di La Spezia a esibirsi con gli altri ragazzi con disabilità intellettive in diverse occasioni, tra cui lo Special Festival, al Teatro Civico spezzino, dove il coro è stato affiancato per l’occasione da cantanti professionisti, tra cui i Jalisse e i Righeira».
Con uno di loro, Samuele Cavallo, attore di Un posto al sole e arrivato secondo a Tale e Quale Show, Simone ha poi registrato un brano a Napoli, Siamo amici.
«Tutto questo ha radicalmente cambiato la vita di Simone: è come se acquistando visibilità agli occhi degli altri sia nato una seconda volta. Ora ha le giornate piene, studia pianoforte, prende lezioni di canto, fa un corso di ceramica e soprattutto ha un gruppo di amici con cui esce. Non è più un fantasma, è una persona una splendida persona che si fa conoscere e apprezzare per quello che è senza più bisogno di nascondersi».
«Il messaggio che voglio lanciare raccontando la storia di mio figlio», conclude Luisa Sordillo con le lacrime per la commozione, «è che tutti dovrebbero avere la libertà di essere sé stessi, scoprire e coltivare i propri sogni. E tra quelli di Simone c’è poter incontrare e magari cantare con il suo idolo, Nek».
Ed è anche quello che l’esibizione a Sanremo davanti a milioni di persone vuole far capire: che ognuno ha diritto di essere riconosciuti nella propria singolarità, senza fermarsi alle etichette e allargando quindi anche la nostra visione del mondo, davvero inclusiva e non esclusiva».




