Il nome Guido De Maria, scomparso oggi all’età di 93 anni, è legato, anche per chi non è conoscitore del mondo dei fumetti, a un programma che negli anni Settanta fece innamorare, per la sua ventata di novità e di rottura degli schemi, bambini e ragazzi: Gulp! nel 1972, ma ancora di più Supergulp! nel 1978.

L’idea, davvero rivoluzionaria, fu quella di portare i fumetti, che non godevano di grande fama ed erano considerati letture facili e disimpegnate, in televisione. Ma senza snaturarli, cioè facendoli diventare cartoni animati, bensì proprio mostrandoli, vignetta dopo vignetta, come un giornale da sfogliare, dove però c’erano effetti sonori e le voci dei balloon erano recitate da attori.

C’erano i grandi supereroi, come l’Uomo Ragno, il raffinato fumetto francese di Hergé Tintin, Mandrake, il signor Rossi di Bruno Bozzetto.

Nick Carter e i suoi assistenti, Patsy e Ten

Ma i personaggi più geniali, che mi fecero letteralmente innamorare per il loro essere dissacranti, sopra le righe, grotteschi e assolutamente geniali, erano quelli di Nick Carter, un personaggio che lui stesso aveva inventato con l’amico e collega Bonvi (di cui imparai a conoscere anche quella feroce satira contro il militarismo che erano le strisce di Sturmtruppen), e soprattutto Alan Ford, creato da Max Bunker.

A parte la cotta preadolescenziale per il biondo, bello e tonto (e che dava il nome al fumetto) del gruppo TNT, la più scalognata agenzia investigativa che mente umana potesse immaginare, c’erano Bob Rock, nasuto e rancoroso, con la mantellina da Sherlock Holmes; la Cariatide, che si dà aria da capo per i suoi trascorsi , ma è di fatto un passa-carte; Geremia, un centenario senza denti e pieno di acciacchi; Grunf, con occhialoni e giubbotto da aviatore, costruisce complicati marchingegni volanti che non funzionano mai; il Conte Oliver, che di nobile aveva solo il monocolo e la bombetta, e in realtà era uno squattrinato ladro.

E infine il Numero 1, il capo dell’agenzia nascosta dietro un negozio di fiori senza fiori nè clienti: vegliardo con barba da Matusalemme, costretto su una sedia a rotelle, ma dispotico e collerico, che colpiva i suoi uomini a sentimento con un bastone. Una sorta di Zio Paperone sadico, insomma (e il riferimento non è casuale: ricordate la sua prima monetina, quella con cui aveva iniziato ad accumulare la sua fortuna zio Paperone come si chiamava?).

Giumbolo. Il 45 giri con la sua sigla vendette 100.0000 copie

In casa, io e mia sorella attendevamo con ansia il giorno della messa in onda di Supergulp!, canticchiando la sigla di apertura («Fumettiintvuuuuuh!») e quella di chiusura, con un altro personaggio creato da De Maria, Giumbolo (una versione più grottesca del Gongolo dei sette nani), che metteva allegria con il suo ritornello: «Quando mi muovo i ballo nzolo, bazzon solo, poi gongolo e rigongolo la notte e il dì».

Era inevitabile che volessi ritrovare l’amato Alan Ford anche fuori dai ristretti recinti televisivi, di una TV che allora a casa mia era in bianco e nero, e per tutti con i soli canali Rai. Mentre la mia voglia di storie necessitava di una scorta quotidiana di libri e fumetti. E così divenni una fedele cliente dell’edicola del quartiere e, una volta al mese, mi compravo e divoravo la mia copia di Alan Ford.

Nello stesso anno di Supergulp!, in cerca di altri fumetti, mi imbattei nel settimanale Il Giornalino, che all’epoca era davvero il crocevia dei migliori fumettisti italiani. E così, anche su consiglio della mia professoressa di lettere, mia mamma mi portò alla Libreria Paoline che si trovava sotto i portici della cattedrale di La Spezia, a sottoscrivere l’abbonamento al Giornalino.

Dove incontrai altri grandi personaggi, come Larry Yuma, Pon Pon, Micromino, il commissario Spada...

Chi l’avrebbe mai detto, allora, quando divoravo fumetti, articoli, rubriche e scrivevo le mie richieste a Zio Giò, che era per i bambini di allora l’antesignano di Wikipedia, che il giorno del mio ventottesimo compleanno, giornalista professionista ormai da qualche anno, avrei varcato l’ingresso di via Giotto 36 per entrare a far parte della redazione del Giornalino, dove sono rimasta oltre vent’anni?

E di grandi maestri del fumetto ne ho incontrati dal vivo moltissimi. Anche il disegnatore che affiancò Max Bunker nella realizzazione di Alan Ford, ovvero Paolo Piffarerio. Ma non, ahimè, Guido De Maria, che dopo la chiusura della parentesi di Supergulp! nel 1981 (era iniziata l’era dei cartoni animati giapponesi, Heidi, Goldrake...) ha continuato a lavorare nel mondo del fumetto e negli anni Novanta fu condirettore del settimanale umoristico Comix, edito da Franco Cosimo Panini, insieme a Beppe Cottafavi.

ANSA
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Guido De Maria creatore di Supergulp in una foto risalente al 2011 (ANSA)

E allora grazie, Guido, per aver portato i fumetti in TV e aver contribuito a indirizzare il mio destino.

Il tuo Giumbolo, il mago dei travestimenti Stanislao Moulinski e tutti gli altri eroi che mi hai fatto conoscere non li ho mai più dimenticati. E voglio salutarti, perché hai avuto un lunga e bella vita che ha saputo donare gioia a milioni di bambini, con la battuta che pronunciava Nick Carter alla fine di ogni avventura:

«Tutto è bene quel finisce bene. E l’ultimo… chiuda la porta».