Pnas, acronimo di Proceedings of the national academy of sciences of the United States of America, ovvero una rivista americana che riepiloga i progressi di alcuni studi compiuti dalle università Usa, ha recentemente pubblicato una curiosa ricerca della Columbia University di New York condotta dal professor Jonathan Levav. Secondo quanto riportato dagli scienziati, infatti, quando un detenuto entra nelle aule dei tribunali americani per ottenere la libertà per buona condotta può sperare in una migliore predisposizione d’animo da parte del giudice se questi si è presentato a stomaco pieno. A suggerire lo studio un proverbio popolare americano che recita “la giustizia è quello che il giudice ha mangiato per colazione”. I dati sono stati raccolti durante cinquanta giorni di registrazioni per un totale di oltre mille sentenze emesse da alcuni giudici, annotando il momento della giornata in cui venivano decisi. È dunque risultato che “le sentenze variano notevolmente nel corso della giornata, in particolare la percentuale di verdetti favorevoli scende dal 65% subito dopo uno spuntino a quasi lo 0% nel momento più lontano da un break. Lo stesso si verifica nella sessione di lavoro che precede la pausa di metà mattina”. La conclusione cui sarebbero giunti i ricercatori è che le decisioni dei giudici, alla fine, non dipendono esclusivamente dai fatti e dall’applicazione della legge ma è possibile che incidano altre variabili. Come uno spuntino.