PHOTO
Lo scrittore e regista Andrea Camilleri (1925 - 2025)
Nel dicembre 1949, giunto a Roma con una valigia leggera dalla natia Porto Empedocle, un giovane Andrea Camilleri si ritrovava ad illustrare quanto aveva preparato per l'esame di ammissione all'Accademia Nazionale Silvio D'Amico. Dopo una prestazione non propriamente memorabile Orazio Costa Giovangigli – regista e pedagogo teatrale, figura di spicco del teatro del Novecento, rientrato allora ad insegnare dopo un periodo di quindici anni - lo guardò e lapidario disse: «Sappia che io non condivido nulla di ciò che ha scritto e detto in queste due ore. Arrivederci». Fu così che Camilleri decise di andare a trovare ad Ostia un cugino, qualche giorno di svago non gli avrebbe fatto male, poi sarebbe rientrato in Sicilia: solo dopo essere casualmente ripassato nell'albergo romano dove aveva alloggiato gli consegnarono un telegramma che comunicava l'ammissione all'Accademia, dove giunse a lezioni avviate. Motivò a Costa che le sue parole erano state interpretate come una inequivocabile esclusione ma ricevette una risposta che riassumeva il fulcro dell’insegnamento del docente: «Non condividere non significa che le opinioni e le idee dell'altro sono sciocchezze». Da allora, seppur con posizioni diverse su molti aspetti della vita, il legame fra Orazio Costa e quest'allievo speciale al quale insegnerà la regia, sarà vitale e indissolubile tanto che Camilleri lo riconobbe suo unico maestro.
Non è quindi un caso se per celebrare i cento anni dalla nascita di Andrea Camilleri abbia preso corpo il ciclo di seminari intitolato "Il movimento delle parole. Andrea Camilleri e il metodo mimico di Orazio Costa". Promossi dal Fondo Andrea Camilleri e Università degli Studi Roma Tre, con il sostegno di Fondazione Roma si sono svolti in più città coinvolgendo studenti dei diversi cicli scolastici, insegnanti, artisti, educatori, operatori sociali e culturali. Condotti da Gilberto Scaramuzzo, ordinario di Teorie moderne dell'educazione e Pedagogia dell'espressione e direttore della Compagnia di arti sceniche "Roma Tre Mimesis", gli incontri hanno dato modo di praticare questo metodo sperimentando le infinite dimensioni dei propri dinamismi espressivi, seguendo brani scelti dalla produzione letteraria di Camilleri. L'altro giorno alla Casa delle Letterature di Roma si è svolto l'ultimo appuntamento al quale hanno partecipato fra gli altri Gilberto Scaramuzzo e Fabrizio Gifuni, che proprio lo scorso aprile sul palcoscenico del Teatro della Pergola di Firenze ha portato "Il paradigma amletico nelle ultime lezioni di Orazio Costa", un appassionato e personale omaggio ispirato dagli appunti presi fra il 1992 ed il '93 durante le lezioni di quello che fu anche suo maestro, di teatro e di vita:
«Aveva un modo unico anche nel leggere i copioni, lavorava sulla voce e sul corpo insieme, corpi che si dovevano allenare e trasformarsi in qualsiasi cosa – ha detto l'attore – perché spiegava che nessun personaggio che interpreteremo avrà mai la stessa voce o il modo di porsi. Insieme ad altri attori abbiamo avuto la fortuna si studiare con lui tre anni, periodo che considero come un regalo. È stato la storia dell'Accademia». Nella sostanza Orazio Costa aveva intuito quanto importante fosse per l'attore, ma anche per l'essere umano in generale, la potenza della mimesis, ovvero la capacità di apprendere la natura delle cose facendosi simile ad esse nella voce e nel corpo, anche attraverso una ricerca di rispecchiamento che ognuno pratica inconsapevolmente e naturalmente fin da bambino: un processo creativo innato molto simile a quello dell'attore.


Essere un temporale, il vento, le foglie che cadono, le onde del mare, un animale è apparentemente impossibile ma quel "rendersi simile", guardando oltre, ci apre all'altro, ci fa considerare i diversi punti di vista, per studiare gli altri ed esplorare spazi al nostro interno: come ci ricorda il lavoro di Luigi Pirandello che portava in scena la vita senza un confine tra realtà e personaggio. Il "rendersi simile" è espressione usata e analizzata già da Platone: «Dalla pura e semplice ripetizione si passa ad una funzione che è nello stesso tempo interpretativa e creativa - appuntava in uno dei suoi Quaderni Orazio Costa – Interpretativa perché non potendo riprodurre traduce, creativa perché la scelta degli atti espressivi non è meccanicamente automatica, ma è affidata alla natura dell'individuo, ai suoi movimenti spontanei a carattere nettamente psichico». Oltre alle lezioni presso l'Accademia egli portò avanti dei corsi di avviamento all'espressione fruibili a tutti per accedere alle personali facoltà espressive e quindi alla propria, e altrui dimensione poetica: «Ogni persona è capace di somigliare agli altri – ha detto il professor Gilberto Scaramuzzo – rendendoci simili possiamo comprendere. Non esiste un limite d'età, lo hanno dimostrato gli ottantenni che hanno preso parte agli incontri di questo progetto».





