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L’abbiamo scelta come immagine di copertina del numero di Famiglia Cristiana in edicola, che dedica un ampio dossier al referendum del 2 giugno 1946. È una fotografia diventata iconica di un evento di portata storica: il primo voto libero dopo venticinque anni di dittatura e il primo in Italia a suffragio universale, quando finalmente anche le donne videro riconosciuto il diritto di votare e di essere elette.
Ma chi è questa ragazza sorridente, entrata nella storia e di cui anche il presidente Sergio Mattarella ha esibito la foto nell’ultimo discorso di capodanno e in quello tenuto in occasione dello scorso 8 marzo e a cui è stato dedicato anche un francobollo commemorativo degli 80 anni della Repubblica?


Possiamo ammirarla anche in altri scatti nella mostra Donna Repubblica. I giorni del referendum, aperta fino al 5 luglio presso il MUFoco - Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo, il cui curatore è Matteo Balduzzi. Si chiamava Anna Iberti e si prestò come modella per il grande fotografo Federico Patellani, incaricato di realizzare un servizio fotografico sul referendum tra Monarchia e Repubblica per il settimanale Tempo.
Quel sorriso spontaneo e fiducioso finì per incarnare lo spirito di una stagione nuova: l’entusiasmo di un Paese che tornava alla democrazia e la conquista di un diritto fondamentale per milioni di donne italiane, chiamate per la prima volta a partecipare pienamente alla vita politica della nazione.
Chi era Anna Uberti
Per decenni rimase ignota l’identità della ragazza della foto, fino a quando, nel 2016, due giornalisti, Giorgio Lonardi e Mario Tedeschini Lalli, decisero di risolvere il mistero e pubblicarono sul giornale online Medium un appello a chiunque potesse aiutarti a identificare la donna. Si fece viva una persona che a sua volta volle restare anonima e la donna ebbe finalmente un nome, Anna Iberti, nata nel 1922 e deceduta nel 1997.
Nel giugno del 1946 Anna aveva ventiquattro anni. Aveva frequentato le scuole magistrali e per un breve periodo aveva insegnato, ma al momento del referendum lavorava come impiegata amministrativa presso il quotidiano socialista Avanti!, a Milano. Proveniva da una famiglia di solide convinzioni democratiche e socialiste: il padre Alberto era caporeparto in una delle grandi fabbriche automobilistiche milanesi e aveva maturato le proprie idee politiche negli anni difficili che precedettero il fascismo.


La celebre fotografia nacque quasi per caso. Federico Patellani, considerato uno dei padri del fotogiornalismo italiano, stava realizzando per il settimanale Tempo un servizio dedicato al referendum istituzionale e al nuovo protagonismo femminile nella vita pubblica del Paese. Anna si prestò come modella per quel servizio fotografico senza immaginare che uno degli scatti sarebbe diventato il simbolo stesso della Repubblica nascente.
Negli anni successivi si diffuse la leggenda che quella ragazza fosse stata una giovane partigiana. Le figlie Gabriella e Manuela hanno però sempre escluso questa ipotesi. Anna non partecipò direttamente alla Resistenza armata, ma mantenne per tutta la vita una forte sensibilità civile e sociale. Dopo il matrimonio e la nascita delle figlie, dedicò infatti molte energie al volontariato, collaborando con il CAM, il Centro ausiliario per i problemi minorili, a sostegno dei ragazzi e delle famiglie in difficoltà.


Proprio all'Avanti! Anna conobbe il giornalista Franco Nasi, suo coetaneo. Le loro vite si intrecciarono anche sul piano professionale. Quando nel 1947 la scissione socialdemocratica portò alla nascita del quotidiano L'Umanità, organo del nuovo partito, entrambi passarono alla nuova testata. Franco Nasi vi sarebbe diventato capocronista e avrebbe poi costruito una brillante carriera giornalistica collaborando con alcune delle principali testate italiane, tra cui Corriere della Sera, La Stampa, Il Giorno e Domenica del Corriere.
Anna e Franco si sposarono nel giugno del 1949. Le nozze furono celebrate in un clima di grande affetto e partecipazione, come testimoniano i numerosi articoli augurali pubblicati dai giornali dell'epoca, indipendentemente dall'orientamento politico delle diverse testate. Tra i testimoni figuravano giornalisti destinati a diventare protagonisti della stampa italiana del dopoguerra, come Paolo Murialdi e Mino Monicelli.Anna lasciò presto il lavoro per dedicarsi alla famiglia. Condusse una vita discreta e riservata, lontana dai riflettori. Non cercò mai notorietà e parlò raramente della fotografia che l'aveva resa, suo malgrado, un'icona nazionale.
Come avvenne l’incontro tra Anna Iberti e Federico Patellani
All'epoca la redazione milanese dell'Avanti! si trovava nel celebre "Palazzo dei giornali" di piazza Cavour. Inaugurato da Mussolini nel 1942 come sede del Popolo d'Italia, nel dopoguerra ospiterà a lungo gli uffici di tutte le più importanti testate nazionali e internazionali . Fu sul tetto dell’edificio (che si affaccia sui Giardini di via Palestro, ora intitolati a Indro Montanelli) che fu scattata la celebre.La redazione di Tempo si trovava però in via della Spiga, a pochi passi da Piazza Cavour, ed è immaginabile che Franco Nasi e Federico Patellani si conoscessero in quanto colleghi .


La mostra
In occasione dell’80° anniversario del referendum istituzionale un progetto espositivo dedicato allo sguardo di Federico Patellani su uno dei momenti più importanti della storia italiana contemporanea. All’inaugurazione è intervenuta anche una nipote di Anna Iberti, Silvia Nasi, visibilmente commossa


Attraverso un articolato reportage realizzato nei giorni del referendum Monarchia-Repubblica, Patellani documenta il clima di trasformazione che attraversa il Paese all’indomani della Seconda guerra mondiale: le città ancora segnate dal conflitto, le piazze animate dai dibattiti politici, la partecipazione popolare al voto e, soprattutto, il ruolo delle donne nel processo di costruzione democratica dell’Italia repubblicana.


Il percorso espositivo prende avvio dalla celebre fotografia della “Donna della Repubblica”, pubblicata sulla copertina il 15 giugno del 1946 sul settimanale Termpo: una giovane donna sorridente che emerge dalla prima pagina del Corriere della Sera con la notizia della vittoria della Repubblica.


La mostra presenta stampe originali, negativi, provini e materiali d’archivio provenienti dal Fondo Federico Patellani, una raccolta di oltre 620.000 unità conservata presso il MUNAF. Le fotografie restituiscono uno sguardo intenso e partecipe sull’Italia del dopoguerra e sul desiderio collettivo di costruire un futuro nuovo, fondato sui valori della libertà e della democrazia.
«Mi auguro che questa mostra contribuisca a far sì che le giovani generazioni conoscano non solo quell’evento storico», dichiara il curatore Matteo Balduzzi, «ma anche la Milano del dopoguerra: una città ancora segnata dalle distruzioni del conflitto, con cumuli di macerie, baracche nelle periferie e mezzi militari che continuavano a circolare per le strade. Già dieci anni fa avevamo dedicato una mostra a Federico Patellani, fotografo straordinario e testimone sensibile di quell’epoca. Questa nuova esposizione, invece, si concentra maggiormente sulla figura delle donne e sul loro ruolo nella costruzione della nuova Italia democratica. Quelle elezioni, tuttavia, furono fondamentali per tutti gli italiani. Dopo oltre vent’anni di dittatura, il referendum del 2 giugno 1946 rappresentò per milioni di cittadini la riconquista della libertà e della partecipazione democratica. Non bisogna dimenticare che c’erano uomini di quarantacinque anni che non avevano mai avuto occasione di votare liberamente».
La mostra, a ingresso gratuito, è allestita fino al 5 luglio al MUNAF - Museo Nazionale di Fotografia in Villa Ghirlanda, via Frova 10, Cinisello Balsamo (MI), aperta dal mercoledì al venerdì, ore 16-19; sabato e domenica ore 10-19




