Sono stata a una conferenza in cui veniva presentato un progetto di prevenzione della violenza di genere rivolto agli studenti della scuola secondaria. C’era grande attenzione a insegnare che cos’è una relazione tossica, come riconoscere un partner manipolatorio o narcisista, come allontanarsi ai primi segnali di rischio. Sono tornata a casa piena di ansia. Mi sembra che l’amore sia diventato un territorio pericoloso. Ai ragazzi viene insegnato come difendersene e non come andarvi incontro. Forse questa è una delle ragioni per cui oggi tanti adolescenti non rincorrono più l’amore ma lo rifuggono. Che cosa possiamo fare noi adulti?

Serafina

– Cara Serafina, in effetti oggi manca un’educazione all’affettività che sia concentrata non solo a rifuggire l’amore tossico, ma anche a costruire in modo gioioso una storia d’amore sana. Gli adolescenti sono sempre stati innamorati dell’Amore, ma ora rischiano di viverlo più come un rischio che come un’opportunità.

Emanuele Coccia, nel suo recente saggio Il continente ignoto. Filosofia dell’amore moderno (Einaudi), afferma che siamo costantemente sospesi nel desiderio di fare dell’amore un pilastro della nostra identità, però non ci riusciamo perché ad amare non abbiamo mai davvero imparato.

Ne esplora le molte contraddizioni che hanno contraddistinto la ricerca dell’amore da parte degli esseri umani nel corso dei secoli.

Forse la cosa da cui ripartire è re-imparare a diventare desideranti dell’incontro con l’altro e cercare la meraviglia che tale incontro porta nella nostra vita, soprattutto quando si “incarna” nella verità del nostro essere, passando attraverso la dimensione del corpo e dello sguardo.

Un’ottima riflessione, in questo senso, la offre la psicologa Ameya Gabriella Canovi nel suo bellissimo saggio Le stelle non sono mai sole (Vallardi ed.), il cui titolo evoca la luminosità con la costruzione del “noi”, alternativa alla cultura ossessiva dell’Io oggi imperante, che rende più ricca e sorprendente la nostra esistenza.

Come dici tu, Serafina, i nostri figli hanno uno straordinario bisogno di confrontarsi con adulti credibili che siano buoni portatori di relazione, appassionati testimoni dell’Amore, quello con la A maiuscola, ovvero quello che non ti fa sentire appartenente a una relazione perfetta, ma che ti permette di sentirti “vero” a te stesso e soprattutto “vero” di fronte all’altro che è capace di fare coppia con te.

Il punto di partenza rimaniamo sempre noi adulti: se l’eccesso di narrazione sulla tossicità dell’amore ti ha disturbato, tu diventa testimone della bellezza dell’amore nella vita dei tuoi figli. Sorridi, abbraccia, sostieni: insomma, rendi desiderabile ciò di cui li vuoi vedere desideranti.