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Alla Fondazione Ospedale Richiedei di Gussago nel bresciano, anziani a bambini si divertono insieme durante una partita di calcio balilla.
Nella mano nodosa di Carolina il pennarello trema. Poi arrivano in aiuto le dita paffute di Filippo. Carolina si lascia guidare e sul foglio prende vita una casa con tetto aguzzo, finestre aperte e una porticina d’ingresso. Attorno al grande tavolo allestito in giardino è tutto un complimentarsi per l’opera dei due artisti. Carolina è stupita per quel che è riuscita a fare, erano anni che non si metteva a disegnare e, chissà, magari pensava di non esserne più capace. Anche Filippo sorride orgoglioso, ha fatto una cosa da “grande”: sa che è grazie a lui se “nonna” Carolina può sentirsi soddisfatta, ma tiene per sé il “segreto” ed entrambi sono contenti. È così che un piccolo gesto “nascosto” rende visibile una delle verità forse fra le più dimenticate del nostro tempo: la sintonia fra le generazioni fa bene a tutti, anziani e piccini.
Siamo alla Fondazione Ospedale Richiedei di Gussago, non distante da Brescia. Qui da metà giugno e fino al rientro a scuola a settembre è attivo un centro estivo gratuito per i figli e i nipoti dei dipendenti, con alcuni momenti di contatto con gli anziani in cura al polo sanitario. Una misura economica a supporto delle famiglie, certamente, ma anche un’occasione per promuovere la sinergia fra le diverse età della vita e non perdere la buona abitudine di far visita a chi è più solo. Il file rouge dell’estate è la Narrazione e le attività spaziano dai giochi ai laboratori. Quando andiamo a trovarli, la mattinata è dedicata al “disegno congiunto” e attorno al tavolo anziani e piccini si cimentano insieme con i colori. L’atmosfera è allegra, i bambini portano una ventata di spensieratezza e anche le “nonne” fanno la loro parte: i piccoli sono rapiti dal sentirle intonare Quel mazzolin di fiori. A guardare il gruppo, affiatato nella sua varietà di volti, stili ed età, la vecchiaia non sembra più il tempo della solitudine e della fragilità. «I bambini fanno tutto bene, perfino i capricci», dice Piera divertita. Canta volentieri ma disegnare no, non le piace: «A ottobre ne faccio 90», dice quasi per scusarsi della sua inattività. Accanto a lei, Angela racconta di avere «tanti, tanti anni: 90!». Filippo, che di anni ne ha 7, questa volta non si trattiene: «Ma come, ieri hai detto 100, quanti anni hai?». A ruota, ecco Augusta: «Sapete quanti anni ho io? 49! Eh sì, gioventù che non torna – ride – sono 94». Di nuovo sorrisi e quel bisogno irrinunciabile di prossimità, del sentirsi amati e parte del gruppo contagia anche Laurina: «Io di anni ne ho 83, dico davvero». Ognuno dice la sua ma, a ben vedere, l’età non ha una grande importanza quando si può trascorre del tempo sereno insieme, un tempo in cui nessuno è un “numero di letto” o la sua patologia.
Proprio a Laurina, infatti, piace stare con i bambini del centro estivo perché «portano gioia». «Con loro ringiovaniamo», dà man forte Vittoria, 86. «Cerco di ricordarmi i giochi che facevo da bambina, ma è passato molto tempo e aggiornarsi ai gusti di oggi è difficile. I miei nipoti sono lontani» – si adombra un istante – «però anche questi bambini mi rubano il cuore». Poi una chiacchiera tira l’altra, i piccoli sembrano assorti nel disegno ma si capisce che ascoltano tutto. «Sono la vita che cresce, mi aiutano ad accettare la vecchiaia e mi danno il coraggio di andare avanti», dice Carolina, 90 anni, 6 figli, 16 nipoti e 9 pronipoti. «I bambini hanno sempre un modo tutto nuovo di giocare, mi piace quando i miei piccolini mi chiamano “nonna bis”. Che felicità quando vengono a trovarci».
Fra le “nonne” e i “nonni” in questione, alcuni sono ospiti della residenza sanitaria, altri a fine giornata rientrano nelle proprie abitazioni. Per tutti il beneficio della compagnia è evidente. Il primo giorno è uno sguardo, poi il saluto si trasforma in un sorriso e via via in una carezza e un buffetto. Se per gli anziani è dolce essere ricordati dalle proprie famiglie, l’interazione con i bambini non dà meno frutti, è gratificante e, oltretutto, stimolante. «Il dialogo tra generazioni riporta il buonumore e aiuta a tirare fuori capacità sopite», dice Cinzia Sabatti, 53 anni, una delle educatrici. «Capita, ad esempio, che i bambini si incuriosiscano del passato. Una semplice domanda come “ma tu ti vestivi a Carnevale?” stimola la memoria a lungo termine e offre agli anziani la possibilità di rivivere momenti di gioia, ripensando anche a quando loro stessi sono stati genitori».


I bambini diventano gli occhi e le braccia dei più vecchi, che tornano a illuminarsi nella consolazione di non esser lasciati soli. Dal canto loro, anche gli anziani sono una benedizione per i piccoli. «Li rivalutano come portatori di saggezza ed esperienze di vita, da loro imparano il rispetto per le generazioni precedenti», nota ancora Sabatti. «Da noi possono imparare a cantare ma anche a obbedire», s’inserisce svelta Cecilia, che con i suoi 87 anni è fra le giovani del drappello.
Stando con i degenti, i bambini del centro estivo pensano agli anziani della propria famiglia e cresce la voglia di stare con loro. «Con i nonni andiamo in giro o giochiamo ai giochi in scatola. E no, i compiti li faccio da sola», puntualizza Giorgia, 10 anni, mentre dipinge alcuni fiori attorno a un laghetto. «La nonna mi ha detto che il braccialetto che le ho fatto io è stato il regalo più bello che ha ricevuto per il suo compleanno. Le è piaciuto anche il biglietto con gli adesivi», dice entusiasta Stella, 8 anni. Bianca, coetanea, racconta invece con piacere di quando va con i nonni nell’orto a prendere fragole e lamponi. Ognuno ha il suo vissuto, fatto di affetto e piccole consuetudini. «I nonni sono speciali», sintetizzano Camilla e Margherita. «È bello vedere come la relazione con gli anziani venga da sé. I bambini sono empatici e sanno cogliere le situazioni: ad esempio, rispondono pazientemente ai “nonni” che gli chiedono più volte “come ti chiami?”», racconta Enrica Opizzi, 30 anni, educatrice del centro estivo.
Dopo le attività della mattina i bambini pranzano al sacco o in mensa, potendo anche incontrare i genitori o i nonni che lavorano in struttura. Il polo sanitario è immerso in un bel giardino con fontane e panchine all’ombra: si sta bene e il tempo corre veloce. La struttura nacque per volontà del nobile Paolo Richiedei, che nel 1860 dispose la costituzione di un “ospedale per i malati poveri” e di “una casa di riposo per i vecchi poveri”: una missione che, in forme aggiornate, è proseguita nel tempo, tanto che oggi l’esperienza della Richiedei è un richiamo per le famiglie e le comunità ecclesiali a non dimenticare gli anziani.
«Il centro estivo è per noi un tempo qualificato e qualificante», chiude Maria Mazza, 50 anni, direttrice delle risorse umane. «Dai pazienti agli operatori passando per i dipendenti, lavoriamo sempre nella logica del prendersi cura». Ed è così che, insieme, anziani e bambini disegnano un futuro migliore.





