All’inizio del nuovo anno scolastico le chiedo che cosa pensa di quei contesti scolastici in cui vige un approccio sanzionatorio e punitivo che fa “patire a tutti i compagni” le azioni maldestre messe in atto da un solo membro della classe. Perché è modalità sempre più diffusa per gestire gli errori di singoli elementi irruenti della classe fare ricorso alla punizione dell’intero gruppo, tramite mole di compiti inaccettabile, assegnati con la dicitura “compiti di punizione”, oltre che note di classe? Spesso i docenti si comportano così affermando che la classe è un gruppo e che i bravi devono responsabilizzare i “cattivi” venendo puniti anch’essi ingiustamente. Io trovo tutto ciò retrogrado e antipedagogico, perché rende lo studio odioso, lo trasforma in punizione e gli toglie quella dimensione di scoperta e piacere che dovrebbe invece mantenere. Inoltre, con questo approccio si toglie agli adulti il loro dovere alla vigilanza per addossarlo a dei ragazzini a cui viene imposto di fare da guardiani ai coetanei per riportarli all’ordine. Alla primaria, constato poi che spesso si vieta la ricreazione o ginnastica alla classe o ai soggetti irruenti: come si può pretendere di tenere 8 ore seduti tranquilli dei bambini, eliminando l’unico momento in cui possono muoversi? Che esempio educativo viene dato in questo modo? Dica qualcosa ai docenti in questo inizio di anno scolastico, per invitarli ad avere una visione più educativa della gestione del gruppo classe soprattutto quando qualcuno si rivela particolarmente maldestro o trasgressivo. LUCIANA —

Cara Luciana, ho riportato praticamente per intero la tua mail. Nel mio spazio non mi occupo di ciò che fanno i docenti (per questo c’è a disposizione, sempre in questa sezione del giornale, un’apposita rubrica), però credo che sia giusto far sentire anche la nostra voce di genitori in relazione alle molte osservazioni che hai fatto tu e che a tanti altri papà e mamme può capitare di fare. Condivido ogni parola che hai scritto.

Credo che la punizione “collettiva” sia controproducente e che l’adulto deve assumersi la responsabilità di creare uno spirito di squadra all’interno del gruppo classe. L’approccio punitivo e sanzionatorio aumenta la conflittualità e la divisività e non è mai vantaggioso. Inoltre, punire con il divieto alla ricreazione o all’educazione motoria è davvero un autogol: si tratta di due momenti della vita scolastica che rappresentano un diritto, una parte essenziale della vita dello studente. Non possono essere cancellati usandoli come premio o punizione. Mi sembra che ciò che racconti metta in discussione i fondamentali dell’educazione e per questo consiglio a tutti, genitori e docenti, di leggere il bellissimo testo di don Lorenzo Ferraroli Io sto con i ragazzi (Ed. San Paolo) le cui pagine spiegano in modo magistrale il giusto approccio ai bisogni educativi in età evolutiva