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Caro dottore, insegno da tre anni in un istituto professionale e spesso affronto in classe temi d’attualità. Partendo da alcuni fatti di cronaca, abbiamo parlato degli attacchi subìti da personaggi dello spettacolo per il loro aspetto fisico. L’elenco delle donne attaccate violentemente sui social è lungo: Vanessa Incontrada, Aurora Ramazzotti, Iolanda, figlia di Ambra Angiolini e Francesco Renga, Francesca Michielin... Abbiamo provato a leggere in classe i commenti carichi di odio contro di loro pubblicati sui social, che riguardano il peso, l’alimentazione, i brufoli, la palestra. Sconosciuti che si permettono di lanciare giudizi pesanti e offensivi: lo fanno per invidia? O c’è dell’altro? E come ci si può difendere? Queste le domande nate in classe, che giro a lei. La ringrazio e continuo a seguirla su Famiglia Cristiana. MARIA CHIARA — Cara professoressa, lei sa bene, e lo sanno ancora di più i suoi studenti, che sui social molti scrivono cose che normalmente le persone non oserebbero dire guardando negli occhi l’interlocutore. Alcuni di questi hanno personalità francamente patologiche, ma non tutti; tra questi aggressori ci sono anche persone insospettabili. La protezione offerta dalla propria postazione online, con la mancanza di un contatto interpersonale diretto, scatena l’istinto di dire quel che si pensa senza filtri. Ma soprattutto consente alle persone di entrare in contatto con gli aspetti più istintuali di sé e di far emergere stati emotivi aggressivi e distruttivi che normalmente, nella relazione concreta con le altre persone, vengono tenuti sotto controllo. Così, lo sguardo facile sulle vite delle persone famose si colora dell’invidia: per la posizione sociale che occupano, per la loro ricchezza, per la loro popolarità, misurata con il numero dei follower. Credo anch’io, come in classe avete notato, che l’invidia sia il motore potente di questi attacchi. E soprattutto nei confronti delle donne, ad essere aggredito è il corpo. Come capita da che mondo è mondo, il corpo femminile è il bersaglio più facile per esprimere un malanimo impotente: alle tristemente note molestie fisiche si assommano le violenze verbali. Chi si presenta sul Web deve sapere che non incontrerà soltanto apprezzamenti, ma potrà incorrere anche in queste aggressioni verbali: le deve mettere in conto e non prenderle in considerazione, a meno che non si configuri un reato, nel qual caso deve rivolgersi alla Polizia postale. Per chi, come lei, si occupa di educazione, diventa obiettivo prioritario il lavoro con i giovani verso una sempre maggiore consapevolezza dei rischi e non solo delle opportunità nell’uso dei social. E più in generale, occorre tenere viva l’attenzione sull’importanza delle relazioni dirette e concrete tra le persone, che nessuna connessione internet può uguagliare per ricchezza e profondità. Il dilagare delle relazioni virtuali, soprattutto con l’irruzione del Covid nelle nostre vite, va sempre equilibrato con l’incontro autentico tra persone, fondato sulla concretezza fisica della vicinanza





