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Non un’adozione acritica della tecnologia, ma nemmeno paura dell’innovazione. Le scuole salesiane italiane scelgono una terza via: usare l’intelligenza artificiale come strumento educativo senza permetterle di sostituire la relazione umana.
È questo il cuore del progetto presentato all’Istituto Salesiano San Zeno di Verona durante l’evento “GO beyond traditional education”, organizzato insieme a Google for Education.
Il dato colpisce per dimensioni e metodo: in un anno i docenti coinvolti sono passati da 700 nel Triveneto a oltre 1.600 in tutta Italia. Ma soprattutto, non si tratta di una sperimentazione teorica. L’IA è già entrata nelle classi di scuole primarie, secondarie e centri di formazione professionale attraverso attività concrete, svolte quotidianamente dagli insegnanti.
A febbraio 2026 una delegazione composta da quindici ingegneri e ricercatori internazionali di Google for Education si era recata a Venezia Mestre non per insegnare ai docenti come usare l’intelligenza artificiale, ma per osservare e ascoltare ciò che stava già accadendo nelle scuole salesiane. Ora Google torna in Italia per un nuovo confronto pubblico sull’esperienza maturata.
All’incontro di Verona partecipano Amanda Rosenburg, Staff User Experience Researcher di Google for Education a New York, Marco Berardinelli di Google for Education Italia e Anna Artemyeva, HE Lead EMEA & APAC e Regional Lead per Regno Unito, Irlanda, Italia e Asia Centrale. Presenti anche tre assessori regionali all’Istruzione del Nord Italia: Valeria Mantovan per il Veneto, Alessia Rosolen per il Friuli Venezia Giulia e Simona Tironi per la Lombardia.


A rendere unico il progetto salesiano non è soltanto la dimensione della rete scolastica coinvolta, ma la filosofia educativa che lo sostiene. La ricerca coordinata da don Michal Vojtáš per l’Università Pontificia Salesiana ha analizzato 1.375 attività didattiche reali e raccolto il feedback di oltre 29 mila studenti. I risultati mostrano miglioramenti in tutte le aree osservate: chiarezza degli obiettivi, fluidità delle attività, coinvolgimento degli studenti, creatività e capacità critica.
Secondo i dati raccolti, gli studenti percepiscono un aumento del coinvolgimento del 9% e della creatività del 16%, mentre i docenti registrano crescite ancora più marcate: rispettivamente del 21% e del 40%. Dopo la sperimentazione, l’86% degli insegnanti dichiara di voler continuare a utilizzare strumenti di IA generativa nella didattica, mentre il 69% riconosce un miglioramento nella progettazione delle lezioni.
Ma il punto decisivo, spiegano i promotori, è che l’intelligenza artificiale funziona davvero solo quando resta uno strumento e non diventa il centro della relazione educativa. Per questo il modello salesiano introduce il concetto di “tecnologia a tempo”: l’algoritmo aiuta l’apprendimento, ma si ferma quando inizia il rapporto umano tra docente e studente.
«Quando suona la campanella Gemini for Education si ferma», è questa la regola simbolica che sintetizza il progetto. Non un rifiuto della tecnologia, ma una scelta educativa precisa: riaffermare il primato della persona sull’interfaccia digitale.
In un tempo in cui il dibattito pubblico oscilla spesso tra entusiasmo incontrollato e tecnofobia, l’esperienza salesiana prova così a indicare una strada diversa: mettere l’algoritmo al servizio dell’umano, senza delegare alla macchina ciò che appartiene soltanto alla relazione, all’ascolto e alla crescita condivisa.



