C’è una fede che nasce in famiglia, cresce tra incontri provvidenziali e matura nel desiderio di “fare qualcosa” perché una testimonianza non resti confinata alla memoria. È la storia di Gerolamo Cicco, medico specializzando in Ematologia a Bari, e del comitato spontaneo Testimoni del “Bello”, nato dall’amore per la figura profetica di don Tonino Bello, presidente di Pax Christi, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi e oggi venerabile.

«Da credente porto con me la fede ricevuta dai miei genitori e la testimonianza luminosa di sacerdoti, laici e religiose della mia terra», racconta Gerolamo, «don Tonino mi ha affascinato da adolescente, quasi per caso, attraverso alcune sue frasi lette sui social. Ma quelle parole avevano una forza che non mi lasciava in pace».

Un'immagine del quadro

L’incontro decisivo avviene nel 2017, quando un amico lo invita a conoscere padre Vito Minervini, frate cappuccino di Molfetta: «La prima cosa di cui mi parlò fu proprio don Tonino. Rimasi spiazzato: non avevo mai confidato a nessuno quella passione. Solo dopo scoprii che era stato il primo sacerdote consacrato da lui come vescovo. Ho capito che non era una coincidenza».

Da quell’incontro nasce una rete di relazioni con altri frati cappuccini legati a don Tonino, e soprattutto una domanda condivisa da un gruppo di giovani: come rendere viva, oggi, la sua eredità spirituale? Così prende forma il comitato Testimoni del “Bello”, che nel 2018 organizza a Bari una prima serata pubblica di testimonianze sulla figura del vescovo, con amici, collaboratori e testimoni diretti della sua vita. Oltre 250 persone partecipano a un incontro carico di emozione e gratitudine.

«In quella sera abbiamo capito che don Tonino parlava ancora al cuore della gente», spiega Gerolamo Cicco, «non come un personaggio del passato, ma come un compagno di strada per il presente».

Nel clima di entusiasmo e discernimento nasce l’intuizione che segnerà il cammino del gruppo: tradurre il messaggio di don Tonino in un linguaggio immediato, capace di parlare anche senza parole. L’ispirazione arriva su un treno, con un block-notes e una penna, rileggendo uno dei testi più noti del vescovo: L’ala di riserva.

«Ho immaginato l’abbraccio descritto in quella preghiera», racconta Gerolamo, «un abbraccio tra don Tonino e il Signore, che dicesse visivamente ciò che lui ha vissuto: la fiducia totale in Dio anche nella fragilità».

Lo schizzo diventa un’opera grazie alla giovane artista palermitana Martina Busciglio. Il quadro viene inaugurato e benedetto il 13 aprile 2019 nella parrocchia Beata Vergine Immacolata dei Cappuccini di Bari, dove tuttora si trova. Da lì, quasi silenziosamente, inizia un viaggio inatteso.

Da sinistra: Gerolamo Cicco, Renato Brucoli, scomparso nel 2024, e lo scrittore e giornalista Agostino Picicco che ha scritto diversi libri su don Tonino Bello
Da sinistra: Gerolamo Cicco, Renato Brucoli, scomparso nel 2024, e lo scrittore e giornalista Agostino Picicco che ha scritto diversi libri su don Tonino Bello

Da sinistra: Gerolamo Cicco, Renato Brucoli, scomparso nel 2024, e lo scrittore e giornalista Agostino Picicco che ha scritto diversi libri su don Tonino Bello

Oggi diciotto copie dell’opera sono presenti in chiese, conventi e luoghi di frontiera in Italia e all’estero, fino ad arrivare a Rumbek, in Sud Sudan, donata al vescovo locale (ma italiano d’origine), il comboniano padre Christian Carlassarre. L’opera è stata condivisa con numerosi vescovi e cardinali, tra cui il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, e una copia è stata donata anche alla cappellania del Policlinico di Bari.

Un momento particolarmente significativo avviene il 23 febbraio 2020, in occasione della visita a Bari di papa Francesco per l’incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”. Il quadro viene donato al Santo Padre, accompagnato da una lettera di spiegazione. Nel giugno 2021 arriva una risposta, tramite la Segreteria di Stato: «È stata una conferma che questo messaggio non appartiene a noi», dice Gerolamo, «ma alla Chiesa».

La simbologia del quadro è intensa e stratificata: sullo sfondo il mare di Molfetta, città di cui don Tonino è stato, e il portale di Alessano, la cittadina nel Basso Salento dov’è nato, e “finestre verso Oriente”; al centro l’abbraccio tra Gesù, con il grembiule del servizio, e il vescovo; in primo piano i segni della lavanda dei piedi, una sedia, un catino, le scarpe. Un ramoscello d’ulivo parla di pace che nasce solo dal servizio reciproco. E poi l’ala di riserva, pronta come un dono da offrire ai più fragili.

«È un’ala preparata per chi non ce la fa più», spiega Gerolamo Cicco, «don Tonino ci ricorda che Dio non ci chiede di essere forti a tutti i costi, ma di affidarci. In un mondo ferito da guerre e pandemie, questo messaggio è più che mai attuale».

Non a caso, i Testimoni del “Bello” hanno tradotto L’ala di riserva in cinque lingue, perché continui a camminare. Come il suo vescovo, che ancora oggi insegna a credere che la luce può essere più forte della notte.