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Martina Kluzer (1999-2007).


Una vita brevissima, ma stupefacente testimonianza di fede e di grazia quella di Martina Kluzer, nata a Trezzano sul Naviglio (Milano) l’8 novembre 1999, e vissuta solo sette anni. Appassiona e commuove la sua storia nel libro Martina. Il Cuore e la Rosa, di Giovanna Pupillo Kluzer e Riccardo Caniato (ed. Ares, euro 18), firma di Maria con te, che è stato presentato il 6 giugno scorso al santuario di Gesù Bambino di Praga ad Arenzano (Genova) in un convegno sulla santità dei bambini.


I primi anni di “Marti” sono quelli di una bambina normale, allegra, piena di energia, sempre pronta a giocare, innamorata della scuola. Finché un tumore terribile la costringe a ricoveri e cicli di chemioterapia. Nonostante questo, riesce a trasmettere gioia ai genitori, all’amatissima sorellina Doriana, nata nel 2002, ai nonni, a tutti quelli che la conoscono. Inizia ad avere dialoghi interiori con Gesù, con Maria e con i santi, prega, ama stare in chiesa ore e partecipare alla Messa, offre le terribili sofferenze che patì – rifiutò sempre la morfina perché diceva che l’avrebbe fatta dormire e non avrebbe potuto pregare – per la guarigione dei bambini malati o per la salvezza spirituale. Dialoga col Sacro Cuore caro a santa Faustina Kowalska, ma anche con Maria Rosa Mistica, che apparve a Pierina Gilli a Fontanelle di Montichiari, nel Bresciano. Un’anima grande e profonda, «vissuta sotto il manto della Madonna» e nata in modo prodigioso, come racconta mamma Giovanna, una donna dolce e schiva: «Martina mi fu annunciata in sogno: vidi san Pietro su una barca in compagnia di san Carlo Borromeo. Io, che non ero religiosa e non frequentavo la Chiesa, non sapevo chi fossero, ma furono loro stessi a presentarsi, dicendomi che Dio aveva un dono per me e che, per ringraziarlo, avrei dovuto comprare una statua di san Carlo. Dopo pochi mesi, iniziai a sentirmi stanchissima, mi girava la testa e avevo la nausea, ma non dicevo niente ai miei cari per non farli preoccupare. Un giorno passai davanti al santuario della Madonna della Bassa, nel mio paese, e sentii l’impulso a entrarvi: mi ritrovai a pregare a modo mio, perché non ne ero capace, e sentii chiaramente dentro di me la voce di Gesù che mi rassicurava. Rimasi poi a contemplare la Madonna e il Bambino in un quadro, illuminati dai raggi del sole. Su consiglio di un’amica, feci un test di gravidanza che risultò positivo e solo allora mi ricordai del sogno: il dono di Dio era questo bambino? Non poteva che essere così, visto che a mio marito Claudio, a seguito di un’operazione, era stato detto che non avrebbe potuto avere figli. Di figlie poi ne avemmo altre tre, Doriana, Mariachiara e Francesca. A pochi giorni dal parto di Martina, rischiai un aborto spontaneo e i medici dissero che la situazione era critica. Una notte, però, sognai una luce fortissima e vidi una mano che teneva stretta una manina delicata. Ecco, la nascita di “Marti” fu il primo miracolo di cui sono stata testimone».
Ci traccia un piccolo ritratto di sua figlia?
«È sempre stata una bambina più matura rispetto ai coetanei. Era sorridente, molto attenta agli altri, amava farci sorprese e regali confezionati da lei, oppure comprati con i soldi che si faceva dare di nascosto dalla nonna. Era intelligente, a cinque anni sapeva fare i conti e spesso le maestre le affidavano dei compiti speciali. Adorava la montagna, amava i fiori, i cuori, gli animali. Era attratta dai castelli, dagli eremi e dai conventi che si vedevano sulle alture. Ma soprattutto, era molto particolare, come se fosse già stata formata prima che potessimo insegnarle qualcosa. Spesso eravamo noi a imparare da lei, soprattutto per quanto riguardava il voler bene. Era normale vederla aiutare chi era malato o preoccuparsi per chi non aveva una casa o una famiglia. Un giorno ci chiese di adottare un bambino del Mozambico a distanza. Com’era felice quando arrivavano foto e letterine da lui!».
Quando avete capito che si trattava di una bambina con esperienze spirituali intense?
«Ce ne rendemmo conto a poco a poco, ma solo dopo la sua morte comprendemmo pienamente di avere assistito a eventi fuori dal comune. La vera svolta nella sua vita avvenne l’11 febbraio 2006 a Garlasco, nel Pavese, quando sbagliammo strada e ci ritrovammo davanti al santuario della Madonna della Bozzola. Decidemmo di entrare a visitarlo. Martina, come se fosse già stata lì, si diresse alla statua a grandezza naturale di Gesù Misericordioso (che in seguito vide “animarsi”). Si soffermò a lungo davanti a Lui. Poi andammo alla statua della Madonna e anche lì si soffermò. Poiché il male avanzava, cercammo il rettore per una benedizione e una signora gentilissima, vedendola senza capelli a causa della chemio, ci disse che era la “Giornata del malato” e ci invitò a tornare la sera per la Messa di guarigione e ci presentò il rettore, don Gregorio Vitali. Da allora ci chiedeva spesso di andare a Messa lì e guai se non la portavamo! Martina in quelle occasioni mi diceva, piena di emozione, che Gesù “camminava accanto al don”, oppure “È passato Gesù, hai sentito il profumo? Sembra borotalco”. Lei lo vedeva come se fosse vivo e presente».
Nel libro si sottolinea il rapporto speciale di Martina con Maria. Ce lo vuole raccontare?
«La Madonnina di Martina era rappresentata da Maria Rosa Mistica, nome con cui si presentò alla veggente Pierina Gilli, nel secolo scorso, con in mano tre rose, una bianca, una rossa e una gialla, a rappresentare rispettivamente preghiera, sacrificio e penitenza. Un giorno, una signora il cui figlio era malato, chiese preghiere a mia figlia (lui poi guarì) e le regalò un’immaginetta della Madonna Rosa Mistica. Appena la vide, “Marti” se ne innamorò: “Mamma la Madonna mi sorride”, mi disse, e cominciò a chiedere con insistenza: “Papà portami da Lei”. Ci recammo a Fontanelle di Montichiari, dove c’è una fonte di acqua santa nel luogo dove la Madonna apparve. Appena arrivati, Martina scese dalla macchina e rimase estasiata da quel posto silenzioso. All’epoca Rosa Mistica non era conosciuta, nessuno andava lì, perciò Martina si sentiva a casa sua, c’era solo lei, soprattutto nei giorni infrasettimanali. Lo stesso giorno, Rosa Mistica iniziò a parlarle. La bambina si fermò nella cappellina dove c’è una grande statua della Vergine, si inginocchiò e pregò a lungo in profondo raccoglimento. Non so che cosa abbia confidato alla Madonna, che cosa si siano dette, ma a un certo punto mi disse: “Mamma, la Madonna mi sta sorridendo”. Da allora, Martina volle sempre andare a Fontanelle. Appena arrivavamo si toglieva le scarpe già in macchina e correva a piedi nudi con la sua adorata sorella Doriana, l’unica che l’ha conosciuta. Correva su e giù, nonostante la malattia che le procurasse dolori fortissimi; io e Claudio restavamo impietriti a guardarla».
Ci racconta qualche fatto inspiegabile di cui siete stati testimoni?
«Ce ne sono tanti. Alle Fontanelle, per esempio, già molto malata, lei entrava nella Fonte Sacra di acqua gelata sempre scalza (quando usciva, le toccavo le gambe e la temperatura era normalissima) e stava lì, pregava per i malati e poi usciva. Faceva la scala santa che porta alla fonte su e giù, su e giù, in ginocchio, pregando. È incredibile la forza che aveva. Un giorno ci raccontò che la Madonnina le aveva detto che Montichiari non sarebbe stato a lungo così isolato, sarebbe diventato come Lourdes. E le mostrò il santuario che fu poi effettivamente progettato, indicando una chiesa, le cinque cupole e alcune altre strutture per servizi ai pellegrini. Il santuario effettivamente oggi è chiamato “piccola Lourdes d’Italia” ed è invaso dai pellegrini».
Le capita di sognarla o di sentirla come se fosse vicina fisicamente?
«Sì, lei è sempre con me. Ha mantenuto la promessa che mi ha fatto prima di andarsene. Come si manifesta? In casa ci sono tre rose di legno che Martina aveva messo ai piedi di un’immagine di Rosa Mistica e che, dopo tre giorni, avevano iniziato a emanare un profumo soave. Lo sentiamo ancora oggi. Martina stessa si manifesta con un suo particolare profumo. E poi, come le dicevo, ci fa trovare dei cuoricini: fiori e cuori erano la sua passione. Mia mamma Maria, da lei amatissima, la sogna sempre e, a volte, al risveglio, si ritrova su un braccio una sorta di tatuaggio, rosso e in rilievo, a forma di cuore. Dura una ventina di giorni, poi sparisce da solo. Lei sa che è un dono di Martina ed è felicissima. Le voglio raccontare anche di un regalo ricevuto da me. Un giorno, nella scuola dove lavoro, stavo pulendo un’aula e ho incominciato a sentire un profumo intensissimo. “Ma qui non c’è niente”, dicevo tra me. Il profumo, però, era talmente forte che mi misi in testa di vedere da dove arrivava. Iniziai ad annusare tutti i banchi, ipotizzando che magari un bambino poteva aver dimenticato qualcosa, ma non trovai niente. Finché mi sono avvicinata al primo banco e ho sentito che il profumo veniva da lì, mi sono chinata e ho trovato nello spazio per i libri il disegno di un cuore con una scritta che ora non ricordo. Il profumo a quel punto svanì…».
Nel libro raccontate che Martina continua a pregare per le persone sofferenti…
«Lei si manifesta con chi crede in lei veramente, con chi la chiama con il cuore. Mi viene in mente quando ha salvato mio cognato dal Covid: lui era ricoverato in gravi condizioni e la vide con gli angeli che gli passava una forza pazzesca che lo guarì. Qualche tempo fa Martina s’è manifestata a Napoli da una mamma che aveva una sua foto; aveva una figlia malata e le chiedeva aiuto. “Marti” è andata da lei in sogno e le ha detto: “Chiama la mia mamma e dille di pregare tanto, finché la tua bambina guarisce”. Lei non sapeva chi fossi io, né io sapevo chi fosse lei. Martina parla con tanta gente, non solo con me».




