Sulle pareti della camera da letto è incorniciata la sua fede incrollabile. Quel dipinto della visita di Maria a Elisabetta, affisso vicino alla finestra, «mi colpisce perché san Giovanni s’inginocchia a Gesù», spiega, Marialuisa “Mary” Sangalli tramite il comunicatore oculare. Il crocifisso, appeso di fianco allo specchio, «mi aiuta a pregare e meditare che Gesù è morto ed è risorto; così anch’io, attraverso la croce, risorgo nelle mie ore», aggiunge, guardando lo schermo fissato di fronte a sé sulla carrozzina con la quale si sposta nella sua casa a Milano. È qui dal novembre del 2009, da quando, a 37 anni, la Sla le impose di abbandonare La Thuile, in Valle d’Aosta, dove abitava.

Lì, dopo aver lavorato d’estate come cameriera, si trasferì nel 2003 e concepì, dal matrimonio con Matteo, gli ultimi due figli, Luigi (21 anni) e Maria (19), dopo Giulia (25) e Pietro (23). Ed è proprio a loro che Mary ha dedicato il libro Ciò che mi sorprende. La vita scritta con gli occhi (Edizioni Ares), che contiene anche un’introduzione di don Eugenio Nembrini, che fu una delle prime persone ad accoglierla nel capoluogo lombardo. «È da un po’ che ci penso, figli miei», scrive nella prima parte intitolata Vivere, «ho nel cuore il desiderio di dirvi chi sono e cosa ha reso bella la mia vita perché è chiaro che la mia malattia è molto grave e non avrò la possibilità di vedervi diventare uomini e donne, di farvi compagnia nella vostra vita adulta».

Nel 2022, insieme agli amici, Mary va a Roma per il centenario della nascita del fondatore di Comunione e Liberazione, don Luigi Giussani.
Nel 2022, insieme agli amici, Mary va a Roma per il centenario della nascita del fondatore di Comunione e Liberazione, don Luigi Giussani.
Nel 2022, insieme agli amici, Mary va a Roma per il centenario della nascita del fondatore di Comunione e Liberazione, don Luigi Giussani.

Appunti di vita

Il libro è l’insieme degli «appunti di vita» che Mary cominciò ad annotare nel 2010 con l’ausilio del comunicatore oculare nella camera da letto dove il passato e il presente convivono e si congiungono nel suo volto sorridente, che è diventato un mosaico composto dai visi degli amici, regalatole per il cinquantesimo compleanno.

Col trascorrere del tempo, Mary ha perso l’utilizzo della lingua, delle braccia e delle gambe, ma ha continuato a ripercorrere i momenti della sua vita, a partire dall’infanzia cominciata a Mozzo, nella Bergamasca, in una famiglia che non pregava né andava a Messa. Ma che non le scalfì la convinzione che Dio esistesse, sebbene anche «una mia compagna della scuola elementare mi disse che non esisteva», ricorda Mary. «Ero sconvolta ma al tempo stesso ero sicurissima che si sbagliasse».

Nell’estate 2009, insieme alla famiglia, Mary incontra papa Benedetto XVI a Introd, in Valle d’Aosta.
Nell’estate 2009, insieme alla famiglia, Mary incontra papa Benedetto XVI a Introd, in Valle d’Aosta.
Nell’estate 2009, insieme alla famiglia, Mary incontra papa Benedetto XVI a Introd, in Valle d’Aosta.

Fare esperienza di Dio

Incoraggiata dalle persone più care, Mary ha riempito le pagine bianche di un documento che – grazie all’aiuto di due amici, Chiara e Riccardo – è diventato un libro nel quale ha spaziato dai dolori familiari dovuti allo sfratto, alla morte prematura del padre e all’affido in una altra famiglia, alla gioia per la laurea in Scienze politiche all’Università cattolica del Sacro Cuore di Milano, le nozze e le maternità.

Ma, più di ogni altro periodo della sua esistenza, ha testimoniato come Dio si sia trasformato da un «sentimento» a una «presenza reale» nella sua quotidianità condizionata dalla malattia. «All’inizio c’era solo silenzio, ma negli anni ho cominciato a fare esperienza di Dio, il mio cuore parlava di Lui e la mia intelligenza comprendeva di più», spiega Mary, «e senza accorgermene gli avevo permesso di entrare in relazione con me e scrivevo quello che mi faceva sperimentare».

Una preghiera virale

Due volte alla settimana, il mercoledì e la domenica, Mary recita il rosario, da remoto, con una trentina di persone, tra conoscenti e amici. Sono collegati da ogni parte d’Italia per pregare per le sofferenze proprie e altrui. Si riunirono, per la prima volta, nel corso della pandemia: all’inizio fu anche un modo per tenersi compagnia; poi, le presenze aumentarono e portarono alla creazione di un gruppo, Eccomi, una preghiera virale.

Si condividono «le fatiche», come le definisce Mary. È anche vivendo queste esperienze comunitarie che le sue invocazioni a Dio cambiano nelle parole e nelle pretese nel tempo: «È sempre un affidarmi e un affidare persone o situazioni. È come dire: “Pensaci tu, custodiscile, dammi la forza”. Perché la preghiera non è unilaterale, ma è un rapporto dove il Padre risponde secondo la sua sapienza». Nei momenti di sconforto, nei quali la malattia sembra metterla all’angolo e svilire la sua vita, attraverso la preghiera Mary scopre che «più la strada si stringe e più sento l’abbraccio di Cristo, che mostra la bellezza e la bontà delle cose». Rivolgergli lo sguardo le permette «di non annegare nelle vicende della vita e di respirare a polmoni pieni».