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C’era una volta un ragazzino nato in un piccolo paese della Bergamasca, Trescore Balneario. Quarto di dieci fratelli, padre bidello, madre casalinga. A tredici anni il suo sogno era fare il Liceo classico e coltivare la passione per la letteratura, ma bisognava portare a casa la pagnotta per la famiglia, e quindi dopo le Medie lo aspettava il lavoro: operaio in una fabbrica di materie plastiche, turni di notte perché si guadagna il doppio. Ma la passione per la lettura e lo studio non l’ha mai abbandonato e così a 18 anni, da privatista, ha dato l’esame per il diploma Magistrale. Diventa il primo insegnante di religione laico della diocesi di Bergamo, si laurea in Pedagogia, la scuola è la sua seconda casa, i giovani il terreno in cui mette alla prova la passione per l’educazione.
In viaggio con Dante
E Dante Alighieri è il suo cavallo di battaglia, fino a diventare uno dei più apprezzati divulgatori della Divina Commedia, un testo che la maggior parte degli studenti non riesce proprio a digerire. «Perché non si può digerire qualcosa che non ti affascina», commenta Franco Nembrini, uno che di giovani ne ha incontrati migliaia, prima nelle classi dove ha insegnato, poi nelle scuole di tutta Italia, nei centri culturali, nelle parrocchie, scrivendo libri e proponendo mostre in cui Dante non è più un soprammobile polveroso del passato o un marziano che parla di massimi sistemi, ma si fa compagno di strada dell’uomo contemporaneo, di cui condivide domande, inquietudini, passioni. «Uno di noi», che avendo per compagni di viaggio il saggio Virgilio e l’amata Beatrice si avventura in un cammino che lo porta a scoprire che c’è un amore capace di muovere il mondo: è «L’amor che move il sole e l’altre stelle», l’ultimo verso del Paradiso e della Commedia, che il Meeting di Rimini propone come titolo per l’edizione numero 47, in programma dal 21 al 26 agosto.


Sapersi amati
«C’è un amore capace di muovere il mondo, ed è lo stesso amore che muove la mia vita. Per rendertene contro devi incontrare qualcuno che ti guarda così, qualcuno da cui ti senti abbracciato, oggetto di una misericordia che non conosce confini. Gli incontri raccontati nei Vangeli sono intrisi di questa dinamica: gli apostoli, Zaccheo, la samaritana, un malfattore come il “ladrone” Disma che diventa il primo a entrare in Paradiso. Fuori da questa dinamica c’è solo l’amore a buon mercato di cui trabocca la cultura nella quale siamo immersi. Tutti parlano di amore, nessuno sa più cos’è». Al Meeting, martedì 25 agosto, Nembrini sarà protagonista di un dialogo con don Fabio Rosini in un incontro che riprende il titolo della manifestazione: Chi muove chi? Davvero siamo fatti per essere amati?.
Anche a Franco è capitato di incontrare persone che l’hanno “mosso”, lasciando un segno indelebile nella sua esistenza. «Anzitutto i miei genitori, dieci figli in quindici anni: mio padre che faceva i conti con la povertà e con la sclerosi multipla e se ne andava in bicicletta per il paese fischiettando, e mia mamma che a mezzanotte lavando i panni con la spazzola (la lavatrice non sapeva neppure cosa fosse) cantava. Per vivere così, dovevano proprio avere dentro qualcosa di speciale che li muoveva…».
Abbracciati per primi
E poi l’incontro che si è rivelato decisivo: un giorno la madre invita a casa un prete che stava accompagnando la sorella Miriam nella verifica della vocazione di monaca di clausura, e gli confida il dolore per il primo figlio, Angelo, che dopo sette anni di seminario ne era uscito diventando un militante extraparlamentare, nemico dichiarato della Chiesa. Pochi giorni dopo quella visita, a casa Nembrini arriva un pacco di libri destinato ad Angelo e accompagnato da un biglietto del sacerdote. «D’istinto pensai che per recuperare la pecorella smarrita gli avesse regalato la Bibbia e qualche storia di santi, invece erano testi di Marx o ispirati al comunismo. All’epoca anche io avevo abbandonato il cristianesimo, ma dopo quell’episodio la mia posizione cambiò. Quell’uomo, pensai, ha a che fare con Dio, solo Dio fa così: non ti chiede di cambiare prima, ma ti abbraccia come sei. Prima che diventi buono, prima che ritorni in chiesa. Quel prete era don Luigi Giussani, pochi mesi dopo partecipai a un raduno di Gioventù studentesca a Pesaro per ascoltarlo. Era il 1972, avevo appena compiuto 17 anni, da quel momento cominciai a seguirlo, era la testimonianza affascinante di Qualcuno che “muoveva” la sua vita e la mia».


Incontro che cambia
In questi anni il professor Nembrini ha portato il Sommo Poeta “ad altezza d’uomo”: ha scritto libri – tra cui i tre volumi della Commedia commentati da lui e illustrati da Gabriele Dell’Otto per Mondadori –, ha promosso mostre frequentate da tanti giovani, sia come fruitori sia come protagonisti. In due anni Dante profeta di speranza è stata presentata in 70 città con il coinvolgimento di 1.500 studenti che dopo avere seguito un percorso di formazione hanno fatto da guide per i loro coetanei. Dante è diventato per molti un interlocutore credibile e contemporaneo, che con i suoi personaggi e le sue parole aiuta a misurarsi con gli interrogativi e il desiderio di felicità che abita nel cuore di ogni persona, esprimendo una potenza educativa e una modernità che stupiscono.
«Ho visto accadere di tutto: ragazzi che avevano abbandonato la scuola e hanno deciso di tornarci, altri che vivevano isolati nella loro camera e invece hanno ripreso i rapporti con gli amici, altri ancora che hanno deciso di iscriversi alla facoltà di Lettere o di insegnare, perfino qualcuno che dopo avere incontrato l’Alighieri sul suo cammino ha ripreso ad accostarsi ai sacramenti». Con loro sono nate amicizie inattese, rapporti che continuano nel tempo, diventati contagiosi: per questo, durante il Meeting, Nembrini propone uno stand (Spazio Dante) per incontrarsi e andare alla scoperta di un poeta così speciale e così profondamente umano.
Francesco ritrovato
Anche nel libro scritto a quattro mani con don Fabio Rosini c’è qualcosa che c’entra con «l’amor che move il sole e l’altre stelle». S’intitola Francesco: il dito e la luna, una rilettura politicamente scorretta della vita del santo di Assisi che fa piazza pulita di tante interpretazioni che lo hanno ridotto ad alfiere del pauperismo o ad icona ambientalista. «È solo l’immedesimazione totale con Cristo e con le sue sofferenze, arrivata fino al dono delle stimmate ricevute a La Verna, che permette a Francesco di vivere quella che lui stesso definisce “la vera letizia”: un’esistenza consumata come offerta totale di sé all’altro, con una dedizione senza riserve. Resa feconda perché illuminata dalla luna, mentre ancora troppi si fermano a guardare il dito».




