Siamo arrivati agli esposti in Procura, e forse era davvero inevitabile. L’estate super cafona che sta mettendo a dura prova la Sardegna registra reazioni – più o meno composte – un po’ dappertutto, ma soprattutto nelle località di mare dove si concentra il maggior afflusso di turisti stranieri e della penisola. Il movimento indipendentista sardo “Repùblica” ieri ha presentato un esposto-denuncia alla Procura della Repubblica di Sassari, chiedendo di indagare in merito a possibili ipotesi di reato.

E propone qualche provvedimento: «Come minimo, i rei andrebbero sanzionati con il foglio di via o l’interdizione alla navigazione delle acque della Sardegna per 5 anni», suggerisce il coordinatore Simone Maulu. Insomma, una sorta di Daspo.

Il fenomeno non è nuovo, ma quest’anno si rileva una recrudescenza. Nell’Isola, in passato, sono balzati agli onori della cronaca anche nomi noti. Non solo le esibizioni muscolari di alcuni vip in Costa Smeralda, con cafonate degne dei migliori film di Carlo Vanzina. Citiamo, ad esempio, lo sfregio che nel 2007 vide Eleonora Brigliadori, storica annunciatrice di Canale 5, protagonista di un episodio che lasciò interdetti: dipinse di azzurro uno scoglio della spiaggia di Portobello di Gallura (territorio di Aglientu), e per questo fu processata e condannata al pagamento di una multa. Nel 1993 un uomo d’affari milanese decapitò la celebre roccia a forma di tartaruga, a Cala Girgolu (comune di San Teodoro): pensate, voleva portarsi via la testa come souvenir. L’uomo fu individuato e condannato, e la roccia venne restaurata.

Purtroppo, quattro anni dopo, ignoti abbatterono la testa della tartaruga rovinandola definitivamente. Nel 2025, invece, sono state le scogliere della spiaggia di Lu Impostu (sempre nel territorio di San Teodoro) a essere prese di mira: ignoti hanno realizzato un enorme e coloratissimo graffito all’interno dell’Area marina protetta di Tavolara - Punta Coda Cavallo.

Quest’anno le cafonate sono più variegate: fuoristrada che attraversano le dune di sabbia; mega yacht che sfidano i divieti d’accesso nelle zone interdette dei parchi marini; tender che approdano in spiagge off limits; camperisti che scaricano i liquami a bordo strada; rifiuti abbandonati in grandi quantità sull’arenile dopo un concerto o al termine di una giornata trascorsa in spiaggia; pinete prese d’assalto da centinaia di auto, parcheggiate all’ombra dei pini nonostante i divieti e i gravi pericolo d’incendio.

Sempre gettonata la razzia di sabbia, pietre e conchiglie (che di solito vengono intercettate e sequestrate negli aeroporti, con relative multe, ma che passano inosservate se custodite nelle auto che si imbarcano sui traghetti per Civitavecchia, Livorno o Genova). In mare non mancano le moto d’acqua che fanno evoluzioni in mezzo ai bagnanti.

Quest’anno è cresciuta in maniera esponenziale una tendenza che altrove è diventata consuetudine, ma che in Sardegna non viene vista di buon occhio: molti bagnanti occupano porzioni (a volte considerevoli) di spiaggia, piazzando di sera o di notte ombrelloni, tende, asciugami e sdraio, in modo da avere il posto in prima fila assicurato per il giorno dopo. In diversi Comuni, però, la polizia locale e la Capitaneria di porto (talvolta aiutati dai bagnini che sorvegliano quella porzione di costa) stanno rispondendo nell’unico modo possibile: requisendo il materiale, che a volte è noleggiato. Qualche amministrazione comunale ha imposto drastiche restrizioni negli accessi alle spiagge, talvolta andando oltre il lecito (a Villasimius, è stata modificata in corsa un’ordinanza che impediva l’utilizzo degli ombrelloni). Non mancano, però, i resorts che ampliano – facendo finta di niente – i confini demaniali loro concessi oppure che impediscono il passaggio dei bagnanti che vogliono accedere alla spiaggia pubblica.

L’elenco sarebbe decisamente più lungo. Molte persone sono convinte di poter esercitare un diritto acquisito in nome delle cifre (considerevoli, certamente) spese per trascorrere le vacanze in Sardegna. Sono, tuttavia, numerosi i casi di ribellione alla maleducazione imperante da parte di altri turisti, amanti dell’Isola a volte più degli stessi sardi. Spesso sono habitué da anni. Tra i tanti, citiamo Alessandro Gassman, che nei giorni scorsi ha pubblicato un reel su Instagram, dal titolo eloquente: “Amici sardi, vi va bene così? Contenti voi…”. L’attrice Cristiana Capotondi ha commentato un post con un laconico “Povera terra benedetta” che ha conquistato migliaia di like. E non si trattava soltanto di fan sardi.

Ma la tolleranza ha un limite, e i residenti sono stanchi di dover sopportare in nome di un Pil che cresce. Qualcuno fa notare che l’aumento di questi casi di cafoneria va di pari passo con l’eccessivo lassismo da parte di chi è preposto a controllare e tutelare l’ambiente e tutti i cittadini. Non è solo una questione di regole, che sicuramente sono aumentate rispetto a 50 o 60 anni fa: è una questione di buonsenso, di buona educazione civica, di rispetto. Il turismo fa bene alla Sardegna, ma non è più accettabile arrivare a certi limiti di arroganza.

Che turismo vogliono i sardi? Un tempo era più gettonato quello di massa, che alla fine conviene soltanto a poche persone o attività, in quanto consuma pochissimo per bilanciare le spese. Forse è meglio quello di alto profilo, magari nella patinata Costa Smeralda? In verità, non esiste una risposta che metta tutti d’accordo. Occorrono controlli più ferrei e sanzioni certe e più consistenti, adeguate alla portata di un fenomeno che peggiora di anno in anno (e non solo in Sardegna, sia chiaro). A poche miglia di distanza, in Corsica, chi getta l’ancora della propria imbarcazione su un fondale dove c’è una prateria di posidonia, viene multato pesantemente. E i controlli sono frequenti. In Sardegna, le multe sono considerate un rischio accettabile da tante persone.

L'ex premier Silvio Berlusconi (1936-2023) insieme all'allora - e anche attuale - presidente russo Vladimir Putin a Villa Certosa - a Porto Rotondo, una frazione di Olbia - nel 2003

Alla vigilia dello scorso ferragosto, nel Parco nazionale dell’arcipelago di La Maddalena, numerosi yacht si sono dati appuntamento nello specchio d’acqua di una caletta dell’isola di Mortorio. Champagne e aragosta in grandi quantità, e sin lì niente da dire. Solo che i decibel della musica mixata da un deejay hanno trasformato la baia in una discoteca all’aperto. La festa è stata interrotta dall’arrivo del personale della Guardia costiera di Golfo Aranci, mentre sui social giravano all’impazzata i video realizzati con gli smartphone dagli ospiti dei natanti.

Il turismo funziona (ovunque) sino a quando convive serenamente con la vita quotidiana dei residenti. Quando si spezzano gli equilibri, diventa altro. Bisogna sapere governare i flussi e tenere alta l’attenzione. Perché la civile convivenza non può essere raggiunta soltanto con i cartelli e gli avvisi affissi qua e là.