Il Senato ha confermato il voto della Camera del 23 settembre 2025, il 4 ottobre giorno di San Francesco torna festa nazionale dal 2026. Le riflessioni di padre Enzo Fortunato sul significato di questo voto per la Comunità francescana a 800 anni dal Cantico delle Creature.

«È un giorno di festa: il 4 ottobre, giorno dedicato a san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia,  torna ufficialmente festa nazionale: la festa fu istituita per la prima volta con la legge 24 giugno 1939, n. 810, emanata da papa Pio XII e recepita dallo Stato italiano dopo i Patti Lateranensi). È un passaggio importante che restituisce a tutto il Paese l’occasione di riconoscersi nella figura di un uomo capace di parlare a credenti e non credenti, di indicare la via della fraternità e della pace».

Lei sta per pubblicare con San Paolo un libro intitolato: Se tornasse Francesco, mentre la via della pace sembra tanto impervia. Che mondo troverebbe, se tornasse?

«Ieri come oggi il mondo è attraversato da conflitti e lacerazioni profonde. Francesco si è posto come riparatore. Quel mandato che il Crocifisso di San Damiano gli pone nel cuore va e ripara, mantiene intatta la sua cristallina purezza e la sua drammatica attualità. Tocca a ciascuno di noi dai politici all'uomo semplice porsi come persone che cercano di rammendare, di riparare, di ripartire. Solo così, giorno dopo giorno, è possibile proporsi come uomini e donne di pace».

Che cosa sa del percorso che ha portato a questo voto?

«Dietro questo risultato c’è un impegno lungo e tenace, che merita di essere ricordato. Su impulso dei frati di Assisi, nel 2005, Giuseppe Giulietti firmò una proposta di legge affinché il 4 ottobre ritornasse festa nazionale. Ricordo che l’allora ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, volle aggiungere “senza alcun aggravio economico per lo Stato”. Dal 2005 a oggi, ogni anno è emerso sempre più il desiderio di questo riconoscimento legislativo. Ecco perché oggi è un giorno di festa».

Che cosa può rappresentare questa ufficializzazione per credenti e non credenti, al di là del giorno di riposo?

«Un momento condiviso di identità e di speranza. Restituisce a tutti noi il senso di una memoria viva, capace di unire l’intera comunità nazionale attorno a un messaggio universale. Francesco è l’uomo che ha parlato a tutti, superando confini e differenze. Ha cantato la bellezza del creato quando ancora non esisteva la parola “ecologia”; ha costruito ponti di dialogo quando i muri sembravano l’unica difesa possibile. E ci ha lasciato un appello che attraversa i secoli: "Il Signore ti dia pace", il saluto con cui si rivolgeva a ogni persona incontrata, facendosi egli stesso messaggero di riconciliazione. Il 4 ottobre ci ricorda che l’Italia ha nel suo Dna questa chiamata alla fraternità: il patrono d’Italia non è solo un simbolo religioso, ma un invito concreto a custodire il creato, a disarmare i cuori, a promuovere la pace sociale. Rendere nuovamente festa nazionale questa data significa, allora, dare tempo e spazio a un sogno che non appartiene solo al passato. È un impegno che ci interpella oggi: essere artigiani di pace, custodi della casa comune, costruttori di un’Italia che sappia riconoscersi nella semplicità e nella forza del Vangelo di Francesco. Questa giornata non è un traguardo, ma un nuovo inizio. San Francesco rappresenta l’Italia bella, aperta e inclusiva».