Negli Atti degli Apostoli (4, 36 e 37) leggiamo che «Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba, che significa “figlio dell’esortazione”, un levita originario di Cipro che era padrone di un campo, lo vendette e ne consegnò l’importo deponendolo ai piedi degli apostoli». Il suo fu un ammirevole esempio di carità. Il santo predicò il Vangelo ad Antiochia e fu compagno di san Paolo – da lui preparato e avviato all’apostolato dopo la sua conversione sulla via di Damasco - nel suo primo viaggio missionario, e a Lystra in Licaonia capitò un curioso incidente: poiché Paolo aveva miracolosamente guarito un uomo storpio dalla nascita, la popolazione ancora pagana identificò in Barnaba Giove e in Paolo Mercurio, e i due apostoli dovettero faticare per impedire che si facesse un sacrificio in loro onore. Barnaba poi prese parte al primo concilio di Gerusalemme dove fu ascoltato con interesse da tutti. Notizie molto antiche, sulla cui fondatezza peraltro esiste qualche dubbio, lo indicano come uno dei settanta discepoli del Signore nonché come l’autore della Lettera agli Ebrei, tesi quest’ultima che pare poco sostenibile; inoltre, nella Chiesa primitiva si leggeva un Vangelo, il cui testo non ci è pervenuto, che portava il suo nome. Paolo lo invitò ad accompagnarlo nel suo secondo viaggio, ma qui tra i due nacque un contrasto perché Barnaba voleva portare con sé Giovanni Marco, che invece Paolo non gradiva per l’incostanza dimostrata in precedenza. Il santo così tornò a Cipro e da quel momento mancano notizie certe sul resto della sua vita. Una leggenda tramandata negli Atti tardivi di Barnaba (secolo V) narra del suo apostolato a Cipro e della sua morte avvenuta, secondo il monaco Alessandro, per opera di giudei giunti a Salamina dalla Siria che, invidiosi delle conversioni da lui operate, lo avrebbero lapidato e bruciato. Il suo corpo sarebbe stato trovato nel secolo V al tempo dell’imperatore Zenone (anno 488).




