Nel dibattito contemporaneo sulla comunicazione politica e digitale, il fenomeno della disinformazione assume un ruolo sempre più centrale e complesso. Fake news, deepfake e “piattaformizzazione” della sfera pubblica non rappresentano più soltanto distorsioni episodiche del sistema informativo, ma elementi strutturali che incidono profondamente sulla qualità del dibattito democratico e sulla fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nei media. Il professore Michele Sorice, studioso di comunicazione politica e docente presso il Dipartimento di Comunicazione e ricerca sociale (Coris) dell’Università La Sapienza di Roma, dove insegna Comunicazione e Civic engagement e Teorie della comunicazione e dei media digitali, è uno dei relatori del Festival della comunicazione. In questa intervista analizza le trasformazioni in atto nel sistema informativo globale.

Professore, quanto è strutturale oggi il fenomeno delle fake news alla comunicazione politica e quanto invece è una distorsione contingente legata alle piattaforme digitali?

«Nel corso degli ultimi anni si è moltiplicata l’attenzione alle fake news e ai meccanismi manipolatori che vi sono connessi. Tuttavia, dobbiamo ricordare che il fenomeno delle notizie false, volutamente distorte o addirittura realizzate allo scopo di orientare l’opinione pubblica non è nuovo; anzi, è un fenomeno già ampiamente presente prima di Internet e persino in era pre-mediatica. Le piattaforme digitali hanno velocizzato tale processo, l’hanno reso più pervasivo e, soprattutto, hanno reso molto più complicato adottare pratiche efficaci di contrasto alla disinformazione. Una trasformazione, però, è evidente: siamo passati dal disordine informativo come accidente del sistema a un nuovo ordine della disinformazione. Non dipende solo dalle piattaforme ma sicuramente la disinformazione – a tutti i livelli, dalle forme di misinformazione alle fake news – costituisce oggi un elemento strutturale della comunicazione politica e del sistema dell’informazione».

Papa Leone XIV in visita alla cattedrale di San Pancrazio ad Albano Laziale.
Papa Leone XIV in visita alla cattedrale di San Pancrazio ad Albano Laziale.

Papa Leone XIV in visita alla cattedrale di San Pancrazio ad Albano Laziale.

(VATICAN MEDIA)

Quanto incide la cosiddetta “piattaformizzazione” della sfera pubblica nella diffusione di contenuti manipolati, e quali responsabilità dovrebbero assumersi le grandi piattaforme?

«La piattaformizzazione della sfera pubblica determina una lunga serie di conseguenze: dalla trasformazione dei modelli di business dell’informazione allo sviluppo di una forte polarizzazione affettiva, da processi come la mediatizzazione profonda che investe tutti gli aspetti della vita sociale all’affermazione di forme autoritarie della comunicazione. La logica collaborativa e dialogica della comunicazione – la comunicazione integrale, come la chiamava papa Francesco – rischia di essere cancellata. Si tratta di uno scenario che è comunque interno a quella che viene giustamente definita “razionalità neoliberista”, che tende a rendere marginale il valore della persona, affermando la cultura dello scarto. Le piattaforme dovrebbero assumersi la responsabilità di rispondere anche a bisogni e diritti sociali, dal momento che, pur essendo private, svolgono di fatto un ruolo pubblico. Ma questo non accade perché comunque prevale su tutto la logica del profitto. Le piattaforme guadagnano nella cornice della cosiddetta “economia dell’attenzione”: cioè, più persone dedicano il loro tempo alla fruizione social, più aumentano i guadagni. In questa logica, creare polarizzazione, magari anche attraverso l’incitamento all’odio, è molto più remunerativo che rispondere a una “mission” sociale. L’unica alternativa è offerta dalle piattaforme orizzontali e non proprietarie, basate su regole diverse, come quelle che sono nel cosiddetto “fediverso”: ma per ora sono più testimonianze, sebbene significative, che una vera via d’uscita».

Guardando a leader come Trump e i suoi violenti attacchi nei confronti di autorità e istituzioni tra cui il Papa, a Putin e al regime dell’Iran, come sta cambiando la comunicazione politica internazionale tra propaganda, disinformazione e uso strategico dei media?

«È una comunicazione che si colloca pienamente in questo scenario “piattaformizzato” e il controllo sulla narrazione informativa è diventato uno strumento bellico. Non è un caso che essa si muova dentro la logica violenta della comunicazione autoritaria. Trump è forse il caso più evidente, ma non è l’unico. Siamo dentro a quello che prima avevo citato come “ordine della disinformazione”: in questo nuovo “ordine” si collocano le forme più violente della propaganda contemporanea, l’uso dei media come strumento di manipolazione ma anche i processi di delegittimazione e de-umanizzazione del “nemico” di turno. Gli attacchi a papa Leone XIV sono l’evidenza dell’arroganza di chi rifiuta il confronto e il dialogo, anche perché ha la possibilità, diretta o indiretta, di controllare gli spazi comunicativi».

Un momento dell'edizione 2025 del Festival a Fermo.
Un momento dell'edizione 2025 del Festival a Fermo.

Un momento dell'edizione 2025 del Festival a Fermo.

(FESTIVAL DELLA COMUNICAZIONE)

In prospettiva, quali competenze dovrebbero sviluppare cittadini e giornalisti per orientarsi in un ecosistema informativo sempre più complesso e manipolabile?

«Anzitutto, dovremmo tutti acquisire quelle competenze che vengono appunto definite di “media literacy”: per questo un ruolo fondamentale dovrebbe averlo la scuola già dalla primaria per fornire competenze ma anche per educare al senso critico. I giornalisti dovrebbero riscoprire il senso profondo del loro ruolo di “guardiani” della democrazia. Molti già lo fanno ma le pressioni politiche ed economiche non sono sempre facili da contrastare. E qui penso che l’unica possibilità sia quella di cambiare il sistema economico ma non possono farlo i giornalisti da soli».

Il messaggio di Leone XIV per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali parla della necessità di “custodire volti e voci umane”: che cosa significa oggi, concretamente, questo invito?

«Il messaggio del Pontefice ci invita proprio a non perdere il senso dialogico e relazionale della comunicazione. Non una comunicazione che orienta e manipola ma che sia strumento di relazione significativa; una comunicazione che orienti le tecnologie alle persone e non viceversa. Il messaggio di papa Leone si pone in perfetta continuità con quelli del suo predecessore che aveva parlato appunto di comunicazione integrale e di comunicazione di speranza. Custodire i volti e le voci significa anche uscire da una logica estrattiva della comunicazione per andare verso la dimensione dell’ascolto e della cura».

LA MANIFESTAZIONE

Dall’11 al 24 maggio 2026 la diocesi di Albano Laziale ospita il Festival della comunicazione, manifestazione ideata dalla Società San Paolo e dalle Figlie di San Paolo in occasione della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali con l’obiettivo di creare momenti di riflessione intorno al messaggio proposto ogni anno dal Papa, quest’anno sul tema “Custodire voci e volti umani”. È un “viaggio” ideale che si svolge ogni anno in una diocesi diversa. Il programma di quest’anno propone un ricco calendario di eventi con vari incontri, tra i quali quello del 15 maggio con Safiria Leccese sulle “parole che generano il bene” e del 22 con il direttore di Famiglia Cristiana don Stefano Stimamiglio ad Anzio. È possibile conoscere nei dettagli il programma del Festival andando nel sito Internet dell’evento.