Aveva solo poche settimane, forse poco più di un mese. Ed è morta per ipotermia, a causa del freddo insopportabile durante la traversata in mare, subito dopo lo sbarco a Lampedusa. Per la neonata, arrivata con sua madre, una ragazza di vent’anni originaria della Costa d’avorio, e con la sorellina di 8 anni, non c’è stato nulla da fare: trasferita immediatamente al Policlinico, la piccola era già in condizioni estremamente critiche e i medici non hanno potuto far altro che dichiararne il decesso.

Ancora una tragedia dei viaggi dei migranti nel Mediterraneo. La bambina, la sua mamma e l’altra figlia erano partite con un gruppo di 55 persone in totale, originarie di vari Paesi africani, Camerun, Costa d'Avorio, Gambia, Guinea, Mali, Nigeria e Sierra Leone, stipate a bordo di un barchino di metallo di sette metri. La partenza è avvenuta nella notte di ieri da Sfax-El Amra in Tunisia. Il viaggio è costato dalle 400 alle 600 euro a persona. A bordo c’erano anche sette donne e altri venti minorenni non accompagnati.

I migranti sono stati soccorsi dalla motovedetta V1307 della guardia di finanza che li ha intercettati e portati al molo Favarolo. I naufraghi sono arrivati a Lampedusa in condizioni drammatiche. Alcuni di loro recavano segni di violenze sulle braccia e sul dorso subìte prima del viaggio, come ha confermato Francesco D'Arca, responsabile del Poliambulatorio di Lampedusa. La morte della neonata ivoriana ha suscitato profondo sdegno

«Esprimiamo profondo dolore e preoccupazione per i tanti bambini e adulti che non dovrebbero morire nel Mediterraneo», ha detto l’Unhcr Italia, l'agenzia delle Nazioni unite per i rifugiati. «Non è inevitabile: è una scelta. Quando muore una neonata, non è una fatalità, è il fallimento di politiche che continuano a mettere i confini davanti alla vita. Il diritto a vivere e a cercare protezione non può essere negoziabile. Il rispetto del diritto internazionale deve essere pieno e sostanziale, mettendo il superiore interesse del minore al primo posto», ha dichiarato Giorgia D'Errico, direttrice relazioni istituzionali di Save the Children.

«Secondo i dati raccolti da Save the Children dal 2014 sono più di 34.800 le persone morte o disperse nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere un futuro possibile. Solo quest'anno le vittime sono già più di 1.200, di cui oltre 800 nel Mediterraneo centrale, e tra loro ci sono anche molti bambini: più di 100 ogni anno negli ultimi tre anni».