Abbandonato di genitori subito dopo la nascita, Radberto fu raccolto dalle Benedettine di Nostra Signora di Soissons e fu poi educato nell’abbazia dei Benedettini di S. Pietro. Pur avendo ricevuto giovanissimo la tonsura, per qualche tempo condusse una vita dissoluta ma ad un certo punto, disgustato, si fece monaco a Corbie sotto la guida di S. Adalardo, assumendo il nome di Pascasio. Dopo aver diretto la scuola claustrale, fu eletto abate partecipando al concilio di Parigi nell’847 e, due anni dopo, a quello di Quierzy-sur-Oise. A un certo punto il monastero fu sconvolto da agitazioni provocate da discussioni con il monaco Ratramno sui temi della predestinazione e dell’Eucaristia, e da interferenze del re Carlo il Calvo. Per calmare le acque, il santo nell’851 si dimise autorizzando i monaci a eleggersi un successore e ritirandosi a St. Riquier per dedicarsi ai suoi studi. Tornata la pace a Corbie, vi fu richiamato ed egli accettò a patto di vivere come semplice monaco Praticò l’umiltà al punto di rifiutare il sacerdozio, di cui si sentiva indegno Eppure, per il suo sapere e per le sue opere, è considerato il più grande teologo del secolo IX. Convinto difensore dell’Eucaristia, nell’831 compose il trattato De Corpore et Sanguine Domini, a ricordo del quale il santo fu raffigurato in veste di abate, mentre un angelo sceso dal cielo gli mostra un ostensorio. Ma Pascasio ebbe un ruolo importante anche nel campo della mariologia con il De partu Virginis e con il De nativitate Mariae, un tempo erroneamente attribuito a San Girolamo. Nell’846 compose anche un trattato sull’Assunzione di Maria e numerose opere ascetiche. La morte lo colse il 26 aprile dell’anno 860. Sepolto nella chiesa di S. Giovanni tra i poveri e i servitori della comunità, come lui aveva chiesto, nel 1058 il suo corpo fu traslato nella abbazia di Corbie e, sottratto dalla distruzione durante la Rivoluzione francese, dal 1820 riposto nella chiesa parrocchiale della stessa località,

   

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